Giocare a racchettoni sulla spiaggia. Uno dei passatempi preferiti nelle giornate in riva al mare. Ma per non passare dal divertimento sotto al sole alle aule di tribunale, meglio essere precisi nei tiri, senza imprimere troppa forza, e stare attenti a non esibirsi in colpi troppo fantasiosi.
Perché se i giocatori feriscono i bagnanti con la pallina, in modo grave, può scattare la condanna per lesioni, una multa e anche il risarcimento dei danni. La Cassazione lo ha deciso nei confronti di un padre e di una figlia che nel Salento stavano giocando in spiaggia utilizzando una pallina da tennis.
Un palleggio partito in malo modo ha colpito all’occhio un altro bagnante che ha riportato il distacco della retina e anche un “indebolimento della vista permanente” all’occhio sinistro. L’incidente in spiaggia è del 2015 ma la vicenda giudiziaria si è chiusa nel maggio dell’anno scorso. Nonostante il soccorso tempestivo, le cure e le scuse, la storia è finita al tribunale di Lecce.
Giocare a racchettoni sulla spiaggia. Uno dei passatempi preferiti nelle giornate in riva al mare. Ma per non passare dal divertimento sotto al sole alle aule di tribunale, meglio essere precisi nei tiri, senza imprimere troppa forza, e stare attenti a non esibirsi in colpi troppo fantasiosi.
Perché se i giocatori feriscono i bagnanti con la pallina, in modo grave, può scattare la condanna per lesioni, una multa e anche il risarcimento dei danni. La Cassazione lo ha deciso nei confronti di un padre e di una figlia che nel Salento stavano giocando in spiaggia utilizzando una pallina da tennis.
Un palleggio partito in malo modo ha colpito all’occhio un altro bagnante che ha riportato il distacco della retina e anche un “indebolimento della vista permanente” all’occhio sinistro. L’incidente in spiaggia è del 2015 ma la vicenda giudiziaria si è chiusa nel maggio dell’anno scorso. Nonostante il soccorso tempestivo, le cure e le scuse, la storia è finita al tribunale di Lecce.
Prima il giudice di Pace e poi il tribunale, in composizione monocratica, hanno condannato per “lesioni colpose gravi” i due tennisti di spiaggia a una multa da 516 euro, ciascuno, e a una provvisionale da 10mila euro in favore del ferito. È contro la sentenza d’appello che la coppia di giocatori ha fatto ricorso in Cassazione. Diversi i motivi, secondo loro, per i quali la sentenza era da annullare. Dalla mancanza di una “prova certa dell’indebolimento permanente dell’organo della vista, in assenza di un accertamento medico-legale”, al fatto che la vittima era rimasta in spiaggia “rifiutandosi di essere accompagnata in pronto soccorso” e fino al codice “verde – poco critico” assegnato in ospedale dove il ferito è arrivato quattro giorni dopo l’episodio. Ma tra i motivi c’è anche l’assenza di criteri oggettivi di quantificazione della provvisionale, contestata ai giudici.
Per i giudici della Suprema corte, il ricorso è “inammissibile”. Tra i perché due in particolare. La vittima del colpo all’occhio ha subito un intervento chirurgico che “testimoniava l’infausta evoluzione della lesione riportata”. La documentazione presentata dal bagnante è risultata “in stretto rapporto causale con il colpo subito”. L’altra ragione, per la quale è motivata la condanna al risarcimento, è “la lunga sofferenza fisica e psicologica patita dalla vittima e l’apprezzabile entità del danno riportato”.
I giudici hanno così deciso che padre e figlia dovranno anche pagare una sanzione pecuniaria alla Cassa delle ammende di tremila euro ciascuno e al pagamento delle spese processuali.