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Crans Montana. “Nel video Sofia ride con gli amici, nessuno li ha avvertiti del rogo”

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L’avvocato di una ragazza italiana ustionata ha visto le immagini: “In un minuto dalla festa al dramma, immagini shock”
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Conoscendo la fine di questa storia, quelle immagini chiudono lo stomaco perfino agli avvocati. In piedi, mentre camminano lungo un corridoio, si riconoscono i volti di Sofia, di Kean. Sono vicini alla sala in fondo al locale dove quel grande gruppo di adolescenti, alcuni amici da una vita, sta festeggiando l’inizio del nuovo anno al Constellaton. Diversi sono seduti sui divanetti. I ragazzi con la camicia o la maglietta a maniche corte, le ragazze vestite da sera. Parlano, guardano il telefono, sorridono: è passata poco più di un’ora dalla mezzanotte. In sottofondo c’è la musica, anche se il video è muto e nessuno può sentirla, come la loro voce. Passeranno solo pochi minuti perché riemergano da quel seminterrato con il corpo bruciato, mentre in sei da quel locale non usciranno mai. Eccole, le ultime immagini della comitiva di italiani rimasta inghiottita dal rogo di Crans-Montana.

Conoscendo la fine di questa storia, quelle immagini chiudono lo stomaco perfino agli avvocati. In piedi, mentre camminano lungo un corridoio, si riconoscono i volti di Sofia, di Kean. Sono vicini alla sala in fondo al locale dove quel grande gruppo di adolescenti, alcuni amici da una vita, sta festeggiando l’inizio del nuovo anno al Constellaton. Diversi sono seduti sui divanetti. I ragazzi con la camicia o la maglietta a maniche corte, le ragazze vestite da sera. Parlano, guardano il telefono, sorridono: è passata poco più di un’ora dalla mezzanotte. In sottofondo c’è la musica, anche se il video è muto e nessuno può sentirla, come la loro voce. Passeranno solo pochi minuti perché riemergano da quel seminterrato con il corpo bruciato, mentre in sei da quel locale non usciranno mai. Eccole, le ultime immagini della comitiva di italiani rimasta inghiottita dal rogo di Crans-Montana.

Per la prima volta anche i legali italiani hanno avuto accesso ai video, tenuti fino a lunedì secretati dalla procura di Sion, che mostra il disastro svizzero di Capodanno. Il cuore del materiale è un montaggio che restituisce quello che le quattordici telecamere del locale hanno visto quella notte prima che le fiamme e il fumo nerissimo oscurassero tutto. Otto minuti durissimi che raccontano ciò che è accaduto poco prima del rogo. E nei minuti successivi. Con i giovani italiani ripresi dagli occhi elettronici nella loro serata di festa, l’ultima per alcuni. Prima che tutto precipitasse.

È l’1.27 quando il braccio di Cyane Panine, la cameriera con il casco da cui spunta la lunga treccia bionda, si solleva verso il soffitto con la candela che dà inizio a tutto. È il deejay della serata, Matéo Lesguer, il primo ad accorgersene. Solleva gli occhi, prima di lasciare all’improvviso la consolle. Il soffitto è già incandescente, la schiuma tossica è già in fiamme, ma nessuno se ne accorge. E in quel video si vede lui, insieme alla guardia giurata Stefan Ivanovic, correre alla disperata ricerca di un estintore. La loro sagoma si vede passare davanti a quella saletta dove ci sono i ragazzi. Fra gli altri, ricostruiranno i genitori, Manfredi, Leonardo e Francesca. Non c’è nessuno, però, che li avvisa. Non chi si è accorto delle fiamme. Non Jessica Moretti, fra le primissime a riemergere in superficie, dopo aver organizzato e dato istruzioni per il corteo mascherato, anche lei con una bottiglia scintillante in mano. Una candela accesa da lei stessa, racconta chi ha visto quel video, dopo averla appoggiata alla fiamma già viva nelle mani di un’altra cameriera.

Passano istanti preziosi, prima che siano i giovani a darsi a vicenda l’allarme. Nel film della strage si vedono, chiari, i loro movimenti. Una catena che, dai ricordi di quella notte, sembrerebbe partita da Francesca, Giuseppe ed Elsa. È lì che tutti si alzano, qualcuno afferra la giacca. Non una vera fuga all’inizio. Nessuno, da lì in fondo, sembra riuscire a capire cosa stia succedendo. Passa pochissimo e, nel seminterrato, le telecamere non riescono a vedere quasi più nulla. Il fumo è nerissimo quando, al piano di sopra, arriva la fiammata. Video impressionanti, racconta chi ha passato ore a guardarli. Dove si vedono ragazzi che si muovono verso l’uscita con i vestiti a brandelli, con il corpo devastato dal fuoco.

«Immagini estremamente dure, toccanti, difficili da commentare», spiega Fabrizio Ventimiglia, legale della famiglia di Sofia Donadio insieme a Marco Giannone e Davide Zaninetta. «Segnano un passaggio cruciale nelle indagini e confermano i dubbi già espressi sulla veridicità della ricostruzione di Jessica Moretti nel corso delle audizioni», dicono, dopo aver visto il film della strage di Crans. Dai video «emerge una dinamica molto chiara che contrasta con quanto ha dichiarato finora. Sia sul momento dell’innesco, sia su quelli immediatamente successivi». Ciò che si vede, secondo i legali, «sono evidenti criticità nella gestione dell’emergenza, con il personale che appare non adeguatamente formato, che mostra difficoltà concrete anche nell’individuazione degli estintori». Pochi, drammatici secondi, concludono, «durante i quali chi avrebbe dovuto avere quantomeno il senso di responsabilità di avvisare e informare tutti gli avventori del locale del pericolo è tra i primi a scappare».

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