Avvelenate, c’è un supertestimone: ecco chi è l’amico del padre che ha curato madre e figlia a casa
di Alessandra ZinitiC’è un supertestimone che potrebbe fornire elementi importanti agli inquirenti che cercano di stringere il cerchio attorno a chi ha avvelenato Antonella Di Ielsi e Sara Di Vita anche se, per la famiglia, come dice la zia Maria «non c’è nessun assassino da cercare, è stato un incidente».
Chi è l’amico entrato a casa il 26 dicembre
Il superteste è un professore di scienze infermieristiche, amico di famiglia, Gianpiero Mastrogiorgio. È lui che la sera del 26 dicembre viene chiamato dal padre Gianni, e pratica a casa una flebo a madre e figlia, disidratate dopo i ripetuti episodi di vomito e diarrea accusati dal giorno di Natale. È lui che nelle ore drammatiche in cui Antonella e Sara muoiono in seguito ad un collasso multiorgano, si presenta all’ospedale di Campobasso a chiedere notizie. Ed è lui che tiene i contatti con Alice, l’unica della famiglia che sta bene e che il 27 accompagna per l’ultima volta in ospedale sua sorella Sara. Una figura importante tanto che, oltre a quelle con i …
C’è un supertestimone che potrebbe fornire elementi importanti agli inquirenti che cercano di stringere il cerchio attorno a chi ha avvelenato Antonella Di Ielsi e Sara Di Vita anche se, per la famiglia, come dice la zia Maria «non c’è nessun assassino da cercare, è stato un incidente».
Chi è l’amico entrato a casa il 26 dicembre
Il superteste è un professore di scienze infermieristiche, amico di famiglia, Gianpiero Mastrogiorgio. È lui che la sera del 26 dicembre viene chiamato dal padre Gianni, e pratica a casa una flebo a madre e figlia, disidratate dopo i ripetuti episodi di vomito e diarrea accusati dal giorno di Natale. È lui che nelle ore drammatiche in cui Antonella e Sara muoiono in seguito ad un collasso multiorgano, si presenta all’ospedale di Campobasso a chiedere notizie. Ed è lui che tiene i contatti con Alice, l’unica della famiglia che sta bene e che il 27 accompagna per l’ultima volta in ospedale sua sorella Sara. Una figura importante tanto che, oltre a quelle con i familiari, ci sono proprio le chat con Mastrogiorgio, con sua moglie e con le due figlie tra quelle del telefonino di Alice che ha procuratrice Elvira Antonelli ha chiesto di estrarre dal cellulare la cui copia è stata fatta ieri alla presenza dei legali delle parti.
Le indagini difensive
Mastrogiorgio è stato sentito dagli investigatori della Mobile solo nell’immediatezza della morte delle due donne, quando ancora si pensava ad una intossicazione alimentare. Ma ora è uno dei due testi che l’avvocato Pietro Terminiello, legale di uno dei medici indagati, ha convocato per indagini difensive per il 5 maggio. Il secondo è l’infermiere del Cardarelli con cui parlò nelle ore della morte delle due donne. Sulla scorta di un documento depositato ieri che ricostruisce le condizioni di madre e figlia nei tre ricoveri e quelle di Gianni Di Vita, visitato il 26 senza «nulla di rilevante», le difese dei medici restano convinte che l’avvelenamento è avvenuto il 26 dicembre e non il 23, data ritenuta troppo lontana. Per questo chiedono anche che si cerchi traccia di queste flebo e si accerti contenuto e provenienza.
La trasferta a Pavia della procuratrice
Proprio per sciogliere i nodi irrisolti dei tempi dell’avvelenamento, ieri la procuratrice di Larino Elvira Antonelli e il capo della Mobile Marco Graziano si sono recati a Pavia per chiedere chiarimenti al direttore del centro antiveleni Locatelli mentre nelle prossime ore la Scientifica analizzerà gli scarti di cibo trovati in casa alla ricerca di ricina. E oggi gli accertamenti istologici, al Policlinico di Bari, e la comparazione con le analisi tossicologiche potrebbero dare le risposte che mancano per completare l’autopsia.