Crans Montana, Parmelin rassicura Mattarella: “Non saranno più inviate fatture ai feriti”
di Tiziana De Giorgio , Rosario Di RaimondoMILANO – L’ora del disgelo è arrivata ieri, al termine del doppio faccia a faccia con il presidente Sergio Mattarella e il ministro degli Esteri Antonio Tajani. Lo scontro fra Italia e Svizzera provocato dall’invio delle fatture degli ospedali elvetici ai feriti di Crans-Montana sembra essere arrivato a un punto di distensione. Il presidente svizzero Guy Parmelin ha incontrato a Roma il Capo dello Stato, confermando che nessun conto verrà più recapitato ai sopravvissuti italiani al rogo del Constellation. Una rassicurazione arrivata dopo l’incontro a Yerevan con la premier Giorgia Meloni, alla quale aveva garantito l’impegno nel trovare una «soluzione accettabile» sullo spinoso tema dei conti recapitati dalle strutture ospedaliere svizzere, per le quali potrebbe essere chiesto un rimborso al ministro della Salute.
Il regolamento europeo
Uno scambio seguito, poco dopo, dal vertice con Tajani. Al centro, il regolamento europeo che permette, attraverso un accordo, che i Paesi interessati…
MILANO – L’ora del disgelo è arrivata ieri, al termine del doppio faccia a faccia con il presidente Sergio Mattarella e il ministro degli Esteri Antonio Tajani. Lo scontro fra Italia e Svizzera provocato dall’invio delle fatture degli ospedali elvetici ai feriti di Crans-Montana sembra essere arrivato a un punto di distensione. Il presidente svizzero Guy Parmelin ha incontrato a Roma il Capo dello Stato, confermando che nessun conto verrà più recapitato ai sopravvissuti italiani al rogo del Constellation. Una rassicurazione arrivata dopo l’incontro a Yerevan con la premier Giorgia Meloni, alla quale aveva garantito l’impegno nel trovare una «soluzione accettabile» sullo spinoso tema dei conti recapitati dalle strutture ospedaliere svizzere, per le quali potrebbe essere chiesto un rimborso al ministro della Salute.
Il regolamento europeo
Uno scambio seguito, poco dopo, dal vertice con Tajani. Al centro, il regolamento europeo che permette, attraverso un accordo, che i Paesi interessati rinuncino a chiedere a vicenda i rimborsi per le cure mediche. La strada su cui spinge il Governo, che ha già fatto sapere che nulla chiederà per le spese dei feriti svizzeri curati in Italia e si aspetta che lo stesso faccia il governo elvetico. «Parmelin mi ha confermato l’impegno della Svizzera per trovare rapidamente una soluzione definitiva affinché non giungano più fatture mediche alle famiglie dei giovani italiani colpiti dalla tragedia di Crans-Montana», riassume Tajani, ribadendo la posizione per cui le spese mediche non debbano essere sostenute né dalle famiglie né dal nostro ministero della Salute.
Il conto pesantissimo
Un conto che, per ora, ammonta a più di 100 mila euro, ma che potrebbe diventare molto più pesante: copie delle fatture sono state inviate ad alcuni feriti solo dall’ospedale di Sion, dove sono stati curati per poche ore prima di essere trasferiti a Milano grazie al ponte aereo con il Niguarda. Ma il totale avrebbe senz’altro un altro peso, perché mancano all’appello quelle degli altri ospedali, compresi quelli dove sono stati ricoverati i giovani che sono dovuti rimanere in Svizzera per settimane, se non mesi. «Al ministro degli Esteri Tajani ho ribadito la posizione svizzera su Crans-Montana e ho sottolineato i forti legami che ci uniscono in tutti i settori», il commento di Parmelin affidato ai social. «La Svizzera rimane un partner chiave per l’Italia».
Segnali di distensione
Al di là delle dichiarazioni ufficiali, i segnali di distensione s’intravedono anche dietro le quinte, almeno a sentire le fonti diplomatiche che in queste ore sono state presenti durante i faccia a faccia. Della soluzione possibile grazie al regolamento europeo Berna ne dovrà discutere a livello governativo. Un confronto che potrebbe durare settimane anche perché non tutte le forze politiche, al di là delle Alpi, sono d’accordo.