Due anni di furti tra Veneto, Lombardia ed Emilia-Romagna per un bottino stimato in oltre 550mila euro. Una sola banda: una famiglia romena che tra la primavera e l’autunno del 2024 aveva trasformato il furto su gomma e rotaia in una piccola industria familiare. Scarpe firmate, cosmetici, computer, elettrodomestici. L’alba di qualche giorno fa ha chiuso i conti. I carabinieri del Nucleo investigativo di Venezia sono arrivati nei palazzi popolari della periferia milanese e hanno notificato otto misure cautelari alla banda del lusso. Undici i denunciati.
I furti
La storia comincia il 27 aprile 2024 a Fossò, in provincia di Venezia, nella sede della pelletteria di lusso Artigiani Veneziani. Fin dall’inizio, la banda non si perde in sottigliezze: prende un furgone e lo lancia contro i portoni dell’azienda come si fa con un ariete medievale, solo con più cavalli e meno armatura. Bottino della serata, pelletteria pregiata sparita nel nulla. Da quel momento, i carabinieri di Venezia aprono u…
Due anni di furti tra Veneto, Lombardia ed Emilia-Romagna per un bottino stimato in oltre 550mila euro. Una sola banda: una famiglia romena che tra la primavera e l’autunno del 2024 aveva trasformato il furto su gomma e rotaia in una piccola industria familiare. Scarpe firmate, cosmetici, computer, elettrodomestici. L’alba di qualche giorno fa ha chiuso i conti. I carabinieri del Nucleo investigativo di Venezia sono arrivati nei palazzi popolari della periferia milanese e hanno notificato otto misure cautelari alla banda del lusso. Undici i denunciati.
I furti
La storia comincia il 27 aprile 2024 a Fossò, in provincia di Venezia, nella sede della pelletteria di lusso Artigiani Veneziani. Fin dall’inizio, la banda non si perde in sottigliezze: prende un furgone e lo lancia contro i portoni dell’azienda come si fa con un ariete medievale, solo con più cavalli e meno armatura. Bottino della serata, pelletteria pregiata sparita nel nulla. Da quel momento, i carabinieri di Venezia aprono un fascicolo che non verrà chiuso fino ad ora. Al contrario lo riempiono, pagina dopo pagina, con pazienza.
Il tallone d’Achille: una targa
La caduta comincia da un dettaglio apparentemente insignificante. Le telecamere della Riviera del Brenta riprendono una delle auto usate per il colpo e intestata a un membro della famiglia. Da lì, gli investigatori cominciano a seguire quella vettura, poi le altre, i furgoni, le persone. Un pedinamento lungo mesi, silenzioso, metodico.
Nel frattempo, tra maggio e ottobre 2024 il sodalizio mette a segno ulteriori colpi. Prima, 341 deumidificatori da container su un treno merci a Milano. Poi, cinque bancali di vestiti da un camion in sosta a San Giuliano Milanese. Infine, il capolavoro: 3.779 paia di scarpe Adidas, sottratte da container ferroviari alla stazione di Milano per un valore di circa 218mila euro. Ma non fermano lì. In agosto, la scelta ricade su 540 profumi Guerlain prelevati da un tir parcheggiato in provincia di Pavia per un valore di 130mila euro. Ancora in ottobre, a Piacenza, 206 notebook, 118 docking station e 17 borse per computer. E, sempre nel Piacentino, 28 scatole di creme e sieri cosmetici.
La cantina delle meraviglie
La merce viene conservata negli scantinati del palazzo dove vive la famiglia, che nel tempo si sono trasformati in qualcosa di intermedio tra un deposito IKEA e un duty free abusivo. A quel punto, le telecamere del quartiere li riprendono mentre scaricano furgoni carichi di refurtiva. Immagini nitide e inequivocabili.
Ora l’epilogo. All’alba del blitz, per otto indagati sono scattate le misure cautelari: due agli arresti domiciliari, due con obbligo di dimora in provincia di Milano, tre con obbligo di presentazione alla polizia giudiziaria, mentre uno risulta ancora irreperibile. La merce della pelletteria di Fossò, quella del colpo inaugurale, non è ancora stata trovata. È all’estero, come si sospettava. Un modo come un altro per chiudere il cerchio: due anni, mezzo milione di euro di refurtiva e una cantina che ora è vuota.