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Siti sessisti, la proposta della commissione femminicidi: “Sia reato generare foto nude con l’IA”

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Approvata una relazione in cui si chiede anche di potenziare le sanzioni per l’estorsione sessuale
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Essere spogliate con l’intelligenza artificiale e poi vedere quelle immagini pubblicate sul web. Quante donne nell’estate scorsa si sono viste usate per soddisfare le fantasie di uomini che chiacchierano sui social, sui gruppi Facebook, su siti dedicati. Adesso la Commissione parlamentare d’inchiesta sul femminicidio e su ogni forma di violenza chiede di introdurre un reato che punisca la diffusione di contenuti sessualmente espliciti generati con l’intelligenza artificiale, ovvero il deepnude. È una delle proposte contenute nella relazione "dimensione digitale della violenza contro le donne" approvata oggi all'unanimità dalla Commissione. Relatrici sono state la presidente della Commissione Martina Semenzato, la deputata Sara Ferrari e la senatrice Elena Leonardi. Alla stesura della relazione ha provveduto il magistrato Valerio de Gioia.

"L'intensa attività di indagine è stata avviata dalla Commissione a partire da settembre 2025, in risposta a gravi fatti di cronaca che hanno coinvo…

Essere spogliate con l’intelligenza artificiale e poi vedere quelle immagini pubblicate sul web. Quante donne nell’estate scorsa si sono viste usate per soddisfare le fantasie di uomini che chiacchierano sui social, sui gruppi Facebook, su siti dedicati. Adesso la Commissione parlamentare d’inchiesta sul femminicidio e su ogni forma di violenza chiede di introdurre un reato che punisca la diffusione di contenuti sessualmente espliciti generati con l’intelligenza artificiale, ovvero il deepnude. È una delle proposte contenute nella relazione "dimensione digitale della violenza contro le donne" approvata oggi all'unanimità dalla Commissione. Relatrici sono state la presidente della Commissione Martina Semenzato, la deputata Sara Ferrari e la senatrice Elena Leonardi. Alla stesura della relazione ha provveduto il magistrato Valerio de Gioia.

"L'intensa attività di indagine è stata avviata dalla Commissione a partire da settembre 2025, in risposta a gravi fatti di cronaca che hanno coinvolto chat, forum e piattaforme online sessiste, dove venivano condivise e commentate foto rubate di donne, comprese attrici, influencer, politiche e giornaliste, ma anche la creazione di contenuti espliciti utilizzati a scopo di estorsione", c’è scritto in una nota della Commissione. Nell’estate del 2025 è scoppiato il caso del gruppo Facebook Mia Moglie che ha svelato le foto di migliaia di fidanzate o mogli inconsapevoli ritratte mentre dormivano o erano nude. Foto condivise proprio dai loro compagni e mariti e date in pasto a altre migliaia di uomini che commentavano. La vicenda è venuta a galla quando Carolina Capria, scrittrice, autrice e fondatrice dell’account social “L’ha scritto una femmina” pubblica un post in cui denuncia quello che accadeva su Mia Moglie. Le vittime iniziano a parlare. Qualche giorno dopo sono saltate fuori foto intime anche di attrici, politiche, su Phica.net, un sito che conta 700mila iscritti. I gruppi social, Telegram e il sito Phica sono stati chiusi, le inchieste sono ancora in corso.

"La violenza virtuale è una minaccia reale, il fenomeno è in crescita, le conseguenze sono profonde e devastanti sulla vita fisica, psicologica, economica e professionale delle vittime. Gli abusi digitali corrono nel web: molestie, stalking, minacce, revenge porn, deepfake, deepnude, sextortion e odio online", spiega Martina Semenzato.

Il percorso della Commissione, dopo i fatti dell’estate 2025, è stato immediato e operativo. Sono state ascoltate 42 persone tra polizia postale, gestori, aziende, piattaforme, professionisti e istituzioni competenti. Ma, soprattutto, sono state ascoltate le donne e gli uomini implicati nelle vicende.

"La necessità di regolamentare questo spazio virtuale ha posto al centro del dibattito la gestione dell'identità digitale, la responsabilità delle piattaforme e la trasparenza degli algoritmi. Nelle conclusioni finali, la proposta di introdurre una fattispecie di reato che punisca la diffusione di contenuti sessualmente espliciti generati con sistemi di intelligenza artificiale (deepnude). Come ricorda il messaggio del flash mob "Non con la mia faccia" promosso dall'associazione giornaliste italiane”, viene spiegato nel comunicato stampa.

Oltre a richiedere il reato specifico per il deepnude, la Commissione chiede anche altri venti provvedimenti. Come potenziare il trattamento sanzionatorio per la cosiddetta estorsione sessuale (sextortion), la prescrizione del divieto di accesso ad internet per i sottoposti agli arresti domiciliari per reati digitali (modifica articolo 284 codice procedura penale), il potenziamento dell’educazione digitale, dell'uso consapevole dei media e della cultura della parità di genere. E, ancora, il daspo digitale, l'anonimato in rete e identificazione dell'utente legati all'identità digitale certificata, l'estensione a tutte le piattaforme dell'obbligo della registrazione del codice "hash", maggiori poteri di "enforcement" dell'Autorità per le Garanzie nelle Comunicazioni (AGCOM) nei confronti di grandi piattaforme non stabilite in Italia. E, infine, l'istituzione di un punto di contatto unico per il contrasto della violenza digitale di genere tra le diverse autorità competenti. C’è anche un punto in cui si chiede un intervento sul codice deontologico dei giornalisti “per contenere il fenomeno della superdiffusione”.

L’approvazione della relazione è stata accolta con favore dalle parlamentari. "Il via libera all'unanimità alla Relazione sulla violenza digitale segna un passo avanti concreto, anche grazie al recepimento delle nostre proposte. Abbiamo ribadito con forza che la violenza digitale non è un fenomeno isolato, ma si inserisce nella più ampia normalizzazione della misoginia e dell'oggettivazione dei corpi femminili, trovando nelle piattaforme online un potente amplificatore – affermano in una nota le parlamentari M5S in commissione bicamerale d'inchiesta sul femminicidio e la violenza di genere, Stefania Ascari, Anna Bilotti, Alessandra Maiorino e Daniela Morfino -. Per questo il contrasto non può limitarsi a misure repressive, ma ha bisogno di interventi strutturali di prevenzione culturale. Perché l'insulto sessualizzato non è solo odio, ma una strategia di esclusione dalla cittadinanza digitale e dalla partecipazione democratica. Tra i nostri punti accolti ci sono i deep fake e i ritardi nella rimozione dei contenuti, oltre alla mancanza di garanzie efficaci di 'stay down'”.

La deputata Elisabetta Lancellotta, capogruppo di Fratelli d'Italia in Commissione parlamentare d'inchiesta sul femminicidio: "L'inchiesta, articolata in un complesso ciclo di audizioni, con oltre 40 soggetti auditi, ha permesso di appurare che la violenza di genere online non è un fenomeno isolato ma una componente strutturale dell'ecosistema digitale, che incide sulla salute psicologica e fisica delle vittime. Da parte nostra l'attenzione e il coinvolgimento sono massimi per combattere efficacemente la cyberviolenza e per promuovere la cultura del rispetto della donna in ogni ambito".

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