PARMA – Nell’aula c’è un silenzio carico di tensione, i visi sono tirati, Chiara Petrolini ha gli occhi fissi sui giudici. Dopo tre ore di camera di consiglio, il presidente della Corte d’Assise, Alessandro Conti, legge il primo verdetto nei confronti dell’universitaria di 22 anni imputata di duplice omicidio premeditato e soppressione di cadavere.
Chiara Petrolini viene assolta per l’omicidio del primo figlio ma non per la soppressione del suo corpo seppellito nel giardino di casa. La condanna a 24 anni e 3 mesi arriva per l’omicidio e l’occultamento del secondo bambino partorito.
In due minuti e mezzo il presidente della Corte fissa i limiti della colpevolezza della giovane descritta come una figlia e studentessa mo…
PARMA – Nell’aula c’è un silenzio carico di tensione, i visi sono tirati, Chiara Petrolini ha gli occhi fissi sui giudici. Dopo tre ore di camera di consiglio, il presidente della Corte d’Assise, Alessandro Conti, legge il primo verdetto nei confronti dell’universitaria di 22 anni imputata di duplice omicidio premeditato e soppressione di cadavere.
Chiara Petrolini viene assolta per l’omicidio del primo figlio ma non per la soppressione del suo corpo seppellito nel giardino di casa. La condanna a 24 anni e 3 mesi arriva per l’omicidio e l’occultamento del secondo bambino partorito.
Neonati sepolti, oggi la sentenza. Viaggio nel paese di Chiara Petrolini: “Deve pagare, ma curatela”
In due minuti e mezzo il presidente della Corte fissa i limiti della colpevolezza della giovane descritta come una figlia e studentessa modello, volontaria in parrocchia, solare e dolce. La procura aveva chiesto 26 anni, la Corte decide una pena pesante nonostante l’assoluzione per uno dei due delitti «perché il fatto non sussiste». Gli esami eseguiti dai medici sulle ossa ritrovate sottoterra non hanno consentito di appurare se il bambino fosse vivo o morto al momento del parto. «Per noi era provata la responsabilità, valuteremo se impugnare», commenta a freddo il procuratore capo di Parma, Alfonso D’Avino.
Chiara Petrolini non muove un solo muscolo del viso mentre ascolta la sua condanna. In fondo all’aula il padre, invece, scoppia in un pianto dirotto coprendo il volto con le mani. I familiari si scagliano contro i giornalisti che riprendono la scena. L’aula si svuota e i genitori di Chiara vengono scortati dai carabinieri. È solo dentro una stanzetta alle spalle dell’aula che Chiara si scioglie, le lacrime rigano il suo volto e abbraccia il padre. Poi si lascia consolare dalla madre. Cade la sua maschera, adesso prova paura. Va via senza commentare Samuele Granelli, il papà inconsapevole di quei due neonati ai quali ha dato un nome e ha organizzato un funerale.
Il caso dei neonati sepolti scoppia il 9 agosto del 2024 quando il cane della famiglia scava in giardino e trova un neonato. Chiara Petrolini lo aveva partorito due giorni prima, aveva reciso il cordone ombelicale e quel neonato era morto per emorragia. Dopo averlo seppellito era volata a New York con la famiglia. I carabinieri danno il via a un’indagine che nel giro di pochi giorni punta i fari sulla ragazza che, nel frattempo in vacanza all’estero, chiedeva ai suoi genitori: «Ma hanno scoperto chi è stato?». Senza cedere nemmeno per un attimo alla commozione. Il 7 settembre i carabinieri trovano le ossa del piccolo partorito il 12 maggio 2023, il suo sepolcro era vicino a quello del fratellino. Si scoperchia il castello di menzogne giorno dopo giorno. Si scoprono le scuse dispensate nei mesi per giustificare alle amiche la sua assenza nei pub nei giorni del parto, il silenzio con il suo fidanzato e i genitori. Tutti si chiedono come sia stato possibile che la ragazza esibiva la pancia piatta, uno dei tanti misteri ancora irrisolti. Lei non confessa nulla, non dice la verità sulle gravidanze, mente anche prima di essere arrestata. «Mi vergognavo del giudizio di tutti», è sempre stata la sua difesa. Resta aperta la questione sulla capacità di intendere e di volere della ragazza, uno dei punti sui quali l’avvocato Nicola Tria aveva puntato la richiesta di assoluzione e per la quale adesso annuncia il suo appello.
Chiara resta ai domiciliari nella villa di famiglia. Niente carcere per lei, come spiega il procuratore D’Avino: «La condanna non incide sugli aspetti cautelari, verranno ridiscussi in Cassazione».