“Convergenza su un decreto che contribuisca ad attuare la riforma del territorio”. Gli assessori alla Salute delle Regioni si sono incontrati per discutere della proposta di decreto legge del ministro alla Salute Orazio Schillaci sui medici di famiglia e le Case di Comunità ed è arrivato un via libera, anche se vengono date varie indicazioni su come modificare la proposta di riforma. Nell’incontro che si è tenuto oggi, solo la Toscana ha detto di essere contraria alla novità. Intanto Schillaci, insieme al presidente del Lazio Francesco Rocca, oggi ha illustrato la sua idea anche alla presidente del Consiglio Giorgia Meloni, che avrebbe detto di procedere.
Medici specializzati
Il punto nevralgico della proposta di Schillaci era la possibilità, su base volontaria, di far passare i medici di famiglia da convenzionati a dipendenti. Un’ipotesi riservata solo a coloro che hanno anche una specializzazione (quindi solo una parte di questi professionisti), ma che comunque ha scatenato le rea…
“Convergenza su un decreto che contribuisca ad attuare la riforma del territorio”. Gli assessori alla Salute delle Regioni si sono incontrati per discutere della proposta di decreto legge del ministro alla Salute Orazio Schillaci sui medici di famiglia e le Case di Comunità ed è arrivato un via libera, anche se vengono date varie indicazioni su come modificare la proposta di riforma. Nell’incontro che si è tenuto oggi, solo la Toscana ha detto di essere contraria alla novità. Intanto Schillaci, insieme al presidente del Lazio Francesco Rocca, oggi ha illustrato la sua idea anche alla presidente del Consiglio Giorgia Meloni, che avrebbe detto di procedere.
Medici specializzati
Il punto nevralgico della proposta di Schillaci era la possibilità, su base volontaria, di far passare i medici di famiglia da convenzionati a dipendenti. Un’ipotesi riservata solo a coloro che hanno anche una specializzazione (quindi solo una parte di questi professionisti), ma che comunque ha scatenato le reazioni dei sindacati, che hanno minacciato azioni di protesta importanti. Anche Forza Italia ha ribadito più volte di essere contraria alla dipendenza. L’idea del ministero, e della Regione che ha suggerito l’atto, cioè la Lombardia, è quella di avere a disposizione risorse umane per far funzionare le case di Comunità, la più grande innovazione nell’assistenza territoriale degli ultimi anni.
La convenzione
Sul punto le Regioni sostengono che la convenzione deve restare il canale prioritario, mentre la dipendenza deve essere usata per coprire eventuali posti vacanti, cioè “buchi” nei turni delle case di Comunità. Il dipendente, secondo gli assessorati, deve avere comunque un rapporto fiduciario con i pazienti, come il convenzionato. Inoltre, cosa non prevista prima, bisogna poter fare concorsi per assumere, nelle Case di Comunità, non solo i medici di famiglia che lo vorranno ma anche gli internisti e i geriatri. Dovrà quindi nascere una nuova classe concorsuale.
L’orario minimo: 6 ore
Al contrario di quanto previsto adesso, con i medici che hanno da 1.500 assistiti in più che possono non lavorare nelle case di Comunità, gli assessori ipotizzano di obbligare questi professionisti a essere presenti almeno 6 ore alla settimana in queste strutture. L’idea sul cambiamento della remunerazione prevista da Schillaci, che non vorrebbe pagare più i medici di famiglia sulla base di quanti pazienti hanno ma a seconda della quantità e tipologia di attività che fanno, viene accettata. Riguardo alla nascita di una scuola di specializzazione in medicina generale, si rimanda a una nuova legge. Per il resto, si attende un decreto di Schillaci dopo il quale deve esserci una riforma della convenzione. Lì potrebbero essere inseriti aspetti come il prolungamento fino ai 18 anni dell’assistenza del pediatra.
Gli aspetti critici
Le Regioni pongono la questione economica come elemento critico della riforma. Difficile fare tutto senza spendere di più. Altro elemento sono i tempi. Le case di Comunità dovrebbero aprire a breve ma per fare tutti gli interventi legislativi previsti, e dare una serie di scadenze per i cambiamenti, ci vuole tempo. Poi c’è da tenere conto anche delle vertenze sindacali che si apriranno.