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Migranti, l’esercito dei ragazzini fantasma. Perse le tracce di oltre 4mila minori in due anni

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I dati emergono dall’ultimo rapporto elaborato da ActionAid in collaborazione con Openpolis
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“Non c’è notte che non arrivi una telefonata per segnalarci un ragazzino neo-diciottenne buttato fuori da un centro il giorno del suo compleanno. Non è un caso, è un sistema che funziona così”. Alice Basiglini è una delle operatrici di Baobab Experience, associazione che ormai da anni prova mettere toppe dove lo Stato non c’è o non c’è più. “Non gestiamo né Sai, né Cas, (i centri di accoglienza ordinaria e straordinaria ndr) ma abbiamo affittato degli appartamenti che sono diventati case rifugio per chi si trova ad essere espulso dal sistema di accoglienza”. A partire dai ragazzini.

Quattromila fantasmi

Per la burocrazia sono i Msna, minori stranieri non accompagnati. Alla fine del 2024 – ricostruisce “La frontiera ovunque”, il nuovo rapporto curato da ActionAid in collaborazione con Openpolis sui numeri delle migrazioni in Italia - in Italia erano 18.625 Msna, alla fine del 2025 il dato scende a 17.011, ma gli ingressi nell’anno aumentano da 14.828 a 16.228. Traduzione, all’appello …

“Non c’è notte che non arrivi una telefonata per segnalarci un ragazzino neo-diciottenne buttato fuori da un centro il giorno del suo compleanno. Non è un caso, è un sistema che funziona così”. Alice Basiglini è una delle operatrici di Baobab Experience, associazione che ormai da anni prova mettere toppe dove lo Stato non c’è o non c’è più. “Non gestiamo né Sai, né Cas, (i centri di accoglienza ordinaria e straordinaria ndr) ma abbiamo affittato degli appartamenti che sono diventati case rifugio per chi si trova ad essere espulso dal sistema di accoglienza”. A partire dai ragazzini.

Quattromila fantasmi

Per la burocrazia sono i Msna, minori stranieri non accompagnati. Alla fine del 2024 – ricostruisce “La frontiera ovunque”, il nuovo rapporto curato da ActionAid in collaborazione con Openpolis sui numeri delle migrazioni in Italia - in Italia erano 18.625 Msna, alla fine del 2025 il dato scende a 17.011, ma gli ingressi nell’anno aumentano da 14.828 a 16.228. Traduzione, all’appello ne mancano più di quattromila. Molti nel circuito dell’accoglienza non sono mai entrati, alcuni sono scappati, alcuni sono stati espulsi dai centri per minori al compimento del diciottesimo anno di età.

Giovani adulti abbandonati nelle città

Sulla carta, dovrebbero essere trasferiti in centri per adulti per completare il percorso di accoglienza a cui hanno diritto e le strutture di primo ingresso dovrebbero assicurarsi di convertire il permesso di soggiorno per minore età. “Il più delle volte – spiega Basiglini – non succede nulla di tutto ciò. Ci troviamo di fronte ragazzini fragili, disorientati, facilmente manipolabili, con i documenti scaduti, che per mesi hanno provato ad arrangiarsi”. E in strada arrangiarsi significa, il più delle volte, finire nei giri dello sfruttamento, della tratta o del piccolo spaccio in cambio di un posto in una baracca, qualche spiccio, una dose. Alcuni per sopravvivere sono costretti a commettere “reati bagatellari”, come rubare un cappotto per sfuggire al freddo, con quell’unico errore che a distanza di anni rischia di farli naufragare in un centro per rimpatri.

Ragazzini soli costretti a vivere con gli adulti

Ma a volte, i ragazzini che finiscono in strada diciotto anni neanche li hanno fatti, ma decidono di allontanarsi dai centri. E spesso il motivo – emerge dal report di ActionAid e OpenPolis – è che si trattava di una collocazione inadeguata, non solo magari per la qualità dei servizi o le condizioni, ma strutturalmente. Dal 2023, una legge voluta dal ministro Piantedosi ha reso possibile “l’eccezionale presenza” di sedici-diciassettenni in “sezioni dedicate collocate in centri per adulti. “Si tratta di strutture di grandi dimensioni e prive degli standard, in termini di personale e servizi garantiti, per l’accoglienza dei minorenni, nelle quali non è assicurato l’accesso all’assistenza legale e psicologica, né a percorsi di apprendimento della lingua italiana”, segnala Giorgia D’Errico direttrice delle relazioni istituzionale di Save the Children. E che ci possano finire i ragazzini, continua poi D’Errico, “ha destato e desta forte preoccupazione, perché si pone in contrasto con il principio del rispetto del superiore interesse del minore e con quelli di tutela e non-discriminazione”.

Misure tutt’altro che eccezionali

Ma il governo sulla legge ha tirato dritto. E i dati dimostrano che si tratta di una misura tutt’altro che eccezionale. Dal varo della legge al novembre del 2025, gli ingressi sono stati almeno 823, altri 138 ingressi risultavano addirittura precedenti alla misura. E non si è trattato di collocazioni temporanee. “Se la norma immagina collocamenti brevi e strettamente eccezionali, i dati mostrano invece permanenze oltre i 90 giorni (previsti dalla norma come tempo sufficiente, prorogabile per altri 60 gg) e oltre i 150 giorni (e quindi fuori dal perimetro legale)”, si legge nel rapporto.

Almeno tredici prefetture, si segnala, hanno autorizzato una permanenza che supera i termini di legge complessivi. E senza che ce ne fosse necessità. In 9 delle 29 prefetture monitorate – fa emergere il rapporto - c’erano posti dedicati liberi anche nello stesso Comune, in 21 c’erano disponibilità in provincia, in tutti e 29 in casi in regione.

Su 800 minori nei centri per adulti, metà sono spariti

“L’indicatore più allarmante resta l’esito dei percorsi. Il peso di abbandoni, allontanamenti e revoche, a fronte della residualità dei trasferimenti verso il Sai o verso strutture per minori, è il segno più tangibile il fallimento della presa in carico”. E i numeri sono inequivocabili: sono almeno 407 gli abbandoni, allontanamenti o revoche. “Un sistema che tiene il minore per mesi o anni in strutture per adulti, che lo perde per abbandono più spesso di quanto lo trasferisca in un circuito protetto, che oscilla tra hotel, prefabbricati, ali separate e moduli esterni, e che fatica a documentare con chiarezza tempie uscite, non sta offrendo protezione, ma solo vitto, alloggio e contenimento”, afferma ActionAid.

ActionAid: “Sintomo di un sistema che vuole generare emergenza”

Non si tratta di una disfunzione, ma di un aspetto di un generale sistema che “è organizzato attraverso un’emergenza interna costante prodotta da scelte pubbliche”, attacca l’associazione. “Grandi centri, standard ridotti, uso della deroga, crescita della prima accoglienza, opacità dei controlli e normalizzazione dei collocamenti impropri dei minori: non sono effetti indesiderati di un impianto che mira all’accompagnamento della persona, ma sono componenti strutturali di un medesimo modello”.

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