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Il mistero della ricina: ricerche nei pc dell’istituto agrario e analisi del telefono della sorella

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Campobasso, per la morte di madre e figlia è il momento degli accertamenti informatici. Martedì, alla presenza degli avvocati, l’ispezione sul cellulare di Alice Di Vita, alla ricerca di chat e messaggi dei giorni della tragedia
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Gli accertamenti all’istituto agrario, le ricerche nei negozi di fertilizzanti e prodotti agricoli, le audizioni protette alla presenza di uno psicologo dei compagni di classe di Sara, e l’analisi del telefonino di Alice, la sorella maggiore sopravvissuta. Così gli investigatori cercano di risolvere il rompicapo delle avvelenate di Pietracatella. Gli accertamenti sul cellulare della ragazza, secondo quanto rivelato da Chi l’ha visto?, saranno effettuati martedì alla presenza dei legali delle parti offese, la famiglia Di Vita, e i cinque medici dell’ospedale di Campobasso indagati. Dal dispositivo che la ragazza (che è parte offesa) ha messo a disposizione degli inquirenti, verranno estratti chat, messaggi di quei quattro giorni, tra il 23 e il 28 dicembre, intercorsi tra la sera in cui in casa della famiglia Di Vita potrebbe essere entrata la ricina e le tragiche ore della morte di madre e figlia dopo tre ricoveri all’ospedale di Campobasso.

Ritarda il report del centro antiveleni di…

Gli accertamenti all’istituto agrario, le ricerche nei negozi di fertilizzanti e prodotti agricoli, le audizioni protette alla presenza di uno psicologo dei compagni di classe di Sara, e l’analisi del telefonino di Alice, la sorella maggiore sopravvissuta. Così gli investigatori cercano di risolvere il rompicapo delle avvelenate di Pietracatella. Gli accertamenti sul cellulare della ragazza, secondo quanto rivelato da Chi l’ha visto?, saranno effettuati martedì alla presenza dei legali delle parti offese, la famiglia Di Vita, e i cinque medici dell’ospedale di Campobasso indagati. Dal dispositivo che la ragazza (che è parte offesa) ha messo a disposizione degli inquirenti, verranno estratti chat, messaggi di quei quattro giorni, tra il 23 e il 28 dicembre, intercorsi tra la sera in cui in casa della famiglia Di Vita potrebbe essere entrata la ricina e le tragiche ore della morte di madre e figlia dopo tre ricoveri all’ospedale di Campobasso.

Ritarda il report del centro antiveleni di Pavia

Nell’attesa (che si prolunga) dell’arrivo del referto ufficiale del centro antiveleni di Pavia, gli investigatori della squadra mobile di Campobasso procedono nella convinzione non solo che le due donne siano state avvelenate ma soprattutto che la micidiale ricina sia stata trovata non lontano da Pietracatella. La pianta è autoctona anche in Molise. Per questo nei giorni scorsi l’attenzione degli investigatori si è puntata sull’istituto agrario professionale di Riccia, a soli 17 chilometri da Pietracatella, frequentato da diverse persone, studenti ma anche adulti, del paese dei Di Vita. Gli investigatori avrebbero fatto anche accertamenti informatici verificando che, già nei mesi precedenti all’avvelenamento di madre e figlia, dai pc di quella scuola sarebbero state fatte delle ricerche sulla ricina. Un indizio utile? Forse, anche se ovviamente la pianta della ricina, dai cui semi si estrae l’olio di ricino e (con un procedimento per nulla semplice) anche il veleno, possono essere un semplice oggetto di studio in un istituto professionale agrario. Che non risulta avere nessun tipo di legame con la famiglia Di Vita. Lì però gli investigatori sarebbero arrivati in seguito alle dichiarazioni di alcuni degli ormai più di 50 testimoni.

Ricerche nei negozi di prodotti agricoli

Ieri, gli accertamenti si sono allargati a diversi negozi specializzati in prodotti per l’agricoltura, dai fertilizzanti agli strumenti utilizzati per il lavoro nel settore, per capire se la micidiale tossina della ricina possa essere contenuta in qualcuno di questi prodotti. Il giallo di Pietracatella resta un rompicapo di difficile soluzione. E la mancanza di un movente rende le indagini ancora più difficili, senza neanche la certezza di chi fossero le vittime designate: effettivamente Antonella e Sara? O la ragazza è morta per aver ingerito anche lei qualcosa che era destinato solo alla madre o magari anche al padre?

Audizioni protette dei compagni di Sara

Gli inquirenti però restano convinti che l’ambito familiare sia quello da scandagliare senza tralasciare nulla. Anche per questo ieri, negli uffici della squadra mobile, in audizione protetta alla presenza di uno psicologo, sono stati sentiti le compagne e i compagni di classe di Sara. Ai ragazzi, tutti studenti del liceo classico tra i 15 e i 16 anni, è stato chiesto se Sara avesse mai parlato a qualcuno di loro di tensioni in famiglia, dei rapporti tra i genitori, di qualsiasi episodio possa ricostruire il quadro di rapporti ma anche per verificare le dichiarazioni degli altri familiari di Sara e di amici e colleghi di Gianni Di Vita e Antonella Di Ielsi.

Convocato in questura anche un cugino. E nelle prossime ore potrebbe tornare a essere sentito anche Gianni Di Vita.

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