Lo 007 morto sul lago Maggiore era del Mossad: lavorava a un’operazione contro Teheran
dalla nostra inviata Anna LombardiLa barca affondata sul lago Maggiore
GERUSALEMME – L’omaggio a un agente caduto in missione, che il direttore uscente del Mossad, David Barnea, ha voluto fare ieri, intervenendo alla cerimonia ufficiale del giorno della memoria dei soldati caduti in guerra e delle vittime del terrorismo, ha aggiunto un importante tassello a un mistero italiano. Il naufragio del battello Godurianel Lago Maggiore, il 28 maggio 2023.
Barnea ha detto di voler ricordare «i membri del Mossad caduti e la loro scelta di contribuire, negli anni, alla sicurezza di Israele». E, nello specifico, «un agente morto all’estero, mentre preparava operazioni contro l’Iran». Senza fornire ulteriori dettagli, al di là dell’iniziale del nome, M, (o meglio, il Mem, dell’alfabeto ebraico): «Durante l’Operazione Leone Ruggente» — la guerra all’Iran più recente — «i miei pensieri e il mio cuore erano orgogliosi per il lavoro di “Mem”. Caduto fuori da Israele mentre svolgeva il suo dovere. L’operazione da lui guidata ha combinato creatività, astuzia e tecnologia …
GERUSALEMME – L’omaggio a un agente caduto in missione, che il direttore uscente del Mossad, David Barnea, ha voluto fare ieri, intervenendo alla cerimonia ufficiale del giorno della memoria dei soldati caduti in guerra e delle vittime del terrorismo, ha aggiunto un importante tassello a un mistero italiano. Il naufragio del battello Godurianel Lago Maggiore, il 28 maggio 2023.
Barnea ha detto di voler ricordare «i membri del Mossad caduti e la loro scelta di contribuire, negli anni, alla sicurezza di Israele». E, nello specifico, «un agente morto all’estero, mentre preparava operazioni contro l’Iran». Senza fornire ulteriori dettagli, al di là dell’iniziale del nome, M, (o meglio, il Mem, dell’alfabeto ebraico): «Durante l’Operazione Leone Ruggente» — la guerra all’Iran più recente — «i miei pensieri e il mio cuore erano orgogliosi per il lavoro di “Mem”. Caduto fuori da Israele mentre svolgeva il suo dovere. L’operazione da lui guidata ha combinato creatività, astuzia e tecnologia avanzata, influenzando in modo significativo il successo dell’attuale campagna contro Teheran».
Sono stati i giornali israeliani a fare, subito dopo, il collegamento coi fatti del 2023: identificando “Mem” con un agente che ha servito 30 anni nel Mossad, morto appunto nel naufragio nel Lago Maggiore, «mentre lavorava con l’intelligence italiana a impedire che Teheran ottenesse armi avanzate», scrive il Times of Israel.
Ulteriore conferma di quanto già si sapeva da tempo: la tragica gita in barca dove morirono quattro persone era in realtà un incontro fra spie. Un’operazione dei servizi segreti italiani in collaborazione con quelli israeliani.
Quel giorno, sul battello omologato per 15, condotto da Claudio Carminati (che ci viveva con la sua compagna, la russa Anya Bozhkova), c’erano 23 persone. E i 21 passeggeri erano tutti agenti segreti: italiani dell’Aise, l’Agenzia per le informazioni e la sicurezza esterna, insieme a funzionari del Mossad, l’intelligence di Tel Aviv. A causa del peggioramento improvviso del tempo, la barca si rovesciò e morirono in quattro: la moglie dello skipper, Bozhkova, l’agente Tiziana Barnobi, e il di lei collega Claudio Alonzi. Insieme all’israeliano Erez Shimoni: nome, evidentemente falso, di “Mem”. Quel giorno, gli altri sopravvissuti israeliani vennero portati via dagli ospedali, fatti ripartire prima che potessero essere ascoltati dalle autorità della procura di Busto Arsizio.
Che i due italiani morti fossero agenti dell’Aise in missione e non in gita lo si è scoperto un anno dopo: quando i loro nomi vennero aggiunti alla parete della memoria degli 007 defunti di Palazzo Dante a Roma, sede unitaria delle agenzie d’intelligence italiane, con una dicitura: «Morti nel corso di una delicata attività operativa con Servizi Collegati Esteri». Quei due si occupavano, nello specifico, di “controproliferazione”, ovvero, avevano il compito di impedire la realizzazione di armi di distruzione di massa, bloccando, ad esempio, la diffusione e il trasporto di materiali biologici o radioattivi, insieme alle tecnologie per usarli. La loro delicata missione di quel giorno, apprendiamo dunque ora, riguardava un’azione contro l’Iran.