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Craig Venter è morto: lo scienziato aveva letto il genoma umano e creato la vita artificiale

Aveva 79 anni, era stato ricoverato per le conseguenze di una terapia tumorale. Negli anni Novanta la sua impresa che ha rivoluzionato la genetica
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Sorrideva dentro di sé, quando lo accusavano di voler giocare a fare Dio. Craig Venter, biologo americano, aveva sempre cercato la sfida con la scienza ufficiale. Una delle sue ultime scommesse era stata la creazione del Genomic X Prize, un premio per quel ricercatore che avesse scovato nel Dna dei centenari il segreto della longevità.

A lui personalmente quella ricerca non è servita. Venter è morto ieri a 79 anni nella sua casa di La Jolla, in California. L’annuncio è stato dato dal J. Craig Venter Institute, il centro di ricerca privato da lui creato. Di recente era stato ricoverato per le conseguenze di una terapia tumorale.

La prima delle sue scommesse vinta riguarda il Dna umano. Negli anni ‘90, quando il governo americano aveva intrapreso il sequenziamento dell’inte…

Sorrideva dentro di sé, quando lo accusavano di voler giocare a fare Dio. Craig Venter, biologo americano, aveva sempre cercato la sfida con la scienza ufficiale. Una delle sue ultime scommesse era stata la creazione del Genomic X Prize, un premio per quel ricercatore che avesse scovato nel Dna dei centenari il segreto della longevità.

A lui personalmente quella ricerca non è servita. Venter è morto ieri a 79 anni nella sua casa di La Jolla, in California. L’annuncio è stato dato dal J. Craig Venter Institute, il centro di ricerca privato da lui creato. Di recente era stato ricoverato per le conseguenze di una terapia tumorale.

La prima delle sue scommesse vinta riguarda il Dna umano. Negli anni ‘90, quando il governo americano aveva intrapreso il sequenziamento dell’intero genoma della nostra specie, lui entrò senza bussare, accusò i colleghi di lentezza e inefficienza – la spesa prevista si aggirava attorno ai 3 miliardi di dollari – e avviò un progetto parallelo.

Con i suoi fondi, i suoi apparecchi e i suoi scienziati Venter dimostrò che il risultato poteva essere raggiunto con metodi nuovi e più rapidi. Tanto che il sequenziamento completo del nostro Dna, avvenuto nel 2000, porta ancora la doppia paternità: sia di Venter e della sua compagnia privata Celera che del progetto governativo Human Genome Project.

“Fu un passo fondamentale verso la scoperta delle basi genetiche delle malattie e delle origini umane” ricorda oggi il Venter Institute nell’ultimo saluto al suo fondatore.

"Con la sua sfida privata al Progetto Genoma Umano, ha accelerato la decodifica del nostro Dna, dimostrando che l'innovazione audace può cambiare il corso della scienza” spiega Giuseppe Novelli, genetista dell’università di Roma Tor Vergata.

Era solo l’inizio della sua sfida. Proprio negli anni ‘90 Venter iniziò a progettare la creazione della vita artificiale. Voleva assemblare un batterio in laboratorio, montando il Dna pezzo dopo pezzo come fosse un giocattolo Lego. Nel 2010, attraverso la rivista Science – il massimo del prestigio e del rigore, agli occhi della scienza ufficiale – presentò al mondo la prima cellula artificiale: chiamata Synthia, era un batterio Mycoplasma mycoides (uno dei più semplici fra quelli esistenti) cui aveva sottratto il Dna naturale e inserito un cromosoma di 473 geni costruito in laboratorio.

A chi lo aveva accusato di giocare a fare Dio, lui aveva risposto serissimo: “Io non sto giocando”. Nella sua visione i batteri artificiali, mossi da un Dna scritto dall’uomo, avrebbero potuto svolgere compiti utili all’umanità: dal produrre farmaci allo smaltire sostanze inquinanti. Nel 2013 fornì allo scienziato italiano Rino Rappuoli la sequenza genetica del batterio del meningococco B, permettendogli di creare il primo vaccino contro questa malattia.

A bordo del suo yacht si era anche messo a scandagliare il mare alla ricerca di microrganismi in grado di svolgere funzioni del tutto nuove e sconosciute, da poter imitare e ricreare nel suo laboratorio per migliorare le sorti dell’umanità. Anche in questo si sentiva superiore alla scienza ufficiale. E quando, anni dopo la lettura del genoma umano, rivelò che il campione di Dna usato per il sequenziamento era proprio il suo, nessuno era riuscito a stupirsi.

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