«Sono ancora molto scossa, rivivo continuamente il trauma, ma stamattina mi sento finalmente un po’ più tranquilla». Rossana Gabrieli, la donna ferita assieme a Nicola Fasciano, dagli spari di pallini ad aria compressa il pomeriggio del 25 aprile a Roma, racconta al telefono con Repubblica la sua prima reazione dopo il fermo del suo presunto aggressore, un 21enne della comunità ebraica accusato ora di tentato omicidio.
Quando ha letto la notizia del fermo, qual è la prima cosa che ha pensato?
«Una grande soddisfazione per il lavoro svolto dagli inquirenti a cui va tutta la mia gratitudine e riconoscenza: non avevo dubbi che lo avrebbero individuato. E una grande pena».
Ha provato pena per il suo aggressore?
«Sì, perché un ragazzo così giovane, di appena ventuno anni, così carico di odio è la dimostrazione che il livello di livore toccato dalla politica oggi ha provocato una radicalizzazione estrema dei comportamenti».
C’è una responsabilità della politica, lei dice, dietro quegli spa…
«Sono ancora molto scossa, rivivo continuamente il trauma, ma stamattina mi sento finalmente un po’ più tranquilla». Rossana Gabrieli, la donna ferita assieme a Nicola Fasciano, dagli spari di pallini ad aria compressa il pomeriggio del 25 aprile a Roma, racconta al telefono con Repubblica la sua prima reazione dopo il fermo del suo presunto aggressore, un 21enne della comunità ebraica accusato ora di tentato omicidio.
Quando ha letto la notizia del fermo, qual è la prima cosa che ha pensato?
«Una grande soddisfazione per il lavoro svolto dagli inquirenti a cui va tutta la mia gratitudine e riconoscenza: non avevo dubbi che lo avrebbero individuato. E una grande pena».
Ha provato pena per il suo aggressore?
«Sì, perché un ragazzo così giovane, di appena ventuno anni, così carico di odio è la dimostrazione che il livello di livore toccato dalla politica oggi ha provocato una radicalizzazione estrema dei comportamenti».
C’è una responsabilità della politica, lei dice, dietro quegli spari.
«Una grande responsabilità della politica che è diventata troppo aggressiva e in questo modo non giova alla serenità della convivenza civile tra diversi. Cosa può fare un ragazzo che è ancora alle prime battute nella vita se non essere imbevuto da quell’odio che respira attorno, qui in Italia come nel resto del mondo?».
Ha saputo che il ragazzo ha detto di appartenere alla Comunità ebraica?
«Purtroppo lo sospettavo. Me lo ero immaginato da subito e lo avevo anche detto agli inquirenti. Ci ha attaccato perché portavamo il fazzoletto dell’Anpi. Ormai c’è questo divario estremo, questo odio tra la Brigata ebraica e l’Anpi, come si è visto anche a Milano, che dev’essere anzitutto riconosciuto e poi anche gestito. Episodi del genere non devono più ripetersi, bisogna che si riattivi un dialogo, che ci sia maggiore interlocuzione anche tra forze politiche».
Ora il suo aggressore è accusato di tentato omicidio.
«Io ho visto quella rabbia scatenarsi, un’aggressività esplosa in tutti i sensi. Non ha sparato una sola volta, come atto osceno ma dimostrativo, ma almeno quattro volte. Se invece di una pistola ad aria compressa, avesse avuto una pistola normale non sarei qui a parlare con lei».
Cosa pensa del 25 aprile appena trascorso, una grande festa colpita dagli spari contro di lei, polemiche, provocazioni, aggressioni?
«C’è stata una deriva non positiva. Auspico che si torni vivamente a un 25 aprile condiviso. Si deve tornare alle origini, alla liberazione dall’antifascismo, a una festa che dovrebbe essere davvero di tutti gli italiani. Chi decide di non festeggiarlo per qualsiasi motivo, dovrebbe smettere di scaricare sugli altri la propria rabbia».
Lei è ancora scossa?
«Sono ancora molto sotto shock, continuo a rivivere continuamente quel momento, a riprovare quel trauma, ho incubi di notte e flashback improvvisi di giorno. Mi sento molto fragile dal punto di vista psicologico e continuo a star male, mi ci vorrà del tempo per riprendermi».