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25 Aprile, l’ex soldato Idf: “Sconcertante usare la Brigata ebraica per attaccare l’antifascismo”

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In passato in servizio a Gaza, collaboratore dell’ong israeliana Breaking the silence, oggi Ariel Bernstein è fra le voci ebraiche che si alzano contro il governo Netanyahu. “C’è un’ondata di odio, ritroviamo la bussola nella solidarietà”
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“Si sa ancora troppo poco per commentare quello che è successo a Roma, ma come nipote di un combattente della Brigata Ebraica, è triste pensare che quel nome venga usato come arma contro gli antifascisti”. Ricercatore di stanza a Bologna e collaboratore di Breaking the silence, ong israeliana denuncia crimini e abusi commessi dall’Idf, Ariel Bernstein, a poche ore dall’arresto di Eithan Bondì, il ventunenne della comunità ebraica che ha confessato gli spari contro i due militanti dell’Anpi a Roma, appare sorpreso. E chiede di ritrovare una bussola per evitare di cedere “alla generale ondata di odio, intolleranza e xenofobia”, di scegliere solidarietà e dialogo. “Come ebreo, e soprattutto come nipote di un uomo fuggito dalla Germania nazista e poi tornato con le Brigate Ebraiche per contribuire alla liberazione dell'Italia dal nazifascismo, sento che è nostro dovere opporci ai crimini contro l'umanità ovunque si verifichino: in Europa, in Israele o in qualsiasi altra parte del mondo”.

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“Si sa ancora troppo poco per commentare quello che è successo a Roma, ma come nipote di un combattente della Brigata Ebraica, è triste pensare che quel nome venga usato come arma contro gli antifascisti”. Ricercatore di stanza a Bologna e collaboratore di Breaking the silence, ong israeliana denuncia crimini e abusi commessi dall’Idf, Ariel Bernstein, a poche ore dall’arresto di Eithan Bondì, il ventunenne della comunità ebraica che ha confessato gli spari contro i due militanti dell’Anpi a Roma, appare sorpreso. E chiede di ritrovare una bussola per evitare di cedere “alla generale ondata di odio, intolleranza e xenofobia”, di scegliere solidarietà e dialogo. “Come ebreo, e soprattutto come nipote di un uomo fuggito dalla Germania nazista e poi tornato con le Brigate Ebraiche per contribuire alla liberazione dell'Italia dal nazifascismo, sento che è nostro dovere opporci ai crimini contro l'umanità ovunque si verifichino: in Europa, in Israele o in qualsiasi altra parte del mondo”.

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Come si è arrivati a questo?

“Sebbene le azioni di Israele, come Stato che spesso afferma di rappresentare tutti gli ebrei del mondo, possano influenzare la percezione delle comunità ebraiche, dovremmo resistere a questa associazione automatica. Le persone dotate di coscienza morale dovrebbero invece indirizzare rabbia e risentimento verso coloro che abusano del potere, sia in Israele che in Europa, e sostengono attivamente crimini di guerra e politiche di espropriazione”.

Le comunità ebraiche in Italia e in Europa segnalano spesso un aumento dell'antisemitismo. Secondo lei, è un fenomeno reale?

“Si registra un chiaro aumento del linguaggio antisemita e degli atti di violenza contro le comunità ebraiche in tutto il mondo. Questo è reale, è in crescita e deve essere affrontato. Negarlo significa essere parte del problema. Non si tratta di un fenomeno isolato, fa parte di un clima più ampio di xenofobia, in cui molte minoranze sono sempre più sotto attacco. L’unica risposta è la solidarietà intercomunitaria, come modo per resistere a questa ondata più ampia di violenza politica”.

Questa ondata di odio ha contaminato anche le comunità ebraiche?

“Per quanto ne so, non credo che questo fenomeno sia più diffuso nella comunità ebraica rispetto ad altre comunità; mi sembra piuttosto una tendenza globale. Conosco molti ebrei italiani e quelli che conosco sono persone tolleranti e aperte. Lo stesso vale per coloro che hanno un legame più forte con Israele. Ma l'odio alimenta la diffidenza tra le comunità, questo mi sembra piuttosto evidente”.

Per aver criticato il governo Netanyahu anche lei è stato accusato di antisemitismo. Com’è possibile?

“Il governo Netanyahu è noto per le sue tattiche volte a mettere a tacere e intimidire l'opposizione. Ha un chiaro interesse a equiparare le proprie politiche agli interessi delle comunità ebraiche, al fine di proteggersi dalle critiche. Se l'opposizione viene etichettata come antisemita, diventa più difficile contrastare l'espropriazione dei palestinesi. È un problema ed è pericoloso per le comunità ebraiche in Italia e in tutta Europa”.

Perché sono più vulnerabili?

“Quando i funzionari del governo israeliano o i loro alleati italiani promuovono l'idea che la sicurezza degli ebrei sia intrinsecamente legata alla politica israeliana, di fatto vincola gli ebrei alle azioni di uno Stato su cui non hanno alcun controllo. Questo può alimentare l'ostilità verso gli ebrei attribuendo loro la responsabilità di azioni che potrebbero non condividere né influenzare. Inoltre, rischia di distorcere il significato stesso dell'essere ebrei, riducendo l'identità ebraica all'allineamento con Israele e, in particolare, con le sue attuali politiche di estrema destra. Questo pone le comunità ebraiche in opposizione a individui e movimenti che criticano tali politiche, anche quando tali critiche si fondano su preoccupazioni per i diritti umani”.

Esiste un antidoto?

“Fare esattamente l'opposto: una chiara distinzione tra la politica israeliana e le comunità e i valori ebraici. Bisogna affermare con fermezza che criticare Israele non significa criticare gli ebrei e che la politica israeliana non è sinonimo di identità ebraica. Mantenere tale distinzione è, a mio avviso, essenziale sia per la sicurezza delle comunità ebraiche sia per preservare la nostra integrità morale.

In concreto cosa significa?

“La Dichiarazione di Gerusalemme sull'antisemitismo potrebbe essere una preziosa bussola. A differenza della controversa definizione dell'IHRA, attualmente proposta dal Senato italiano come quadro giuridico vincolante, offre un quadro utile per distinguere tra la legittima critica politica e il discorso antisemita. Credo che questo ci possa permettere di affrontare seriamente l'antisemitismo, senza strumentalizzarlo o confonderlo con la critica politica. Afferma chiaramente che il sostegno ai diritti dei palestinesi non è in contraddizione con il rispetto e la protezione delle comunità ebraiche in tutto il mondo e può aiutarci a rispondere al momento attuale in modo coerente con i nostri principi, pur riconoscendo che l'antisemitismo rimane una minaccia reale e crescente”.

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