Cronaca

Sindrome di Dorian Gray, 1 italiano su 2 ne soffre e ha paura di essere meno attraente invecchiando

Sindrome di Dorian Gray, 1 italiano su 2 ne soffre e ha paura di essere meno attraente invecchiando

Il dato emerge da una ricerca condotta da EngageMinds Hub, centro di ricerca in psicologia dei consumi e della salute dell’Università Cattolica di Cremona

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Un italiano su due è affetto dalla sindrome di Dorian Gray, ovvero ha paura di diventare meno attraente con il passare degli anni. È il dato più sorprendente – e simbolicamente più potente – dell’indagine condotta da EngageMinds Hub, centro di ricerca in psicologia dei consumi e della salute dell’Università Cattolica di Cremona. Un risultato che fotografa un Paese in cui l’invecchiamento non è solo un fatto biologico, ma un terreno emotivo, identitario e sociale sempre più complesso.

L’idea negativa della vecchiaia

“In Italia abbiamo la fortuna di avere un’aspettativa di vita molto elevata e una presenza di popolazione anziana tra le più significative al mondo”, spiega Guendalina Graffigna, docente di psicologia dei consumi e della salute che nel laboratorio della Cattolica ha condotto e coordinato la ricerca. “Ma dal punto di vista psicosociale, l’invecchiamento continua a essere associato a una rappresentazione negativa, centrata sull’idea di perdita: di salute, economica e sociale”.

“Anziani” dopo i 71 anni

Secondo la ricerca, gli italiani pensano che l’ingresso nella cosiddetta “terza età” avvenga attorno ai 71 anni, molto più tardi rispetto al passato. Un cambiamento che riflette l’allungamento dell’aspettativa di vita, ma anche una trasformazione culturale: non è più l’età pensionabile a segnare il confine simbolico della vecchiaia, bensì il calo percepito di autonomia e salute. Si diventa “anziani” non quando lo dice lo Stato, ma quando lo dice il corpo. “Negli ultimi anni abbiamo visto crescere gli sforzi educativi e preventivi per promuovere un invecchiamento attivo”, osserva Graffigna. “Ma esiste ancora una distanza tra le pratiche sanitarie e ciò che le persone percepiscono: le rappresentazioni dell’invecchiamento restano fortemente negative”.

La paura di perdere valore

“La paura non è tanto legata alla morte - sottolinea la docente – quanto alla perdita di attrattività e di riconoscimento sociale. È qui che si concentra oggi l’ansia dell’invecchiamento”. La ricerca mostra un quadro chiaro: l’invecchiamento viene vissuto soprattutto come una minaccia simbolica. Il 47% delle persone infatti ha paura di non sentirsi più utile agli altri, il 41% teme di contare meno per la società, il 30% è preoccupato di non aver raggiunto tappe considerate “importanti”. Solo il 20% invece teme l’esclusione dalla propria cerchia sociale. Il dato più significativo è proprio questo: la vecchiaia non spaventa per la perdita di relazioni, ma per la perdita di ruolo, competenza, immagine.

La “sindrome di Dorian Gray”

La metà degli italiani vive una sorta di “Sindrome di Dorian Gray”: il timore che il corpo che cambia possa erodere valore personale, desiderabilità, riconoscimento sociale. Non si tratta di semplice vanità, ma di un fenomeno psicologico più profondo: la convinzione che l’aspetto fisico sia una componente decisiva della propria identità e del proprio posto nel mondo. “Il tema della bellezza rispecchia pienamente la nostra epoca”, spiega Guendalina Graffigna. “Il criterio estetico è sempre più cogente, soprattutto per le generazioni più giovani, fortemente esposte ai modelli dei social media. Ma oggi anche le generazioni più mature e gli anziani iniziano a confrontarsi con questa pressione”.

La chirurgia degli uomini

Questa tensione si traduce anche nei comportamenti di consumo. Sempre più persone, in tutte le fasce di reddito, ricorrono a chirurgia e medicina estetica e alla cosmesi. “Assistiamo a una crescita significativa anche nel segmento maschile”, evidenzia la docente. “Gli uomini si stanno aprendo alla cura estetica: in particolare quelli più orientati all’affermazione sociale tendono a investire di più in questi ambiti, con l’obiettivo di non mostrarsi vecchi”.

Tra longevità e fragilità

L’indagine conferma che l’Italia sta vivendo una trasformazione culturale: la vecchiaia non è più sinonimo di immobilità o ritiro, ma un territorio più ampio, più sfumato, più soggettivo. Tuttavia, questa nuova longevità porta con sé un paradosso: più si allunga la vita, più cresce la pressione a “restare giovani”. Il risultato è un Paese che riconosce il valore dell’età, ma che allo stesso tempo teme il momento in cui non riuscirà più a nascondere i segni del tempo.

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