Avvelenate, caccia al cibo con la ricina. Nuove analisi a Pavia
di Alessandra ZinitiI resti dei cibi portati in tavola a casa Di Vita la sera del 23 dicembre sono stati smaltiti subito con la raccolta differenziata del Comune di Pietracatella, ma quelli che Antonella Di Ielsi e Sara Di Vita potrebbero avere consumato il 26, probabilmente con una nuova dose di ricina, sono stati conservati dagli investigatori della squadra mobile al primo sopralluogo dopo la morte delle due donne, il 28 dicembre. E ora saranno analizzati proprio alla ricerca di ricina. Sarebbe questo il nuovo incarico che la procuratrice di Larino Elvira Antonelli avrebbe conferito oggi ai tecnici del laboratorio antiveleni di Carlo Locatelli a Pavia dove si è recata personalmente.
Nelle stesse ore, in questura a Campobasso si è svolto un accertamento fondamentale per il proseguo dell’inchiesta: l’estrazione dal telefono di Alice, la figlia maggiore, di una serie di dati degli ultimi cinque mesi, chat, posizioni, account social, note richiesti espressamente dalla procuratrice di Larino Elvira Antonell…
I resti dei cibi portati in tavola a casa Di Vita la sera del 23 dicembre sono stati smaltiti subito con la raccolta differenziata del Comune di Pietracatella, ma quelli che Antonella Di Ielsi e Sara Di Vita potrebbero avere consumato il 26, probabilmente con una nuova dose di ricina, sono stati conservati dagli investigatori della squadra mobile al primo sopralluogo dopo la morte delle due donne, il 28 dicembre. E ora saranno analizzati proprio alla ricerca di ricina. Sarebbe questo il nuovo incarico che la procuratrice di Larino Elvira Antonelli avrebbe conferito oggi ai tecnici del laboratorio antiveleni di Carlo Locatelli a Pavia dove si è recata personalmente.
Nelle stesse ore, in questura a Campobasso si è svolto un accertamento fondamentale per il proseguo dell’inchiesta: l’estrazione dal telefono di Alice, la figlia maggiore, di una serie di dati degli ultimi cinque mesi, chat, posizioni, account social, note richiesti espressamente dalla procuratrice di Larino Elvira Antonelli. All’accertamento irripetibile sono stati convocati i legali e i consulenti delle parti, quelle offese ( cioè Gianni e Alice Di Vita) e i cinque medici dell’ospedale di Campobasso, ancora indagati per omicidio colposo.
Gli interrogatori ripetuti dei familiari più stretti
Due volte la cugina Laura e due volte sua madre, la zia Maria. Gli investigatori della squadra mobile provano a sciogliere le incongruenze nei racconti dei familiari chiamando di nuovo a testimoniare le donne più vicine a Gianni e Alice Di Vita, i sopravvissuti alla strage della ricina che subito dopo Natale ha ucciso madre e figlia minore, Antonella Di Ielsi e Sara.
Avvelenate con ricina, la zia di Gianni di Vita replica con rabbia ai cronisti: "E' un incidente"
La zia Maria è stata nuovamente interrogata ieri pomeriggio negli uffici della squadra mobile di Campobasso e uscendo ha ribadito ai cronisti che per la famiglia la morte di Antonella e Sara è un fatto accidentale.
Domani a Bari gli esami istologici
Domani a Bari si svolgerà l’altro accertamento irripetibile, l’esame istologico dei vetrini isolati dal medico legale Pia Benedetta De Luca che ieri ha chiesto un’ulteriore proroga di un mese per la consegna dell’autopsia che dunque sarà depositata entro la fine di maggio.
Adesso che da Pavia è arrivata la certezza della presenza di ricina, è questo veleno che gli inquirenti chiederanno di rintracciare nei resti di cibo, nell’estremo tentativo di individuare come la ricina è arrivata in tavola. Un tentativo non semplice visto che il veleno si deteriora e disperde rapidamente, come ha spiegato il professore Carlo Locatelli del centro antiveleni di Pavia. E gli inquirenti ritengono che non a caso sia stato scelto questo veleno. probabilmente proprio perché chi ha ucciso voleva non lasciare tracce e sperava che, così come è accaduto per tre mesi, la morte di Antonella e Sara passasse come tragico esito di una micidiale tossinfezione.