Migranti irregolari come ergastolani nell’Ottocento: il nuovo Cpr di Castel Volturno sarà un Panopticon
di Giulia CiancagliniPer decenni è stato chiamato la “tomba dei vivi”. L’ex ergastolo borbonico di Santo Stefano, a meno di due chilometri da Ventotene, è ricordato come una delle carceri più dure d’Italia: una struttura circolare, costruita per controllare tutto, in cui i detenuti vivevano esposti a uno sguardo costante. Quel modello ha un nome preciso: era il 1791 quando Jeremy Bentham teorizzava il Panopticon. Il filosofo e giurista inglese era convinto di aver immaginato la prigione ideale: celle disposte come palchi teatrali, detenuti sorvegliati da una torretta centrale.
Sistema di controllo costante
Oggi quello schema torna attuale. Non in un carcere, ma nel progetto per la realizzazione del nuovo Centro di permanenza per il rimpatrio (Cpr) di Castel Volturno. Quindi non per i detenuti, ma per le persone straniere senza documenti. Il bando, pubblicato da Invitalia, conferma l’orientamento del governo guidato da Giorgia Meloni verso un sistema di controllo costante dei migranti trattenuti. Non a cas…
Per decenni è stato chiamato la “tomba dei vivi”. L’ex ergastolo borbonico di Santo Stefano, a meno di due chilometri da Ventotene, è ricordato come una delle carceri più dure d’Italia: una struttura circolare, costruita per controllare tutto, in cui i detenuti vivevano esposti a uno sguardo costante. Quel modello ha un nome preciso: era il 1791 quando Jeremy Bentham teorizzava il Panopticon. Il filosofo e giurista inglese era convinto di aver immaginato la prigione ideale: celle disposte come palchi teatrali, detenuti sorvegliati da una torretta centrale.
Sistema di controllo costante
Oggi quello schema torna attuale. Non in un carcere, ma nel progetto per la realizzazione del nuovo Centro di permanenza per il rimpatrio (Cpr) di Castel Volturno. Quindi non per i detenuti, ma per le persone straniere senza documenti. Il bando, pubblicato da Invitalia, conferma l’orientamento del governo guidato da Giorgia Meloni verso un sistema di controllo costante dei migranti trattenuti. Non a caso lo stesso documento introduce, per la prima volta il termine “confinamento” e prevede una privazione della libertà graduata, definita anche in base al grado di “ostilità” attribuito ai trattenuti.
Più di 41 milioni di euro, 120 posti, 540 giorni di lavori (poco meno di 18 mesi): sono i numeri dell’appalto pubblicato il 22 aprile da Invitalia per progettare e costruire il nuovo Cpr in provincia di Caserta, nel “Parco umido La Piana”, che misura 63 ettari.
Il ballatoio di otto metri
Manca la torretta centrale immaginata da Jeremy Bentham, ma l’impianto del Panopticon resta sostanzialmente invariato, come evidenzia Luca Rondi su Altreconomia. Anche perché il controllo è affidato a un ballatoio alto più di otto metri, protetto e accessibile alle forze dell’ordine. I moduli abitativi, prefabbricati e blindati, sono suddivisi tra zona notte – con quattro posti su letti a castello – e zona giorno. A ciascun trattenuto sono destinati poco più di 4 metri quadrati effettivi. A completare un impianto che richiama quello penitenziario, compaiono anche recinzioni con filo spinato alte quattro metri tra i moduli, mentre il perimetro esterno arriva fino a sei metri.
"Cross check” e “confinamento”
Tra i documenti allegati al bando di gara compare un documento intitolato “cross check”, che mette a confronto le prescrizioni del Comitato europeo per la prevenzione della tortura (Cpt) con le scelte progettuali del ministero dell’Interno. È qui che emerge con forza un elemento nuovo: la parola “confinamento”, ripetuta più volte nella colonna dedicata alla previsione progettuale del futuro Centro per il rimpatrio. Un termine che non appartiene di certo al lessico neutro dell’accoglienza, ma che definisce esplicitamente la natura dello spazio e la gestione delle persone al suo interno.
"Livelli di detenzione appropriati”
L’ultimo elemento che vale la pena sottolineare è quello dei diversi “livelli di detenzione”. Nella colonna relativa alle prescrizioni del Cpt si legge che i centri devono garantire “condizioni materiali di detenzione e un regime appropriati alla loro situazione legale”. Nella proposta progettuale, però, si introduce un passaggio ulteriore: “Il centro è concepito specificamente per garantire livelli di detenzione appropriati e incrementabili a seconda della situazione legale e delle condizioni di ostilità”.
Inferno, Purgatorio e Paradiso
Un’articolazione della privazione della libertà che richiama modelli già sperimentati nel mondo penitenziario: anche in questo caso, proprio come nell’ex ergastolo di Santo Stefano, dove i detenuti in base alla gravità dei reati venivano distribuiti su tre livelli, che gli stessi carcerati chiamano Inferno, Purgatorio e Paradiso.
“Il salto culturale”
“Il progetto del nuovo Cpr di Castel Volturno richiama in modo fin troppo esplicito il modello del Panopticon di Bentham: controllo costante, visibilità totale, compressione della persona. Da una prospettiva radicale, colpisce che tutto questo riguardi persone non condannate, ma private della libertà per una condizione amministrativa. Eppure si introducono concetti come ‘confinamento’ e ‘livelli di detenzione’, tipici del sistema penitenziario", osserva Irene Testa, garante dei detenuti della Sardegna. “Come garante, preoccupa il salto culturale prima ancora che giuridico: si rischia di normalizzare una compressione strutturale dei diritti fondamentali. La questione è chiara: stiamo costruendo centri amministrativi o nuovi luoghi di detenzione?”.
Confinamento, livelli di ostilità e Panopticon: tutto ricorda il mondo del carcere. Nei documenti si legge: “Il sistema con passerella sulla sommità del muro ha come fine la mitigazione del rischio di ostilità perché consente ai soggetti preposti al controllo di poter vigilare ad ampio spettro e di intervenire tempestivamente nel miglior modo possibile”. Esattamente come aveva immaginato Bentham, 235 anni fa.