La prima volta si era salvato. Osso, un segugio minuto di 7 anni, era già sfuggito ai lupi un paio di anni fa. Venerdì dopo la passeggiata serale, mentre il sole tramontava in Val Tidone sull’Appennino piacentino, non è invece riuscito a scappare. L’ha ritrovato al centro di uno spiazzo di erba calpestata il suo proprietario e amico, il giornalista Michele Serra, che attorno alla storia di Osso aveva anche scritto un libro.
«Sono vent’anni che vivo in questa valle sperduta e spopolata» racconta Serra. «La mia tristezza oggi è grande. Prima di me l’hanno vissuta i miei vicini, che hanno perso un cane pastore per colpa dei lupi, e gli allevatori che si sono visti sbranare asini, puledri, pecore. Il lupo oggi vive ovunque nel nostro paese. È un caso straordinario di successo di ripopolamento. Ma a me pare che i suoi numeri stiano sfuggendo di mano. O la politica decide di fare qualcosa o diventerà guerra. E la guerra, come dimostrano i 18 lupi avvelenati in Abruzzo in modo vigliacco, è l…
La prima volta si era salvato. Osso, un segugio minuto di 7 anni, era già sfuggito ai lupi un paio di anni fa. Venerdì dopo la passeggiata serale, mentre il sole tramontava in Val Tidone sull’Appennino piacentino, non è invece riuscito a scappare. L’ha ritrovato al centro di uno spiazzo di erba calpestata il suo proprietario e amico, il giornalista Michele Serra, che attorno alla storia di Osso aveva anche scritto un libro.
«Sono vent’anni che vivo in questa valle sperduta e spopolata» racconta Serra. «La mia tristezza oggi è grande. Prima di me l’hanno vissuta i miei vicini, che hanno perso un cane pastore per colpa dei lupi, e gli allevatori che si sono visti sbranare asini, puledri, pecore. Il lupo oggi vive ovunque nel nostro paese. È un caso straordinario di successo di ripopolamento. Ma a me pare che i suoi numeri stiano sfuggendo di mano. O la politica decide di fare qualcosa o diventerà guerra. E la guerra, come dimostrano i 18 lupi avvelenati in Abruzzo in modo vigliacco, è la peggiore delle soluzioni».
Si parla di lupi per i danni agli allevatori. Ma per i 3.300 esemplari censiti nel 2001 dall’Ispra – Istituto Superiore per la Protezione Ambientale – cani e gatti sono ormai prede non più occasionali, anche nei giardini delle villette dei centri abitati. «Si ordina di detenere cani di piccola taglia e gatti in casa dal tramonto all’alba» prescrive il Comune di Fano da un paio di mesi: solo il più recente fra decine di esempi.
«A Porto Ercole un lupo aveva l’abitudine di mangiare i croccantini dei gatti» racconta Luigi Boitani, zoologo e scrittore, primo nel 1973 a catturare un lupo in Italia. «Un giorno ha acciuffato anche il gatto. Il video della sua corsa in paese con la preda in bocca aveva fatto impressione».
Era il 2018 e le autorità intervennero vietando di lasciare cibo in strada e piazzando (inutili) trappole sulla spiaggia. Da allora i casi si sono moltiplicati, con i padroni, sembra, più impegnati a filmare e postare video che a spaventare i lupi. «Per fortuna oggi è vietato tenere i cani alla catena. Quanti padroni hanno trovato al mattino il collare vuoto» racconta Boitani.
Nel Parco d’Abruzzo, dove di recente sono stati trovati i 18 lupi avvelenati, il problema è noto. «Un paio di anni fa, tra Pescasseroli e Opi, furono predati diversi cani. Probabilmente si trattava di pochi lupi con problemi fisici che impedivano loro di cacciare normalmente e che hanno cercato così di sopravvivere. Con l’aiuto dei ragazzi del servizio civile abbiamo distribuito un volantino in ogni cassetta della posta per spiegare alle persone come proteggere i propri cani, e abbiamo invitato tutti ad un incontro pubblico» racconta Daniela D’Amico, portavoce del Parco. Si chiedeva agli abitanti di controllare sempre i propri animali, soprattutto le femmine durante l’estro. Quando non è preda, il cane infatti può essere per il lupo partner sessuale. «Sugli Appennini ormai il 50% dei lupi è ibrido. In genere sono le lupe ad attrarre i cani maschi» spiega Boitani.
«La legge prevede che i cani debbano essere sempre al guinzaglio - prosegue Daniele Zovi, scrittore e per trent’anni guardia forestale sulle montagne venete - ma delle telecamere in Trentino hanno mostrato che l’80% sono liberi. I proprietari amano i loro animali e le loro corse felici. Resistere alla tentazione è difficile, ma nei luoghi frequentati da lupi e orsi i cani sono esposti a rischi enormi. I lupi li considerano, come accade a volpi e sciacalli dorati, invasori del territorio oltre che prede. Senza di loro d’altra parte gli ungulati diventerebbero un problema».
La gioia della libertà, dell’uomo come del cane, è proprio il nodo che complica la vicenda. «Non ho scelto di vivere in montagna per dovermi difendere dietro a mura e recinzioni» sostiene Serra. «Tengo i cani in casa di notte, ma ho il privilegio di vivere in una riserva con una tana di lupi a 300 metri» è la visione di Boitani. Entrambi immersi nella natura, tengono in mano due pezzi di uno stesso puzzle che fatica ancora a trovare il suo incastro.