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Avvelenate con la ricina, sopralluogo di 3 ore nella casa delle vittime per prelevare pc e cellulari

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Sono stati acquisiti tutti i dispositivi elettronici di Antonella Di Ielsi e Sara Di Vita, compresi un tablet, due usb e cinque telefoni, ma non quello del padre
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Tute bianche, calzari, cappucci, guanti di lattice e mascherine. Questa mattina, davanti a uno schieramento di telecamere, giornalisti e fotografi, Pietracatella ha assunto l'aspetto di un set cinematografico per l'atteso sopralluogo nella casa della famiglia Di Vita, laddove si ritiene che possano essere state avvelenate madre e figlia, Antonella Di Ielsi e Sara Di Vita.

L’acquisizione dei dispositivi

Il sopralluogo è durato tre ore: sono stati prelevati tutti i dispositivi elettronici usati dalle due donne e rimasti all'interno della casa da quattro mesi, cioè da quando sono stati apposti i sigilli rimossi stamattina su ordine della procuratrice di Larino Elvira Antonelli. Ammessi alle operazioni, che sono state filmate, i legali de…

Tute bianche, calzari, cappucci, guanti di lattice e mascherine. Questa mattina, davanti a uno schieramento di telecamere, giornalisti e fotografi, Pietracatella ha assunto l'aspetto di un set cinematografico per l'atteso sopralluogo nella casa della famiglia Di Vita, laddove si ritiene che possano essere state avvelenate madre e figlia, Antonella Di Ielsi e Sara Di Vita.

L’acquisizione dei dispositivi

Il sopralluogo è durato tre ore: sono stati prelevati tutti i dispositivi elettronici usati dalle due donne e rimasti all'interno della casa da quattro mesi, cioè da quando sono stati apposti i sigilli rimossi stamattina su ordine della procuratrice di Larino Elvira Antonelli. Ammessi alle operazioni, che sono state filmate, i legali dei cinque medici dell’ospedale di Campobasso che hanno preso in carico le due donne nei tre ricoveri in tre giorni prima della morte, e gli avvocati delle parti offese, oltre a Gianni e Alice Di Vita, anche il padre e il fratello e di Antonella Di Ielsi.

Prelevati i dispositivi elettronici, l’appartamento dei Di Vita è stato nuovamente sigillato mentre telefoni, pc e tablet sono stati consegnati al laboratorio digitale della Questura di Campobasso dove sono già in corso le operazioni di analisi della copia forense del cellulare di Alice Di Vita. I tutto i telefoni sequestrati sono cinque, più un pc, un tablet e due pennette usb.

"Siamo in una fase di attesa ma di progressivo ingresso nelle vicende di cui ci stiamo occupando che non potevano restare più al livello soltanto della tossicologia e degli studi scientifici ma – ha spiegato la procuratrice – a questo punto chiedevano un intervento da un punto di vista delle attività giudiziarie vere e proprie".

Cosa cercano gli investigatori

Ma cosa cercano gli investigatori nei dispositivi elettronici di madre e figlia? Forse tracce di persone incontrate nei giorni successivi alla cena del 23, tra il 24 e il 26 dicembre. Se - come sembra probabile - l'avvelenamento è avvenuto in due tempi o addirittura il 26 dicembre, quando le condizioni delle due donne, sono radicalmente peggiorate, il contatto con la ricina potrebbe non essere avvenuto a casa loro. E questo amplierebbe la rosa delle persone attenzione visto che, dopo la cena del 23 dicembre a cui a tavola erano solo Gianni, Alice e Sara, gli altri giorni sono stati ricchi di pranzi e cene con amici e familiari per le festività natalizie.

Il telefono del padre

Dunque l'unico telefonino che non è in mano agli inquirenti resta quello di Gianni Di Vita che - si apprende oggi - è stato interrogato giovedì pomeriggio per 4-5 ore in gran segreto e lontano dagli occhi dei cronisti. Un interrogatorio già preannunciato dopo quello di circa otto ore del 9 aprile nel quale gli inquirenti hanno riaffrontato quello che non torna nella ricostruzione dei giorni immediatamente precedenti all'avvelenamento delle due donne. Ma perché esaminare solo ora i telefoni di madre e figlia? E perché non chiedere a questo punto anche al padre di consegnare il suo? "Un vero e proprio rompicapo, una logica investigativa in questo momento incomprensibile che probabilmente capiremo presto", dice l'avvocato Pietro Terminiello che con la collega Graziella De Rio difende uno dei medici indagati.

Tra le ipotesi c'è quella secondo cui gli investigatori potrebbero cercare nel telefono di Antonella e Sara tracce delle persone incontrare nei giorni successivi alla cena del 23, tra il 24 e il 26 dicembre, magari in luoghi diversi. Se - come sembra probabile - l'avvelenamento è avvenuto in due tempi o addirittura il 26 dicembre, quando le condizioni delle due donne, sono radicalmente peggiorate, il contatto con la ricina potrebbe non essere avvenuto a casa loro.

Lo ha detto la procuratrice di Larino, Elvira Antonelli, parlando del caso di Pietracatella, il paese dove lo scorso Natale sono morte Sara Di Vita e la mamma Antonella Di Ielsi per un sospetto avvelenamento da ricina.Parlando del sopralluogo della scientifica nell'appartamento della famiglia, la procuratrice ha spiegato che si tratta di "attività previste già che, allo stato, non erano state fatte perchè avevamo bisogno di conferme da parte dell'Istituto di tossicologia della Maugeri e abbiamo bisogno ancora, in realtà, non solo di conferme da questo punto di vista ma dal punto di vista dell'attività autoptica".

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