All’inizio tutti pensarono a un suicidio ma la verità sulla morte di Giada Zanola, la donna di 34 anni morta nella notte del 29 maggio 2024 dopo essere precipitata da un cavalcavia dell’autostrada A4, all’altezza di Vigonza, piano piano a preso forma. L’ex fu arrestato qualche giorno dopo e si è sempre dichiarato innocente. Oggi, 14 maggio, la Corte d’Assise di Padova ha condannato Andrea Favero all’ergastolo per omicidio. Per i giudici l’uomo è responsabile dell’uccisione dell’ex compagna, trovata senza vita lungo la carreggiata dopo essere stata travolta da diverse auto.
Dal sospetto suicidio all’omicidio
Nelle ore successive alla tragedia, l’ipotesi iniziale presa in considerazione dagli investigatori fu quella del suicidio. Con il passare dei giorni, però, il quadro…
All’inizio tutti pensarono a un suicidio ma la verità sulla morte di Giada Zanola, la donna di 34 anni morta nella notte del 29 maggio 2024 dopo essere precipitata da un cavalcavia dell’autostrada A4, all’altezza di Vigonza, piano piano a preso forma. L’ex fu arrestato qualche giorno dopo e si è sempre dichiarato innocente. Oggi, 14 maggio, la Corte d’Assise di Padova ha condannato Andrea Favero all’ergastolo per omicidio. Per i giudici l’uomo è responsabile dell’uccisione dell’ex compagna, trovata senza vita lungo la carreggiata dopo essere stata travolta da diverse auto.
Giada Zanola era viva quando è stata gettata dal ponte. Dall’autopsia nessun segno di strangolamento
Dal sospetto suicidio all’omicidio
Nelle ore successive alla tragedia, l’ipotesi iniziale presa in considerazione dagli investigatori fu quella del suicidio. Con il passare dei giorni, però, il quadro investigativo è cambiato radicalmente. La procura ricostruì che Giada Zanola era stata sedata con psicofarmaci dall’ex compagno che ha poi simulato un gesto volontario gettandola dal cavalcavia sopra l’A4. La donna finita sulla carreggiata fu investita da diverse macchine che percorrevano l’autostrada.
Esclusa la premeditazione
Nel dispositivo letto in aula, la Corte ha escluso l’aggravante della premeditazione, pur confermando la responsabilità dell’imputato per l’omicidio. Determinante, nella decisione dei giudici, sarebbe stato invece il legame affettivo tra imputato e vittima, considerato aggravante prevalente rispetto alle attenuanti e sufficiente a portare comunque alla condanna al carcere a vita.
“Continua a dirsi innocente”
Dopo la sentenza, il legale di Favero, l’avvocato Cesare Vanzetti, ha ribadito la linea difensiva del suo assistito. “Il mio assistito non ha mai fatto dichiarazioni auto accusatorie davanti al pubblico ministero e continua a professarsi innocente”, ha dichiarato il difensore. L’avvocato ha annunciato quindi la possibilità di presentare appello una volta depositate le motivazioni della sentenza. “Dalla lettura del dispositivo si evince che è stata esclusa la premeditazione del delitto”, ha sottolineato Vanzetti, aggiungendo che Favero è stato riportato in carcere dopo la decisione della Corte d’Assise.