Giuseppe Ippolito: “L’hantavirus non è il Covid. La trasmissione è molto più difficile”
di Elena Dusi«Non è il Covid». Giuseppe Ippolito, uno dei più grandi infettivologi italiani, è stato per più di vent’anni direttore scientifico dell’Istituto per le malattie infettive Spallanzani di Roma. «Gli hantavirus sono considerati virus a bassa trasmissibilità tra gli umani. Sono diffusi soprattutto tra i roditori. Richiedono di norma il contatto diretto con gli animali infetti o i loro escrementi».
L’Oms ha detto però che il virus a bordo della Hondius potrebbe essersi trasmesso anche tra le persone. È preoccupante?
«Non è la prima volta che accade. Nel 2012 è avvenuto un caso per certi versi simile a quello di oggi, ed è rimasto confinato. Dieci turisti che avevano dormito insieme in una tenda nel parco di Yosemite, in California, si sono ammalati di hantavirus. Tre sono morti ma non ci sono stati contagi al di fuori del gruppo. Nonostante i sospetti di trasmissione da uomo a uomo, i casi di hantavirus nel mondo restano lim…
«Non è il Covid». Giuseppe Ippolito, uno dei più grandi infettivologi italiani, è stato per più di vent’anni direttore scientifico dell’Istituto per le malattie infettive Spallanzani di Roma. «Gli hantavirus sono considerati virus a bassa trasmissibilità tra gli umani. Sono diffusi soprattutto tra i roditori. Richiedono di norma il contatto diretto con gli animali infetti o i loro escrementi».
L’Oms ha detto però che il virus a bordo della Hondius potrebbe essersi trasmesso anche tra le persone. È preoccupante?
«Non è la prima volta che accade. Nel 2012 è avvenuto un caso per certi versi simile a quello di oggi, ed è rimasto confinato. Dieci turisti che avevano dormito insieme in una tenda nel parco di Yosemite, in California, si sono ammalati di hantavirus. Tre sono morti ma non ci sono stati contagi al di fuori del gruppo. Nonostante i sospetti di trasmissione da uomo a uomo, i casi di hantavirus nel mondo restano limitati. Secondo l’Ecdc, il centro europeo per le malattie infettive, nel 2023 in Europa ci sono stati 1.885 casi, quasi tutti in Finlandia e Germania. L’Italia non ha registrato contagi dal 2019 al 2023. Il ceppo europeo del virus colpisce più spesso i reni e ha una letalità attorno al 10%. Quello americano provoca polmoniti e arriva al 40%».
Per l’Oms il contagio interumano resta difficile. Cosa vuol dire esattamente?
«Uno studio del 2007 aveva analizzato un gruppo di contagi in Cile. Fra le coppie che avevano avuto contatti stretti, inclusi rapporti sessuali, il tasso di trasmissione era stato del 17%, tra gli altri conviventi dell’1,2%».
Ai tempi del Covid ci avete spiegato che un virus può mutare e adattarsi all’uomo.
«Per questo ora i campioni dei malati vengono sottoposti a test approfonditi. Ma anche la genetica ci darà probabilmente informazioni incomplete, perché è difficile associare l’Rna di un virus animale ai possibili sintomi su un essere umano».
I passeggeri della nave si trovano chiusi in cabina ad aspettare la comparsa di eventuali sintomi. Non è tremendo?
«Decisamente, ma è la cosa migliore da fare per evitare ulteriori contatti a bordo. Anche i turisti del parco di Yosemite dovettero restare a lungo in isolamento, in quella che in termini medici si chiama osservazione controllata. È una misura purtroppo necessaria».
Ci sono cure per le infezioni da hantavirus?
«Non ci sono farmaci specifici. Si può solo seguire una terapia di supporto e aspettare che l’infezione si esaurisca».
Restano da tracciare i passeggeri del volo preso da una delle vittime e quelli scesi nelle varie tappe della crociera. C’è il rischio che l’epidemia si espanda oltre la nave?
«Il rischio è veramente basso, se si applicano tutte le misure di prevenzione e controllo».