REGGIO EMILIA – Kate, posa il tuo sguardo su questo popolo innamorato, che chiede selfie e carezze, e porge neonati da baciare, a questa principessa del Galles. E siamo a Reggio Emilia, città da sempre a sinistra, attualmente incantata dall’incantevole futura regina, così semplice da sedersi su uno sgabello e cominciare a lavorare un pezzo di creta che adesso quelli del Centro Malaguzzi non sanno che fare: tenerlo in bacheca, o mandarglielo in albergo come souvenir, non sanno neanche loro.
Certo è che questo tour di Kate Middleton nel sistema educativo reggiano — eccellenza riconosciuta dal mondo — si trasformerà in una collaborazione duratura con il Royal Foundation Centre for Early Childhood di cui è presidente. «Ha davvero un obiettivo, e ha voluto discuterne con noi. Ha un interesse sincero»…
REGGIO EMILIA – Kate, posa il tuo sguardo su questo popolo innamorato, che chiede selfie e carezze, e porge neonati da baciare, a questa principessa del Galles. E siamo a Reggio Emilia, città da sempre a sinistra, attualmente incantata dall’incantevole futura regina, così semplice da sedersi su uno sgabello e cominciare a lavorare un pezzo di creta che adesso quelli del Centro Malaguzzi non sanno che fare: tenerlo in bacheca, o mandarglielo in albergo come souvenir, non sanno neanche loro.
Certo è che questo tour di Kate Middleton nel sistema educativo reggiano — eccellenza riconosciuta dal mondo — si trasformerà in una collaborazione duratura con il Royal Foundation Centre for Early Childhood di cui è presidente. «Ha davvero un obiettivo, e ha voluto discuterne con noi. Ha un interesse sincero», dice Anna Maria Mucchi di Reggio Children, e la principessa ha appena lasciato il Centro dopo aver visitato tutto, le aule colorate, gli atelier (e i bagni, le cucine). E ha pure mangiato una fettina di erbazzone al bar, e fatto domande a tutti, «pensate che questo approccio abbia davvero un effetto sul benessere e sulla salute mentale dei bambini?». Moira Nicolosi, pedagogista: «Ha insistito molto sul benessere sociale, non solo individuale». Marco Spaggiari: «Ha domandato se il linguaggio della creta lo usiamo solo con i bambini o anche con i genitori, e ha anche detto che è importante trovare un tempo più lento, una specie di elogio della lentezza…».
Dopodiché, qui sono ancora tutti sotto shock, dopo aver capito che la principessa è veramente interessata al Reggio Approach, e anche che ne capisce, di bambini e dintorni. Non una visita di cortesia, quindi, non la parata, ed è pure il primo impegno internazionale dopo la malattia, e il ritorno in Italia dopo una vacanza studio a Firenze, da ragazza. Lei, splendente. E tutti, sulla piazza Prampolini, a elogiarne l’altezza, la magrezza, la bellezza. Ed è davvero ancora una bella ragazza, che appena scesa dalla macchina che la lascia davanti al Comune (le bandiere d’Italia, Inghilterra ed Europa intrecciate nel vento, e la grande scritta “Verità per Giulio Regeni”) eccola scendere ad altezza bambino, davanti agli alunni delle scuole Robinson e Diana, per niente intimoriti, salutandoli, “ciao, e tu come ti chiami?”, e così facendo impazzire la discreta folla di anglofili presenti (“Parla italiano!”), sventolanti bandierine Union Jack, e vestiti il più possibile all’inglese, essendo poi un meteo da Barbour.
Mariangela Redaelli, insegnante di inglese di Lecco: «Oggi è il giorno più bello della mia vita. Mi ha stretto la mano, io le ho regalato una rosa». La prof è fuori di sé dall’emozione, e così Elizabeth Spencer, giovane disabile che sognava di incontrare la principessa, che l’ha abbracciata e baciata. Intanto, la piazza urla “Kate! Kate!”. E davvero lei appare così disponibile, a selfie e strette di mano, forse infrangendo il protocollo rigido previsto dall’Ambasciata britannica. E le regalano fiori, e quindi forse è davvero la nuova Lady Diana, se la gente la ama così? Molti lo dicono, “come Diana, forse anche più bella”, “vicina al popolo”, come alcuni ricordano la defunta suocera dell’attuale principessa del Galles.
La principessa reale Catherine Middleton visita la scuola per l'infanzia Anna Frank
Il sindaco Marco Massari, raggiante. Le consegna il massimo riconoscimento, il “Primo Tricolore”, “per il suo profondo impegno a favore dell’infanzia”. E in Comune la principessa ha incontrato Eletta Bertani, Carla Nironi e Ione Bartoli, che con Loris Malaguzzi hanno lavorato anni, e sono fondatrici del modello Reggio Children.
Poi, la corsa verso le ex Officine Reggiane, dove campeggia ancora un carroponte, un posto simbolo di occupazioni e lotte operaie, e la sede del Centro Malaguzzi, dove un tempo erano i magazzini Locatelli. Se poi la principessa abbia colto questo intreccio di storia e storie, non si sa, ma di sicuro ha presente quanto le donne abbiano lottato, per avere i nidi e le scuole per l’infanzia, gli asili del popolo, che servivano alle donne per poter andare a lavorare.
«Sono affascinata dalla vostra filosofia, da come i bambini siano parte e al centro della comunità», ha detto la principessa, «perché Reggio Emilia è una città costruita attorno alla fiducia nei bambini e negli ambienti, nelle relazioni e connessioni che ne accompagnano lo sviluppo nei primi anni di vita». È quindi fondamentale «investire nello sviluppo dei bambini fin dai primi anni», battaglia che per lei è importante come la lotta al cambiamento climatico. Le due cose si tengono, in effetti.
Ma eccola anche dispiaciuta «di avere così poco tempo, la prossima volta verrò con meno gente…», confida prima di andare verso la Anna Frank, dove la aspettano educatori, genitori e bambini di questa scuola dedicata alla ragazzina morta in un campo di sterminio nazista, e perciò scelta da Kate Middleton. Qui, un audace bambino le chiede «puoi venire qui un’altra volta?». Risposta prontissima: «Sì certo», in italiano, per poi scappare verso l’esclusivo boutique hotel in collina, in un parco sorvegliato da molte forze dell’ordine, per l’unica notte italiana (e oggi, altri asili, altri bambini con cui chiacchierare, da simpatica testa coronata quale è, Kate).