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Famiglia nel bosco, la polemica per la piccola in ospedale: “La madre non è stata avvertita”

I tre figli di Nathan Trevallion e Catherine Birmingham 
La gemella di 7 anni ricoverata domenica sera per problemi respiratori, ma il cellulare del padre Nathan era spento. Possibili le visite di Catherine solo con un’educatrice presente. Lo psichiatra Cantelmi: “Nessuna intimità negli incontri”
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ROMA – La questione della piccola gemella ricoverata in ospedale senza che la madre, Catherine Birmingham, sia stata avvertita, diventa un nuovo argomento di attacco del collegio difensivo della famiglia nel bosco. Domenica sera, intorno alle 21, la bambina di 7 anni ha avuto una crisi respiratoria all’interno della casa di accoglienza di Vasto, dove è ospite con i due fratelli. Le educatrici presenti hanno predisposto un ricovero d’urgenza e, immediatamente, hanno cercato il padre, Nathan Trevallion, sul cellulare, spento a quell’ora. La madre, che per scelta del Tribunale per i minorenni dell’Aquila non può vedere i figli senza la presenza di un’educatrice, non è stata avvertita. Secondo lo psichiatra della difesa, Tonino Cantelmi, Catherine avrebbe potuto essere raggiunta sul telefonino. I genitori sono stati informati del ricovero della figlia il giorno dopo, lunedì mattina.

ROMA – La questione della piccola gemella ricoverata in ospedale senza che la madre, Catherine Birmingham, sia stata avvertita, diventa un nuovo argomento di attacco del collegio difensivo della famiglia nel bosco. Domenica sera, intorno alle 21, la bambina di 7 anni ha avuto una crisi respiratoria all’interno della casa di accoglienza di Vasto, dove è ospite con i due fratelli. Le educatrici presenti hanno predisposto un ricovero d’urgenza e, immediatamente, hanno cercato il padre, Nathan Trevallion, sul cellulare, spento a quell’ora. La madre, che per scelta del Tribunale per i minorenni dell’Aquila non può vedere i figli senza la presenza di un’educatrice, non è stata avvertita. Secondo lo psichiatra della difesa, Tonino Cantelmi, Catherine avrebbe potuto essere raggiunta sul telefonino. I genitori sono stati informati del ricovero della figlia il giorno dopo, lunedì mattina.

“Nessuno ha pensato di chiamare Catherine, il cui cellulare era raggiungibile”, sostiene ora Cantelmi. “Viene concesso al padre e alla madre di visitare la piccola, ma alla presenza di una operatrice della casa famiglia, senza alcuna intimità. Sono tre notti che accanto alla bimba ricoverata non ci sono i genitori. Martedì scorso ho fatto chiedere dagli avvocati l’autorizzazione alla tutrice per parlare da medico con la primaria, non è arrivata alcuna risposta. Non ho dubbi: in questa circostanza sono i genitori, che non sono né delinquenti, né abusatori e risultano sani di mente secondo la perizia, che dovrebbero stare vicino alla bambina di 7 anni. E in quanto medico, su richiesta dei genitori, ho il diritto e il dovere di interloquire con i medici del reparto. Si continua a gestire questa triste faccenda della famiglia smembrata con una sostanziale insensibilità”.

La piccola Trevallion-Birmingham ha una patologia, ha spiegato la responsabile del reparto. E le è stata data una prognosi di una settimana. Già in passato, la casa accoglienza aveva rilevato problemi polmonari ai piccoli della famiglia, che hanno vissuto per cinque anni in una casa umida con infissi inadeguati nel bosco di Palmoli.

La Garante dell’infanzia: “Non è grave”

La questione del ricovero “senza genitori” era stata sollevata ieri dalla Garante nazionale per l’Infanzia, Marina Terragni. Oggi è tornata sull’argomento. “Suscita tutta la nostra preoccupazione la notizia del ricovero in ospedale di una dei «bambini del bosco»”, ha scritto in una nota. “Le sue condizioni non appaiono gravi, ma la bambina non può avere accanto la mamma a cui – così come al padre – è concesso diritto di visita solo in presenza di un’operatrice della casa-famiglia, benché la vicinanza materna sia un importantissimo presidio a tutela della serenità dei bambini ricoverati e favorisca una risposta efficace alle cure”.

"Diritti non garantiti”

La Terragni cita un documento del ministero della Salute sottoposto a valutazione del Comitato di Bioetica dell’Istituto superiore di sanità e dice: “Nel caso di ricovero del bambino per malattia o intervento chirurgico o procedure diagnostiche il team pediatrico o neonatologico dovrebbe garantire la continuità della relazione e della vicinanza genitore-bambino per tutta la durata della degenza, come parte integrante delle cure, prevedendo un accesso illimitato di almeno uno e per quanto possibile di entrambi i genitori. Già nel 1988”, ha ricordato la Garante, “associazioni europee non profit avevano redatto la prima Carta europea dei bambini in ospedale. Nel 2001 a Trieste fu adottata il primo testo italiano. Colpisce, pertanto, che alla piccola non vengano pienamente garantiti questi diritti”.

Garante Abruzzo: “Tutto sotto controllo”

Di parere opposto la Garante regionale per l’infanzia, Alessandra De Febis, che scrive sui social: "I genitori sono stati informati tempestivamente del ricovero, disposto in via meramente precauzionale, ed entrambi hanno fatto regolarmente visita alla piccola tutti i giorni. La situazione è sotto controllo e, non appena le condizioni lo consentiranno, la bambina sarà dimessa”.

Dopo la pubblicazione del nome della bambina da parte della collega nazionale, la De Febis ha scritto: “Serve le tutela della riservatezza, dovuta ai minori e prevista prima di tutto dall'etica e poi dalla legge".

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