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Chiara Petrolini, davanti al verdetto nessuna emozione. Poi il pianto con i genitori

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In aula nulla sembra turbarla, neanche la condanna a 24 anni. Per mesi, dal 2024, esperti e non hanno cercato di entrare nella sua testa: misteriosa, custode di un caos che chi l’ha conosciuta dopo l’orrore stenta a decifrare
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PARMA – Ha tolto il nero, oggi indossa una giacca blu sopra una maglietta bianca. I capelli neri sciolti, lo sguardo fisso sulla Corte. Nulla sembra turbarla. Nemmeno la condanna a 24 anni e tre mesi per l’omicidio del secondo dei suoi due figli. La giovane non ha mostrato particolari emozioni in aula alla lettura della sentenza, anche se poi avrebbe pianto durante un breve incontro con i genitori. È rimasta impassibile davanti ai fotografi che si accalcavano per riprendere il suo viso, che nei mesi è stato stravolto dai farmaci, come davanti alle parole dure che un avvocato nell’ultima udienza le ha rivolto: “Assassina consapevole”.

Eccola Chiara Petrolini nel giorno della sentenza che ha definito il grado della sua colpevolezza in quelle notti d’estate in cui ha partorito due figli, nel segreto di una stanza, per poi sotterrarli nel giardino di casa, già morti. Uccisi, secondo le indagini della procura, subito dopo il primo respiro. Tolti alla vista del mondo che avrebbe potuto pu…

PARMA – Ha tolto il nero, oggi indossa una giacca blu sopra una maglietta bianca. I capelli neri sciolti, lo sguardo fisso sulla Corte. Nulla sembra turbarla. Nemmeno la condanna a 24 anni e tre mesi per l’omicidio del secondo dei suoi due figli. La giovane non ha mostrato particolari emozioni in aula alla lettura della sentenza, anche se poi avrebbe pianto durante un breve incontro con i genitori. È rimasta impassibile davanti ai fotografi che si accalcavano per riprendere il suo viso, che nei mesi è stato stravolto dai farmaci, come davanti alle parole dure che un avvocato nell’ultima udienza le ha rivolto: “Assassina consapevole”.

Eccola Chiara Petrolini nel giorno della sentenza che ha definito il grado della sua colpevolezza in quelle notti d’estate in cui ha partorito due figli, nel segreto di una stanza, per poi sotterrarli nel giardino di casa, già morti. Uccisi, secondo le indagini della procura, subito dopo il primo respiro. Tolti alla vista del mondo che avrebbe potuto puntare gli occhi su di lei.

Ma chi è questa ragazza che oggi sorride a stento, ha abbandonato i selfie con la bocca a cuoricino, i balletti su Tik Tok con le amiche, le serate nei pub della sua cittadina e le unghie laccate di rosso? Per mesi, dal 2024, esperti e non hanno cercato di entrare nella mente di Chiara.

Petrolini la sera dopo il secondo parto, ad agosto 2024 

Impenetrabile, misteriosa, custode di un caos che chi l’ha conosciuta dopo l’orrore stenta a decifrare. Chiara baby-sitter dolce con i bambini a cui diceva “ti amo”, Chiara che fa la volontaria al campo estivo di Vignale, Chiara che studia Scienze umane perché vuole diventare insegnante. Così l’hanno descritta negli ultimi due anni amici, datori di lavoro e vicini di casa.

Mentre mostrava al suo piccolo mondo sorrisi splendenti, dentro aveva un mostro che la stava divorando. Sul web cercava come potere eliminare la vita che cresceva dentro di lei: “come si decompone un corpo”, “come abortire”, “come accelerare un parto” e “come si rompono le membrane”. Il tunnel che aveva tappezzato di immagini nere stava arrivando alla sua fine. Il 12 maggio del 2023 partorisce dopo una giornata trascorsa con le amiche, inconsapevoli loro come il fidanzato Samuele di quella vita nascosta dentro “una pancia piatta”. Chiara abbandona i vestiti dell’animatrice del centro estivo, scava a mani nude la fossa per il suo bambino. “Non respirava”, ha sempre sostenuto. Ma tutti attorno a lei le hanno chiesto perché non abbia lanciato una richiesta d’aiuto. La risposta è gelida: “E’ la prima cosa che mi è venuta in mente”.

La sua vita, col bambino nel sepolcro sotto la finestra della stanzetta, continua tra sorrisi e affabilità, studi con risultati eccellenti. Le amiche e il fidanzato sono il punto di riferimento nelle giornate tra shopping e feste. Chiara ritorna a ridere 24 ore dopo la morte, il suo ventre piatto è testimone di una gravidanza mai voluta anche se lei agli psichiatri ripeterà più di una volta: “Volevo quei bambini, avrò due figli”.

Nel paese che spera nell’oblio per strappare il manto di atrocità che è sceso sulle villette col verde attorno, i parchi coi giochi per bambini e i campi di pomodoro riccio, la voce è univoca: “Chiara? Una ragazza perfetta, buona, dolce”.

Quell’impeccabilità è una corazza sotto alla quale invece Chiara celava un’inquietudine troppo grande da gestire. “Temevo il giudizio”, spiega lei. “Serialità negli omicidi”, incalzano gli inquirenti e gli psichiatri. Bugie, maschere, altre ricerche sul web su quanto tempo impiega un corpo a decomporsi ricominciano qualche mese dopo il primo parto.

Petrolini il 27 luglio 2024, dieci giorni prima di partorire 

La sera in cui nasce il secondo figlio, il 7 agosto 2024, si è stretta a Samuele, ancora una volta ignaro di tutto. Qualche ora dopo tra le braccia aveva la sua seconda occasione per risalire dal baratro in cui si era lanciata. Quel bambino, tirato fuori dalla terra dal cane di famiglia, non è stato in grado di svegliarla da un incubo che è diventato ancora più spaventoso.

Ha continuato a mentire e sorridere, a uscire con le amiche e a rimandare il momento della verità. Quarantotto ore dopo avere partorito il secondo figlio è pronta per partire con i genitori e gli amici per andare a New York. Unghie laccate, ceretta perfetta, zaino in spalla. Finalmente via per qualche giorno dal vortice inarrestabile di un’esistenza che si è attorcigliata su se stessa. Mentire era diventata una consuetudine. Anche con i genitori, nella sala d’attesa dei carabinieri quando tutto il mondo già sapeva che era lei ad avere sotterrato un corpo in giardino, non si è sciolta in un pianto di liberazione. Ha continuato a mentire, negando a loro e a se stessa, la fine di un secondo figlio.

“Non sono una mamma assassina. Dentro mi sentivo sola anche quando non lo ero davvero. Era uno spazio vuoto che nessuno riusciva a riempire. Un malessere che mi accompagnava in tutte le mie giornate, mi sentivo sbagliata e giudicata", ha detto in aula quando ha parlato per la prima volta. Poi è tornata a sedersi, con lo sguardo fisso verso i giudici in attesa che arrivi il verdetto sul suo futuro. Ancora una volta impenetrabile per tutti.

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