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Crisi del clima, nel 95 per cento dell’Europa temperature sopra la media. Allarme per maggio

Un incendio in Spagna ad agosto 2025 (reuters)

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Rapporto Copernicus sugli effetti del riscaldamento nel nostro continente nel 2025. In arrivo un El Niño particolarmente intenso che farà aumentare ancora le temperature
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Menomale che il 2025 doveva essere un anno fresco. Grazie alla corrente fredda del Pacifico chiamata La Niña, in grado di abbassare le temperature globali, ci si aspettava una tregua nel riscaldamento climatico. L’anno trascorso si è in effetti classificato terzo fra quelli più caldi di sempre, dopo 2024 e 2023. Eppure l’analisi appena pubblicata da Copernicus, il sistema europeo di monitoraggio del clima, non lascia spazio a illusioni: la pausa della Niña è stata effimera. Il 2025, secondo il rapporto sul clima europeo appena pubblicato, ha continuato a mostrare i segni di una febbre che non sarà di breve durata.

Il ritorno del Niño e le previsioni per l’estate

Tutti gli ultimi 11 anni, sottolinea Copernicus, sono nell’elenco degli 11 più caldi dall’inizio del monitoraggio climatico (1850). E per questo mese di maggio secondo la World Meteorological Organization (Wmo, l’Organizzazione Meteorologica Mondiale) è previsto il ritorno di un El Niño (la versione calda della Niña) particola…

Menomale che il 2025 doveva essere un anno fresco. Grazie alla corrente fredda del Pacifico chiamata La Niña, in grado di abbassare le temperature globali, ci si aspettava una tregua nel riscaldamento climatico. L’anno trascorso si è in effetti classificato terzo fra quelli più caldi di sempre, dopo 2024 e 2023. Eppure l’analisi appena pubblicata da Copernicus, il sistema europeo di monitoraggio del clima, non lascia spazio a illusioni: la pausa della Niña è stata effimera. Il 2025, secondo il rapporto sul clima europeo appena pubblicato, ha continuato a mostrare i segni di una febbre che non sarà di breve durata.

Il ritorno del Niño e le previsioni per l’estate

Tutti gli ultimi 11 anni, sottolinea Copernicus, sono nell’elenco degli 11 più caldi dall’inizio del monitoraggio climatico (1850). E per questo mese di maggio secondo la World Meteorological Organization (Wmo, l’Organizzazione Meteorologica Mondiale) è previsto il ritorno di un El Niño (la versione calda della Niña) particolarmente intenso. “Per la stagione maggio-giugno-luglio ci si aspettano temperature sopra alla norma quasi ovunque” scrive la Wmo. In Italia l’Aeronautica prevede che il termometro salga sopra la media a partire da metà maggio.

L'aumento delle temperature dal 1850 a oggi 

Già la differenza di temperatura rispetto all’epoca preindustriale sul pianeta ha sfiorato il grado e mezzo (1,47 gradi), poco sotto agli eccessi di 2024 e 2023. Quella che un tempo era considerata la soglia di sicurezza da non superare (1,5 gradi in più rispetto alla media 1850-1900, cioè alla temperatura dell’epoca preindustriale) da tre anni a questa parte è diventata la nuova normalità.

Sarebbe stato sorprendente il contrario, visto che i due gas principali responsabili dell’effetto serra, anidride carbonica e metano, hanno continuato ad aumentare in atmosfera. Non è bastato che le fonti rinnovabili abbiano fornito quasi la metà dell’elettricità europea (il 46,4%), con il contributo dell’energia solare che ha raggiunto un nuovo record: il 12,5%.

Il Mediterraneo accumula il doppio del calore

A valle della crescita di emissioni di gas serra assistiamo non solo al riscaldamento dell’aria. Anche gli oceani, enormi serbatoi di energia, che con la loro inerzia si riscaldano e si raffreddano più lentamente dell’aria, oggi sono di 0,6 gradi più caldi rispetto agli anni ’80. Il Mediterraneo, un mare chiuso, arriva a più 1,3 gradi. Acqua e atmosfera più carichi di energia sono alla base dei fenomeni meteo estremi: gli uragani che sempre più spesso colpiscono le nostre regioni.

L’Europa, per ragioni non del tutto chiare, si sta riscaldando a un ritmo più rapido rispetto al resto del mondo. Nel 2025, secondo Copernicus, il 95% del continente ha registrato temperature annuali superiori alla media. “Norvegia, Svezia e Finlandia hanno registrato la peggiore ondata di caldo mai registrata” fa notare Florian Pappenberger, direttore del Centro Europeo per le Previsioni Meteorologiche a Medio Termine (Ecmwf), l’ente che ha redatto il rapporto per conto di Copernicus e della Wmo. “Per 21 giorni consecutivi ci sono state temperature superiori a 30 gradi all’interno del circolo polare artico”.

Meno neve e più fuoco

Non stupisce che i ghiacci ne soffrano. In Islanda la superficie coperta dalla neve è stata la più ridotta di sempre. In Europa nel suo complesso l’area innevata a marzo del 2025 era del 31% inferiore alla media: 1,32 milioni di chilometri quadri (quattro volte l’Italia). Si tratta del terzo valore più basso da quando esiste questa misurazione (1983). La Groenlandia ha perso in un anno 139 miliardi di tonnellate di ghiaccio. È un problema doppio perché, come fa notare il rapporto, “la neve e il ghiaccio svolgono un ruolo fondamentale nel rallentare il cambiamento climatico riflettendo la luce solare nello spazio con il loro effetto albedo”.

Dal ghiaccio al fuoco: mai tante foreste sono state distrutte dagli incendi in Europa come nel 2025. La superficie boschiva bruciata nel continente ha superato il milione di ettari (l’equivalente dell’area di Cipro). Le portate dei fiumi, al contrario, sono state inferiori alla media per 11 mesi su 12. A maggio circa la metà dell’Europa (53%) è stata colpita da condizioni di siccità.

Per Samantha Burgess, responsabile strategica per il clima presso l’Ecmwf, “il quadro è preoccupante. Il ritmo dei cambiamenti climatici richiede un intervento più urgente. Con l’aumento delle temperature, gli incendi boschivi diffusi e la siccità, le prove sono inequivocabili: il cambiamento climatico non è una minaccia, futura, è la nostra realtà attuale”.

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