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Dal pappagallo Bruce agli scimpanzé: gli animali che hanno fatto della disabilità un punto di forza

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Riviste scientifiche specializzate hanno raccontato la storia del pennuto che ha scalato la piramide sociale fino a diventare un maschio alpha sfruttando una menomazione del becco. E non è il solo
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Se esistesse un Oscar per gli animali diversamente abili, andrebbe certamente assegnato al pappagallo Bruce. Esemplare maschio di Nestor notabilis, una specie endemica della Nuova Zelanda,fa parlare di sé dal 2021: per via della sua disabilità e delle abilità che ha sviluppato pur di aggirarla. Bruce fu trovato in natura privo della parte superiore del becco, probabilmente amputata da una trappola per topi da cui cercava di mangiare.

Il pappagallo in cima alla gerarchia

Fu ricoverato presso la Willowbank Wildlife Reserve. E qui i ricercatori che se ne prendevano cura fecero la prima scoperta: il pappagallo aveva imparato a usare dei sassolini (stretti tra la lingua e la parte inferiore del becco) per pulirsi le piume dai parassiti.

Ora Bruce è tornato a far parlare di sé: in un articolo pubblicato qualche giorno fa sulla rivista Current Biology, il team che lo studia racconta come il pappagallo di 13 anni abbia scalato le gerarchie del gruppo di Nestor notabilis in cui era stato inser…

Se esistesse un Oscar per gli animali diversamente abili, andrebbe certamente assegnato al pappagallo Bruce. Esemplare maschio di Nestor notabilis, una specie endemica della Nuova Zelanda,fa parlare di sé dal 2021: per via della sua disabilità e delle abilità che ha sviluppato pur di aggirarla. Bruce fu trovato in natura privo della parte superiore del becco, probabilmente amputata da una trappola per topi da cui cercava di mangiare.

Il pappagallo in cima alla gerarchia

Fu ricoverato presso la Willowbank Wildlife Reserve. E qui i ricercatori che se ne prendevano cura fecero la prima scoperta: il pappagallo aveva imparato a usare dei sassolini (stretti tra la lingua e la parte inferiore del becco) per pulirsi le piume dai parassiti.

Ora Bruce è tornato a far parlare di sé: in un articolo pubblicato qualche giorno fa sulla rivista Current Biology, il team che lo studia racconta come il pappagallo di 13 anni abbia scalato le gerarchie del gruppo di Nestor notabilis in cui era stato inserito, fino a diventarne il maschio dominante. Nonostante una disabilità che avrebbe dovuto relegarlo agli ultimi gradini della scala sociale: il becco superiore adunco e appuntito è infatti l’arma usata nei combattimenti tra maschi e non disporne significa affrontare una lotta impari. Non per Bruce, però. Non potendo mordere il collo dei suoi avversari, ha adottato una nuova forma di lotta che forse ha colto di sorpresa gli altri maschi: si avventa su di loro e li colpisce al corpo con ciò che resta del suo becco.

“Non direi che ha ‘inventato’ una tecnica diversa in seguito alla sua menomazione”, spiega Giorgio Vallortigara, neuroscienziato dell’Università di Trento. “È più probabile che, dati i vincoli imposti dall’assenza della parte superiore del becco, interagisca fisicamente in modo diverso con i suoi simili. La cosa davvero interessante è che questa compensazione funziona: gli permette cioè di competere efficacemente. C’è anche da dire che non sempre in natura la posizione sociale è frutto di scontri fisici: può essere il risultato di altre strategie. Ha un ruolo importante la reputazione, cioè su quanto forte e bravo eri in passato, ma anche la postura. Insomma, non è sempre necessario arrivare a un combattimento manifesto e cruento”.

La capacità di usare utensili

I ricercatori si erano insospettiti misurando gli ormoni dello stress di Bruce, hanno scoperto che erano a un livello straordinariamente basso per un maschio che avrebbe dovuto trovarsi ai piedi della piramide sociale. Monitorando i suoi comportamenti, lo hanno visto mettere in pratica la nuova tecnica di lotta e hanno che Bruce, come ogni maschio alpha, è il primo ad accedere al cibo, per poi lasciare, quando è sazio, che mangino gli altri. “L’uso di strumenti stupisce relativamente”, commenta Gloria Sabbatini, biologa e ricercatrice presso l’Istituto di Scienze e Tecnologie della Cognizione del Cnr. “I kea non usano strumenti in natura ma in cattività si sono dimostrati molto ingegnosi”.

E in effetti pochi giorni fa uno speciale della Bbc li aveva inclusi tra le 11 specie animali più brave nell’usare utensili, scrivendo: “Sono capaci di risolvere complessi enigmi logici, fare previsioni sul futuro e collaborare in gruppo per procurarsi il cibo. In natura non sono soliti usare strumenti, in parte a causa della loro dieta, composta principalmente da semi, noci e frutta che riescono a lavorare con i loro becchi robusti. Tuttavia, in cattività la loro intelligenza e flessibilità comportamentale sono emerse in tutta la loro forza, e hanno imparato a usare bastoncini come strumenti per estrarre il cibo dalle scatole”.

Nella classifica compare anche il corvo della Nuova Caledonia, che utilizza regolarmente ramoscelli per la ricerca di cibo e possiede anche sofisticate capacità di fabbricazione di utensili. Restando ai pennuti, l’airone azzurro maggiore fa parte di quegli uccelli acquatici che “pescano con l’esca”, vale a dire posizionano oggetti in acqua per attirare i pesci e poi predarli. “Tornando a Bruce”, continua Sabbatini, “lui ha imparato a usare uno strumento rivolgendolo verso il proprio corpo. Si tratta di un utilizzo più semplice, che richiede meno capacità cognitive rispetto all’uso di strumenti verso il mondo esterno, per esempio per procurarsi del cibo, pratica conto diffusa tra i primati per esempio: immaginare gli effetti che le manipolazioni di un oggetto hanno sull’ambiente che ci circonda richiede infatti un maggior livello di astrazione”.

Gli altri animali

C’è poi il tema della disabilità e di come aggirarla con pratiche “innovative”. “In uno dei suoi libri Jane Goodall racconta di uno scimpanzé che aveva perso un braccio a causa della poliomielite ma che alleandosi con il fratello, esemplare alpha, era riuscito a restare ai vertici della gerarchia del gruppo”, ricorda Sabbatini. E tra i macachi giapponesi sono stati osservati esempi di animali con mani deformi che hanno imparato a deambulare da bipedi non potendo utilizzare tutte e quattro le zampe. Lasciando le foreste selvagge e spostandosi a Ouray, cittadina del Colorado, si trova una storia simile: Dexter, un breton spagnolo, anni fa fu investito da un'auto, perdendo una zampa anteriore e l’uso dell’altra. Stanco si muoversi con l’ausilio di una protesi-carrello, un giorno il cane si mise in piedi e iniziò a camminare su due zampe. Ma come si incrociano nel mondo animale, l’essere portatore di disabilità e l’introduzione di innovazioni o di utensili per superala? “Quello che sappiamo per certo è che la percezione del corpo e dei propri confini fisici è presente in tutti gli animali”, risponde Sabbatini. “E tale percezione viene estesa quando si usano strumenti che ‘espandono’ il corpo, perché i loro uso riconfigura anche i circuiti cerebrali”. Come deve essere successo nel caso del pappagallo Bruce, diverso ma molto abile.

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