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Crans, nel video shock la fuga di Jessica Moretti. “Spingeva i ragazzi per uscire”

(ansa)

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Gli avvocati delle vittime hanno visto per la prima volta i filmati delle telecamere di sicurezza dentro il Constellation. Una madre: “C’è mio figlio che si muove tantissimo vicino alla porta bloccata e poi sparisce nel fumo”
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Fra i primi a entrare ci sono gli avvocati degli indagati, tra cui quelli di Jacques e Jessica Moretti. Ma per vedere il video shock della strage sono arrivati a Sion anche i legali delle famiglie, alcune delle quali cercano disperatamente, anche solo dai racconti, le ultime tracce dei figli che non sono mai riemersi vivi dal Constellation. «Hanno visto Trystan che si muoveva tantissimo. Che era lì, vicino alla porta di emergenza bloccata. Poi, mentre si dirigeva verso le scale, si è perso. Il fumo era troppo denso e non si vedeva più nulla». A parlare è Vinciane Stucky, una delle mamme svizzere che nel rogo di Crans-Montana ha perso un figlio di 17 anni.

Da ieri la procura di Sion ha desecretato il film del disastro che, grazie a…

Fra i primi a entrare ci sono gli avvocati degli indagati, tra cui quelli di Jacques e Jessica Moretti. Ma per vedere il video shock della strage sono arrivati a Sion anche i legali delle famiglie, alcune delle quali cercano disperatamente, anche solo dai racconti, le ultime tracce dei figli che non sono mai riemersi vivi dal Constellation. «Hanno visto Trystan che si muoveva tantissimo. Che era lì, vicino alla porta di emergenza bloccata. Poi, mentre si dirigeva verso le scale, si è perso. Il fumo era troppo denso e non si vedeva più nulla». A parlare è Vinciane Stucky, una delle mamme svizzere che nel rogo di Crans-Montana ha perso un figlio di 17 anni.

Da ieri la procura di Sion ha desecretato il film del disastro che, grazie a quattordici telecamere, restituisce da diverse angolazioni ogni istante del rogo costato la vita a 41 persone, ferendone 115. Otto minuti di video shock montato dalla polizia sono il cuore del materiale fino a ieri protetto dagli investigatori, visionabile con il divieto di averne una copia o di scattare foto. Mostra cos’è successo a partire dall’1.20 di quella notte. Da quando nella veranda, che poco dopo si trasforma in una camera a gas letale, ci sono tre persone a controllare i clienti vestiti da festa che oltrepassano l’ingresso. Tra loro Cyane, la cameriera con il casco da cui è partito tutto, con la sua lunga treccia bionda filmata insieme a colleghi che moriranno con lei. Le bottiglie con le fontane magiche ancora spente su un tavolo del seminterrato. Poco dopo, la sfilata con le candele che brillano, Jessica Moretti mascherata, i ragazzi che ballano, le braccia di Cyane che si sollevano verso il soffitto, innescando l’incendio alle all’1.27. Gli occhi elettronici restituiscono immagini fino a quando le fiamme e il fumo lo consentono. Mostrano la fuga disperata dei ragazzi che si muovono con il viso rivolto verso il pavimento, il fumo che avanza, la porta d’emergenza ostruita dallo sgabello. E quella scala maledetta trasformata in imbuto dove in tanti muoiono. «Si vede chiaramente Jessica che passa per prima senza tentare nulla, spintonando le persone per uscire», sostiene Vinciane. Poco dopo, giovani avvolti dalle fiamme sbucano al pian terreno. Alcuni, divorati dal fuoco, attraversano la porta della veranda dove si accascerà chi non respira più.

Un video durissimo, che anche le famiglie potranno visionare in prima persona dalla prossima settimana. «Voglio vedere. Avere contezza di tutto ciò che ha dovuto vivere mio figlio», spiega Stefano, papà di Filippo, quindicenne milanese che si è salvato nascondendosi sotto un tavolo mentre il fuoco gli mangiava la schiena. Conserva ancora i pantaloni con le tracce della schiuma tossica nere come catrame. «Cosa cerco? Solo lui. Voglio dare un’immagine concreta al suo racconto». In tanti, però, ancora non se la sentono.

«Vorrei mantenere un minimo di sanità mentale, conoscevo molti ragazzi che non ce l’hanno fatta», spiega Valentino Giola, papà di Giuseppe. «Non riesco a vedere morire ragazzi dell’età mio figlio», racconta Elisabetta Galli, mamma di Lorenzo, ancora ricoverato al Niguarda con i polmoni così danneggiati dai fumi velenosi che ha bisogno di una bombola di ossigeno per camminare. «So già cosa è successo — dice Giuseppe Tamburi, papà di Giovanni, il sedicenne di Bologna morto per asfissia — non ho bisogno di vedere niente. E non andrò a Sion».

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