Vicenza, il parroco celebra la messa al bar: “Dio è dove ci sono le persone”
di Giulia BoeroUna messa al bar. È successo il primo maggio a Maglio di Sopra, frazione di Valdagno, in provincia di Vicenza. Don Dino Rampazzo, parroco dell’Unità pastorale Santa Maria di Panisacco, ha celebrato la funzione sul piazzale del bar Grumo, come riportato dal Giornale di Vincenza, davanti a più di ottanta persone che hanno risposto all’invito del parroco. Al termine, il locale ha offerto un momento conviviale per tutti i presenti: un brindisi che ha tenuto insieme credenti, curiosi e passanti.
Non una provocazione ma una scelta pastorale precisa. L’iniziativa rientra in un progetto che don Rampazzo ha avviato per tutto il mese di maggio: messe itineranti nelle contrade delle cinque parrocchie che compongono l’unità pastorale (Novale, Maglio di Sopra, San Quirico, Campotamaso e Fongara). L’obiettivo è portare la celebrazione fuori dalle chiese, nei luoghi di aggregazione quotidiana, per raggiungere anche chi con la parrocchia ha perso il contatto. L’idea è partita dal Vangelo della domeni…
Una messa al bar. È successo il primo maggio a Maglio di Sopra, frazione di Valdagno, in provincia di Vicenza. Don Dino Rampazzo, parroco dell’Unità pastorale Santa Maria di Panisacco, ha celebrato la funzione sul piazzale del bar Grumo, come riportato dal Giornale di Vincenza, davanti a più di ottanta persone che hanno risposto all’invito del parroco. Al termine, il locale ha offerto un momento conviviale per tutti i presenti: un brindisi che ha tenuto insieme credenti, curiosi e passanti.
Non una provocazione ma una scelta pastorale precisa. L’iniziativa rientra in un progetto che don Rampazzo ha avviato per tutto il mese di maggio: messe itineranti nelle contrade delle cinque parrocchie che compongono l’unità pastorale (Novale, Maglio di Sopra, San Quirico, Campotamaso e Fongara). L’obiettivo è portare la celebrazione fuori dalle chiese, nei luoghi di aggregazione quotidiana, per raggiungere anche chi con la parrocchia ha perso il contatto. L’idea è partita dal Vangelo della domenica precedente. «Il pastore chiama le sue pecore, ciascuna per nome, e le conduce fuori», cita don Dino. «L’ho preso alla lettera». Non sono mancate le critiche. Qualcuno ha storto il naso all’idea di celebrare l’Eucaristia in un luogo associato al tempo libero, alle chiacchiere, magari a qualche bicchiere di troppo. Don Dino le accoglie con serenità e risponde con una domanda: «Dio non è dove ci sono le persone? Bisogna riuscire a scorgerlo dappertutto».
Non è la prima volta che don Rampazzo fa parlare di sé. Prima di essere ordinato sacerdote, nel 2009, ha fatto il carabiniere e l’impiegato: una biografia che non assomiglia a quella dei parroci di una volta, e che forse spiega la sua inclinazione a muoversi tra la gente con naturalezza. Appassionato di ciclismo - in paese lo conoscono anche come il «prete ciclista» - ha alle spalle una lunga serie di incarichi in diocesi: Vicenza, Bassano, una parentesi come cappellano militare alla brigata corazzata Ariete di Pordenone. Poi Cornedo, Pressana, Lonigo, fino all’arrivo nell’autunno scorso a Panisacco.
Quella di portare la messa al bar non è la prima trovata capace di fare notizia. In occasione dell’ultima partita di campionato dell’Azzurra Maglio, aveva organizzato un momento di preghiera al campo sportivo. Si erano presentati circa quattrocento ragazzi. «Bisogna andare in mezzo a loro, dove si trovano», spiega. «La difficoltà è che noi preti siamo mosche bianche e, invece, in questo momento ci vorrebbe un prete anche solo per chiacchierare».
Tra le sue iniziative più note ci sono i “buoni confessione”: biglietti consegnati personalmente dal parroco a chi bestemmia, che per ottenere il perdono deve poi offrire un bicchiere al bar. Un’idea nata per scherzo, diventata un piccolo caso: don Dino sta mandando in stampa la quarta serie perché, dice, «sono andati a ruba».
Dietro le trovate goliardiche c’è però una preoccupazione concreta: il futuro delle comunità cristiane in un territorio dove i sacerdoti scarseggiano e i giovani si allontanano. «Occorre trovare un volto nuovo di Chiesa», dice don Dino. «La forza del futuro sono i laici. Mi auguro di riuscire a dare risposte ai giovani e, insieme alla comunità, di recuperare i ragazzi che vivono situazioni di disagio». La messa al bar, in fondo, è anche questo: un modo per tenere aperta una porta, anche quando la chiesa - quella di pietra - è rimasta vuota.