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La Svizzera tira dritto su Crans, altre fatture in arrivo: è la regola

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Per il dipartimento della Salute non si tratta di una svista ma di una prassi e i prossimi importi saranno ancora più elevati
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La Svizzera tira dritto sulle fatture per i feriti del Constellation. Dopo le prime quattro, presto ne arriveranno altre. O almeno, questo si legge tra le righe della risposta alla richiesta di chiarimenti inviata alle autorità sanitarie elvetiche. Un conto che oggi sale già a quasi 128 mila euro, con punte di quasi 73 mila per poche ore di ricovero prima del trasferimento in Italia. Le regole, è il messaggio, sono uguali per tutti. Anche per i ragazzi coinvolti nella strage di Crans-Montana.

Repubblica ha posto una serie di domande al “Dfi”, il dipartimento di Berna competente sulla sanità. Dalla richiesta di spiegazioni su come vengono calcolati gli importi delle fatture al tentativo di capire se lo stesso trattamento sarà riservato anche agli altri feriti, compresi quelli di altri Paesi con vittime coinvolte nel rogo. La replica è contenuta in un’asciutta spiegazione del dipartimento, che però a tanti interrogativi, in realtà, non risponde. La questione che fa litigare di nuovo It…

La Svizzera tira dritto sulle fatture per i feriti del Constellation. Dopo le prime quattro, presto ne arriveranno altre. O almeno, questo si legge tra le righe della risposta alla richiesta di chiarimenti inviata alle autorità sanitarie elvetiche. Un conto che oggi sale già a quasi 128 mila euro, con punte di quasi 73 mila per poche ore di ricovero prima del trasferimento in Italia. Le regole, è il messaggio, sono uguali per tutti. Anche per i ragazzi coinvolti nella strage di Crans-Montana.

Repubblica ha posto una serie di domande al “Dfi”, il dipartimento di Berna competente sulla sanità. Dalla richiesta di spiegazioni su come vengono calcolati gli importi delle fatture al tentativo di capire se lo stesso trattamento sarà riservato anche agli altri feriti, compresi quelli di altri Paesi con vittime coinvolte nel rogo. La replica è contenuta in un’asciutta spiegazione del dipartimento, che però a tanti interrogativi, in realtà, non risponde. La questione che fa litigare di nuovo Italia e Svizzera è politica: le famiglie italiane non dovranno pagare quelle fatture ma sarà lo Stato a doversene far carico, è la sintesi dell’incontro al vetriolo fra l’ambasciatore italiano in Svizzera Gian Lorenzo Cornado e il presidente del Canton Vallese, Mathias Reynard. Una richiesta definita «ignobile» dalla premier Giorgia Meloni, che verrà rispedita al mittente. «Abominevole», per il presidente della Lombardia, Attilio Fontana e l’assessore al Welfare Guido Bertolaso.

Il dipartimento spiega le regole «sull’assistenza reciproca» in caso di infortuni in Svizzera. Disposizioni che «si applicano anche alle vittime del rogo di Crans-Montana», sottolinea. A partire dai rimborsi: se, per esempio, un italiano viene curato nel Paese elvetico, entra in gioco un’altra istituzione, la mutua Lamal, che si occupa appunto delle spese di cura. Da un lato rimborsa l’ospedale svizzero che si è occupato dell’assistenza. Dall’altro, le spese «in seguito vengono fatturate all’assicuratore malattie estero competente, non alla persona interessata». Che riceve «semplicemente una fattura per controllo».

Questo è accaduto alle famiglie dei feriti italiani, suscitando, però, indignazione per la mancanza di tatto in un caso così drammatico. Ma anche i timori che quelle fatture potessero essere addebitate all’Italia, contrariamente a quanto promesso dalla Svizzera. Paure più che fondate. Nei giorni scorsi, nel pieno del putiferio scatenato dall’invio dei documenti con i conti, il presidente Reynard si era affrettato a dire che erano state spedite per errore, ammettendo che era «inopportuno» mandarle. Non una svista ma una prassi, la liquida invece adesso il dipartimento. Che però non concede una sola riga per spiegare come vengano calcolati gli importi, definiti «esorbitanti» dall’ambasciatore italiano e non solo, ma anche dalle famiglie che chiedono trasparenza sui conti che riguardano i loro figli, giudicati «anomali».

Come vengono calcolati? Nessuna risposta alla nostra richiesta dalle autorità sanitarie elvetiche. Ancora: pure agli altri feriti arriveranno i conti, compresi quelli degli altri Paesi? Tra questi c’è la Francia, con il numero più alto di feriti nell’incendio dopo la Svizzera. Silenzio anche su questo. Ma la secca spiegazione di come funziona il sistema — identica anche per una tragedia come quella di Crans — lascia intendere molto. Sembra scontato l’arrivo di nuove richieste di pagamento. Con importi molto più elevati. E se mezza giornata di ricovero può costare quasi 73 mila euro, quale conto ci si può aspettare per giovani come Elsa, studentessa piemontese che in Svizzera è rimasta ricoverata per due mesi? Anche due giovani svizzeri sono stati elitrasportati al Niguarda. Cornado chiarisce che l’Italia non chiederà rimborsi, per quanto sui giornali svizzeri le autorità dicano che in teoria il nostro Paese possa farlo. Da parte nostra invece, ribadisce l’ambasciatore, «non pagheremo né ora né mai». ©RIPRODUZIONE RISERVATA

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