È in un’aula di tribunale che ha preso forma il profilo psichiatrico di Olena Stasiuk, accusata di omicidio volontario pluriaggravato per la morte del figlio Giovanni, di 9 anni. Davanti al Tribunale di Trieste, la perizia chiarisce che la donna, 55 anni, accusata di aver ucciso il figlio, era solo parzialmente incapace al momento dei fatti. L’esito è stato illustrato davanti al tribunale di Trieste nel corso dell’udienza dedicata all’esame del perito Lucio Di Gennaro, ascoltato in incidente probatorio.
Il delitto: l’incontro non protetto
L’omicidio è avvenuto il 12 novembre 2025 a Muggia, nell’appartamento dove la donna viveva. Secondo la ricostruzione degli inquirenti, Stasiuk avrebbe ucciso il figlio durante l’unico incontro settimanale non p…
È in un’aula di tribunale che ha preso forma il profilo psichiatrico di Olena Stasiuk, accusata di omicidio volontario pluriaggravato per la morte del figlio Giovanni, di 9 anni. Davanti al Tribunale di Trieste, la perizia chiarisce che la donna, 55 anni, accusata di aver ucciso il figlio, era solo parzialmente incapace al momento dei fatti. L’esito è stato illustrato davanti al tribunale di Trieste nel corso dell’udienza dedicata all’esame del perito Lucio Di Gennaro, ascoltato in incidente probatorio.
Il delitto: l’incontro non protetto
L’omicidio è avvenuto il 12 novembre 2025 a Muggia, nell’appartamento dove la donna viveva. Secondo la ricostruzione degli inquirenti, Stasiuk avrebbe ucciso il figlio durante l’unico incontro settimanale non protetto autorizzato dal tribunale civile. Il bambino sarebbe stato colpito mortalmente alla gola. Dietro l’epilogo della vicenda, una lunga disputa legale durata 8 anni col padre del bimbo per l’affidamento.
Il quadro clinico: disturbo paranoide
Secondo quanto emerso, la donna soffrirebbe di un grave disturbo paranoide con origini risalenti all’adolescenza, accompagnato da ulteriori elementi patologici. «È stato riscontrato un disturbo di tipo paranoide grave, oltre ad aspetti secondari e tratti borderline», ha spiegato l’avvocato Giorgio Altieri, legale del padre del bambino. Il quadro delineato dalla perizia, secondo la parte civile, confermerebbe una situazione già nota e potenzialmente pericolosa: un rischio che, a loro avviso, non era imprevedibile.
La perizia
La perizia era stata disposta dal gip Francesco Antoni alla fine del 2025. Dopo una richiesta di proroga parziale concessa al perito, il deposito è stato finalmente discusso in aula. Erano presenti anche i consulenti di parte e il pubblico ministero Alessandro Perogio, che ora si prepara a chiedere il rinvio a giudizio dell’imputata. Dal punto di vista penale, la valutazione peritale non esclude la responsabilità dell’imputata. La capacità parziale potrebbe tuttavia incidere sulla pena, determinandone una riduzione. Resta comunque molto elevato il quadro sanzionatorio previsto per il reato contestato, che include anche la possibilità dell’ergastolo.
Il padre: “Era un rischio noto”
Profondamente colpito il padre del bambino, Paolo Trame, che ha espresso amarezza per quanto emerso. «Sono fortemente turbato: da questa perizia emerge che era un evento prevedibile», ha dichiarato. L’uomo ha ribadito di aver più volte chiesto interventi preventivi: «Avevo chiesto che la madre fosse curata e che mio figlio non rimanesse mai solo con lei, ma non sono stato ascoltato». In passato la donna era già stata seguita da strutture di salute mentale, ma al momento del delitto non risultava in trattamento. Durante l’interrogatorio davanti al pubblico ministero, aveva ammesso di aver accoltellato il figlio, fornendo però spiegazioni giudicate deliranti. Dopo l’arresto era stata inizialmente ricoverata a Trieste sotto sorveglianza per rischio autolesivo, per poi essere trasferita nella sezione psichiatrica del carcere di Bologna.
In collegamento dal carcere
Nel corso dell’udienza, la donna si è collegata dal carcere senza mostrare reazioni durante la discussione della perizia. Il padre della vittima ha scelto di non guardarla: «Non ho voluto nemmeno incrociare il suo sguardo». Secondo il consulente della parte civile, Raffaele Barisani, la perizia avrebbe avuto un effetto significativo sulla donna: al termine dell’esame, avrebbe espresso la volontà di essere processata per quanto accaduto.