Chernobyl, Lindauer: “Oggi è spettrale come allora. Dal foro nel tetto potrebbero uscire radiazioni”
di Elena Dusi“La pioggia cadeva a dirotto sui resti del reattore 4. Era settembre l’ultima volta che sono andato a Chernobyl. La grande volta d’acciaio che copre il sito dell’esplosione rischia di corrodersi, con tutta quest’acqua. E attorno alla centrale è diventato più difficile camminare a causa delle mine, eredità dell’occupazione russa del febbraio 2022”.
Il sito di Chernobyl descritto da Balthasar Lindauer, direttore della sicurezza nucleare della Banca Europea per la Ricostruzione e lo Sviluppo (Bers), è spettrale come 40 anni fa. All’esplosione della centrale nucleare, avvenuta all’alba del 26 aprile del 1986, si è aggiunta infatti l’invasione russa.
“Il foro nel tetto, causato da un drone russo il 14 febbraio 2025, ci ha riportato al punto di partenza. Se non ci affrettiamo a ripararlo, torneremo a una situazione di rischio simile a quella del momento dell’incidente”. Largo 15 metri qu…
“La pioggia cadeva a dirotto sui resti del reattore 4. Era settembre l’ultima volta che sono andato a Chernobyl. La grande volta d’acciaio che copre il sito dell’esplosione rischia di corrodersi, con tutta quest’acqua. E attorno alla centrale è diventato più difficile camminare a causa delle mine, eredità dell’occupazione russa del febbraio 2022”.
Il sito di Chernobyl descritto da Balthasar Lindauer, direttore della sicurezza nucleare della Banca Europea per la Ricostruzione e lo Sviluppo (Bers), è spettrale come 40 anni fa. All’esplosione della centrale nucleare, avvenuta all’alba del 26 aprile del 1986, si è aggiunta infatti l’invasione russa.
“Il foro nel tetto, causato da un drone russo il 14 febbraio 2025, ci ha riportato al punto di partenza. Se non ci affrettiamo a ripararlo, torneremo a una situazione di rischio simile a quella del momento dell’incidente”. Largo 15 metri quadri, lo squarcio è stato rattoppato. “Ma non assicura che non fuoriescano radiazioni, in caso di crollo di una parte del reattore pericolante all’interno”.
Il drone ha bucato un punto molto sensibile: il New Safety Confinement è una struttura a volta di acciaio e materiali speciali, alta 108 metri, larga 157 e pesante più di 300 tonnellate. Potrebbe contenere il Colosseo, ma dal 2019 ricopre il reattore 4 di Chernobyl con le sue 200 tonnellate di uranio e plutonio fuse durante l’esplosione. A organizzare e finanziare buona parte dei lavori (2 miliardi di euro il costo) è stata principalmente la Bers.
Sono passati 40 anni e la guerra ci ha riportato al punto di partenza, per quanto riguarda la sicurezza?
“Oggi abbiamo due problemi impellenti. Impedire che pioggia e neve entrino nel reattore per evitare che corrodano le strutture metalliche in cui sono incapsulate le scorie radioattive e ripristinare il sistema di ventilazione. L’umidità infatti favorisce la corrosione e fra pochi anni potremmo vedere i primi effetti, le prime rotture. La volta era concepita per durare cento anni. Ora ci aspettiamo che i segni della corrosione appaiano intorno al 2030. A settembre era sconfortante alzare gli occhi e osservare le cascate di acqua dal tetto. La vernice anticorrosione che era stata applicata per proteggere le strutture metalliche sta scomparendo. Non si può chiedere ai lavoratori di Chernobyl un ulteriore atto di eroismo per aggiungerne di nuova”.
C’è fuoriuscita di radiazioni oggi?
“Nulla di preoccupante al momento. Il nostro timore è che un crollo accidentale all’interno del reattore distrutto faccia sollevare polvere radioattiva. In quel caso potrebbero esserci fuoriuscite dal tetto. Non sarebbe una situazione di rischio paragonabile a quella del 1986, ma aggiungerebbe contaminazione alle aree circostanti. La riparazione è molto complessa perché il fuoco, dopo la caduta del drone russo, ha continuato a bruciare per due settimane. A una prima stima abbiamo calcolato un costo di 500 milioni, ma siamo ancora alle prime fasi del progetto. Finora abbiamo raccolto 70 milioni, soprattutto da G7 e Unione Europea. La guerra rende tutto più difficile e l’Ucraina fatica a chiedere ulteriori risorse”.
Dopo 40 anni quanto materiale di Chernobyl è stato smaltito?
“Al momento dell’incidente nel sito di Chernobyl c’erano 21mila barre di combustibile esaurito radioattivo. L’Ucraina ne ha trasferite 6mila in un sito di stoccaggio sempre temporaneo, ma almeno asciutto, progettato per resistere 100 anni. Il trasporto è rischioso per l’eventualità di attacchi russi, che colpirebbero un materiale ad alto rischio. Senza un tetto e una struttura di confinamento sicuri anche le operazioni di smantellamento del reattore si sono fermate”.
L’esplosione del 1986 ha causato 31 morti nell’immediato. Ci sono stime sulle vittime totali in 40 anni?
“Vari studi parlano di un numero compreso tra 10 e 15mila vittime per gli effetti delle radiazioni. Ci sono poi le conseguenze psicologiche di un’evacuazione improvvisa che ha coinvolto alcune centinaia di migliaia di persone. E oggi alla centrale di Zhaporizhia, soggetta agli irresponsabili attacchi russi, i rischi sono perfino superiori a quelli di Chernobyl. I reattori sono rimasti operativi fino a poco tempo fa, c’è molto combustibile e i blackout elettrici creano situazioni di grande pericolo per la gestione del materiale caldo”.
Oggi com’è il sito attorno a Chernobyl. Pensa che fra 40 anni tornerà abitabile?
“È simile a come era allora. La cittadina di Chernobyl oggi è tornata ad essere abitata da alcuni addetti alla sicurezza, ma solo per il tempo strettamente necessario a svolgere i turni di lavoro. Nelle aree più vicine al reattore bastano 2 o 3 settimane, o pochi giorni se si lavora direttamente alla riparazione del tetto, per raggiungere la dose massima di radiazioni consentita in un anno, poi bisogna andarsene. Tutto è abbandonato e minato. Avevamo iniziato a discutere di riaprire alcune attività economiche, ad esempio la raccolta di legname, ma la guerra ha fermato tutto. Spero che fra pochi anni avremo messo in sicurezza la zona dalle fuoriuscite radioattive. Forse col tempo l’area ristretta sarà riaperta per alcuni usi limitati, ma l’eredità di Chernobyl peserà sulle spalle dell’umanità molto a lungo ancora”.