Uno dei tumori più difficili da combattere, terapie sperimentali che danno speranza. Ci sono novità per la cura del cancro del pancreas con un “vaccino” a mRna ancora in fase di studio ma che ha fatto vedere buoni risultati. Ci vorrà tempo per arrivare a una cura, ma intanto è stato fatto un passo da guardare con ottimismo. Anche il virologo Roberto Burioni ha scritto del nuovo medicinale. “Questa signora”, scrive su Facebook allegando la foto di una donna che cammina sull’Etna, “ha ricevuto una diagnosi di cancro al pancreas nel 2019. Sette anni dopo è viva e sta benissimo, apparentemente guarita. Tutto grazie a un vaccino mRna, cioè basato su una tecnologia che era nata proprio per affrontare i tumori. Sieti sicuri, novax, che continuerete a rifiutare il “siero genico” nel futuro?”. Il riferimento è al fatto che con la stessa tecnologia, nel 2020 venne messo a punto il vaccino fondamentale per la lotta al Covid, che è stato però criticato da una piccola parte dei cittadini, i novax,…
Uno dei tumori più difficili da combattere, terapie sperimentali che danno speranza. Ci sono novità per la cura del cancro del pancreas con un “vaccino” a mRna ancora in fase di studio ma che ha fatto vedere buoni risultati. Ci vorrà tempo per arrivare a una cura, ma intanto è stato fatto un passo da guardare con ottimismo. Anche il virologo Roberto Burioni ha scritto del nuovo medicinale. “Questa signora”, scrive su Facebook allegando la foto di una donna che cammina sull’Etna, “ha ricevuto una diagnosi di cancro al pancreas nel 2019. Sette anni dopo è viva e sta benissimo, apparentemente guarita. Tutto grazie a un vaccino mRna, cioè basato su una tecnologia che era nata proprio per affrontare i tumori. Sieti sicuri, novax, che continuerete a rifiutare il “siero genico” nel futuro?”. Il riferimento è al fatto che con la stessa tecnologia, nel 2020 venne messo a punto il vaccino fondamentale per la lotta al Covid, che è stato però criticato da una piccola parte dei cittadini, i novax, appunto.
Lo studio di fase 1
Lo studio di cui parla Burioni è portato avanti dal Memorial Sloan Kettering cancer center di New York, una delle strutture di riferimento nel mondo per la cura dei tumori. Siamo ancora in fase 1, quindi è presto per cantare vittoria visto che i pazienti coinvolti sono stati pochi. Adesso si allargherà la sperimentazione passando alla fase 2. Comunque sia, i risultati sono promettenti: “Quasi il 90% delle persone il cui sistema immunitario ha risposto al vaccino era ancora in vita fino a 6 anni dopo l'ultima somministrazione del trattamento”, dicono i ricercatori del centro Usa. Secondo i dati internazionali, circa il 13% dei pazienti con cancro al pancreas è vivo dopo 5 anni. “Questi primi risultati dimostrano che questo nuovo approccio immunoterapico ha il potenziale per fare la differenza nella lotta contro uno dei tumori più letali”, dice Vinod Balachandran, specialista della struttura statunitense, che ha coordinato il lavoro. “Gli ultimi dati di questo piccolo studio suggeriscono che i vaccini possono stimolare in modo significativo il sistema immunitario in alcuni pazienti con tumore al pancreas e questi pazienti continuano a stare bene anche anni dopo la vaccinazione”.
Come funziona il farmaco
Quando si parla di vaccini, in casi come questo, si intendono i cosiddetti “vaccini terapeutici”, da utilizzare su chi ha avuto la diagnosi di una malattia. Vengono sviluppati con la ricerca sull’mRna dopo aver analizzato il tumore che ha colpito il malato. Come funzionano, lo dicono gli stessi ricercatori. “Nello studio di fase 1 – spiegano dal Memorial Sloan Kettering - 16 pazienti hanno ricevuto il vaccino autogeno cevumeran dopo un intervento chirurgico per tumore al pancreas, insieme a chemioterapia e a un farmaco immunoterapico inibitore del checkpoint immunitario. I vaccini sono stati creati su misura per ciascun paziente in base alle specifiche alterazioni del Dna tumorale. In 8 dei 16 pazienti il vaccino ha attivato le cellule immunitarie tumore-specifiche, ovvero ha “insegnato” al sistema immunitario a riconoscere le cellule tumorali come estranee. Questo ha innescato la produzione da parte dell'organismo di linfociti T in grado di colpire e distruggere le cellule tumorali”. Degli 8 pazienti il cui sistema immunitario ha risposto al vaccino, 7 (87,5%) erano ancora vivi a distanza di 4-6 anni dall'intervento. Tra di loro c’è Donna Gustafson, la donna ha cui fa riferimento Burioni. "Lei è stata la prima persona a partecipare alla sperimentazione clinica del cevumeran autogeno alla fine del 2019, più di 6 anni fa. Le era stato diagnosticato un cancro al pancreas all'età di 66 anni, mentre lei e suo marito Ed erano in visita in Australia da una delle loro 3 figlie”, raccontano dal centro statunitense: “Ero sotto shock e il mio pensiero è andato subito ai miei figli - ricorda la paziente – Chiedevamo al medico: 'Ne è sicuro? È entrato nella stanza sbagliata per sbaglio?'. Ma eravamo determinati a fare tutto il possibile per sconfiggere la malattia”.
“Risultati incoraggianti”
“I risultati sono incoraggianti – dice Balachandran – Alimentano i nostri sforzi per testare i vaccini a mRna personalizzati su un numero maggiore di pazienti e per un numero maggiore di tumori”. Ora si testa il cevumeran autogeno su un gruppo più ampio di pazienti presso nel centro di New York e in altri in tutto il mondo. Con la speranza che il tumore al pancreas un giorno non venga più definito “big killer”.