Due lettere. Una in cui ripercorre la sua vita e spiega che «non è andata come sognavo» densa di sofferenza e disagio. L’altra, invece, è rivolta ai due figli che vorrebbe «proteggere».. «È una lettera d’amore», dice a Repubblica la procuratrice di Piacenza, Grazia Pradella, che sta coordinando un fascicolo per sottrazione di minori.
Sta di fatto che i due scritti trovati in casa di Sonia Bottacchiari, la donna piacentina scomparsa il 20 aprile da Castell’Arquato insieme ai suoi due figli Nishanta e Joshua di 16 e 14 anni, fanno calare un velo di sconforto sulle ricerche che vanno avanti da tre settimane. Soprattutto perché in una parte la donna scrive che non ha «timore della sofferenza e della morte». Gli investigatori, fino a sera, precisano: «Non temiamo per i ragazzi, non traspare alcuna volontà di far male a qualcuno. È comunque un momento estremamente delicato». La procuratrice aggiunge: «Molti elementi ci fanno pensare a un allontanamento volontario». Ma la situazione impone c…
Due lettere. Una in cui ripercorre la sua vita e spiega che «non è andata come sognavo» densa di sofferenza e disagio. L’altra, invece, è rivolta ai due figli che vorrebbe «proteggere».. «È una lettera d’amore», dice a Repubblica la procuratrice di Piacenza, Grazia Pradella, che sta coordinando un fascicolo per sottrazione di minori.
Sta di fatto che i due scritti trovati in casa di Sonia Bottacchiari, la donna piacentina scomparsa il 20 aprile da Castell’Arquato insieme ai suoi due figli Nishanta e Joshua di 16 e 14 anni, fanno calare un velo di sconforto sulle ricerche che vanno avanti da tre settimane. Soprattutto perché in una parte la donna scrive che non ha «timore della sofferenza e della morte». Gli investigatori, fino a sera, precisano: «Non temiamo per i ragazzi, non traspare alcuna volontà di far male a qualcuno. È comunque un momento estremamente delicato». La procuratrice aggiunge: «Molti elementi ci fanno pensare a un allontanamento volontario». Ma la situazione impone cautela. «Non viene esclusa alcuna ipotesi», spiega il prefetto di Udine, Domenico Leone, al termine di una riunione che in cui si è deciso che le ricerche andranno avanti fino a lunedì prossimo.
I cellulari di Sonia Bottacchiari e dei figli risultano spenti dalla sera in cui hanno messo in auto tende, provviste e attrezzature per sopravvivere in condizioni estreme. Sonia aveva detto che sarebbe andata per tre giorni a Gemona, in campeggio. Ma lì non è mai arrivata e non risulta alcuna prenotazione.
A trovare i fogli in casa di Riccardo Bottacchiari, che abita nell’appartamento al piano di sotto rispetto a quello della figlia Sonia, è stato l’inviato di SkyTg24, Flavio Isernia, durante un’intervista. I due scritti erano stati messi accanto alle buste di provviste che Sonia aveva sistemato in uno stanzino per il nonno, sotto a un fermacarte. Spillato in un sacchetto un messaggio: «Ciao, per il nonno. Non toccare, grazie». E accanto un cuoricino. Chi indaga, è convinto che si tratti di un biglietto scritto dalla nipote. Ma la procuratrice frena: «Non c’è una data. Dobbiamo capire se sono lettere da attribuire a questi ultimi giorni o sono state scritte in un periodo precedente».
Le ricerche dal 6 maggio si sono concentrate nei boschi di Tarcento, in provincia di Udine, dove è stata ritrovata la Chevrolet grigia di Sonia Bottacchiari. Gli esiti, ad oggi, sono stati tutti negativi. L’8 maggio un escursionista aveva segnalato la famiglia, che è scomparsa insieme ai quattro cani, sulle montagne al confine con la Slovenia. Dopo tutti gli accertamenti però quell’avvistamento non è risultato attendibile. Le ricerche adesso si sono allargate anche alla Slovenia.
Al fianco dei soccorritori il padre dei due ragazzi, Yuri Groppi, da 12 anni separato da Sonia Bottachiari, che non ha riferito di alcuna tensione con l’ex moglie. Ha raccontato della dedizione al buddismo della donna e di quel fascino che aveva sviluppato da tempo per la vita lontano dalle città. Tanto che la famiglia si è convinta che mamma e figli, insieme ai loro cani, possano essere in compagnia di un uomo che l’anno scorso li aveva accompagnati in un’arrampicata in Friuli. Da questo racconto sembrerebbe che quella della famiglia sia stata una scelta volontaria. Ma perché sparire senza dare ai parenti notizie sulle loro condizioni di salute? Nonni e zii lanciano, ancora, l’ennesimo appello: «Chiamateci».