Il 19 marzo 2025, giorno della Festa del papà, un’insegnante di sostegno si avvicina al suo alunno di prima media per chiedergli se avesse preparato qualcosa per il genitore. Angelo (nome di fantasia), che oggi di anni ne ha quasi 13, non risponde e scoppia in lacrime.
Come riporta Racconta di non festeggiare la ricorrenza e di subire continue percosse da parte del padre, che definisce “cattivo”. In quel pianto c’è tutto: anni di botte, di sveglie all’alba, di una vita da schiavo domestico invisibile, scandita non dai ritmi di un bambino ma da quelli di una famiglia dedita alla gestione della stalla.
La vicenda, avvenuta in una scuola del Montebellunese, in provincia di Treviso, e riportata dal Corriere del Veneto, ha messo in moto un’indagine dei carabinieri che ha portato all’arresto del padre e all’allontanamento del minore dalla casa di famiglia.
A distanza di oltre un anno i due genitori, una coppia di cinquantenni italiani, siedono sul banco degli imputati al tribunale di Trevis…
Il 19 marzo 2025, giorno della Festa del papà, un’insegnante di sostegno si avvicina al suo alunno di prima media per chiedergli se avesse preparato qualcosa per il genitore. Angelo (nome di fantasia), che oggi di anni ne ha quasi 13, non risponde e scoppia in lacrime.
Come riporta Racconta di non festeggiare la ricorrenza e di subire continue percosse da parte del padre, che definisce “cattivo”. In quel pianto c’è tutto: anni di botte, di sveglie all’alba, di una vita da schiavo domestico invisibile, scandita non dai ritmi di un bambino ma da quelli di una famiglia dedita alla gestione della stalla.
La vicenda, avvenuta in una scuola del Montebellunese, in provincia di Treviso, e riportata dal Corriere del Veneto, ha messo in moto un’indagine dei carabinieri che ha portato all’arresto del padre e all’allontanamento del minore dalla casa di famiglia.
A distanza di oltre un anno i due genitori, una coppia di cinquantenni italiani, siedono sul banco degli imputati al tribunale di Treviso, accusati di maltrattamenti in famiglia in concorso. Il processo, entrato nella fase dibattimentale, è stato rinviato al prossimo 15 ottobre, quando il collegio giudicante potrebbe pronunciare la sentenza. La famiglia era conosciuta in paese e gli altri figli, che avevano frequentato lo stesso istituto scolastico di Angelo, non avevano mai palesato segnali di disagio se non una marcata iperattività.
Svegliato all’alba, picchiato con la cintura
Agli inquirenti Angelo ha descritto un’esistenza che assomigliava poco a quella di un undicenne. Ogni mattina, prima ancora che facesse giorno, veniva tirato giù dal letto per accudire gli animali e pulire l’ovile. Un rito che si ripeteva puntuale anche nel pomeriggio, al rientro da scuola, lasciandogli poco o nessuno spazio per i compiti e ancora meno per il gioco. Qualsiasi segno di stanchezza, qualsiasi sbaglio, si trasformava in un pretesto per le punizioni. Il padre, stando al racconto del minore, lo colpiva con regolarità, ricorrendo anche alla cintura come strumento di correzione.
A rendere ancora più soffocante quel clima di paura erano i fratelli maggiori, che secondo Angelo contribuivano ai maltrattamenti. Qualche settimana prima che la storia venisse a galla, il bambino si era presentato in classe con una ferita profonda sulla guancia. Prima aveva parlato di una forca brandita da uno dei fratelli, poi aveva corretto il tiro raccontando di una caduta dalla bicicletta. La contraddizione aveva sollevato qualche dubbio, ma solo le indagini avrebbero poi fatto chiarezza.
Le telecamere in casa, la prova che non lascia scampo
Dopo la confessione di Angelo era stato attivato il protocollo di tutela dei minori. Il bambino era stato ascoltato in un’audizione protetta svolta all’interno della scuola stessa, alla presenza degli inquirenti. L’indagine, coordinata dal sostituto procuratore Davide Romanelli, era stata affidata ai carabinieri di Montebelluna. La svolta era arrivata con le intercettazioni ambientali e le riprese video delle telecamere che i militari avevano installato nell’abitazione. Quello che i filmati avrebbero documentato è una realtà quotidiana ben lontana dall’immagine di normalità che la famiglia proiettava all’esterno: urla, insulti, botte inferte al bambino con una violenza tale da ridurlo in lacrime, seguite dall’intimazione di tacere per non peggiorare la situazione. Nel materiale raccolto sarebbe documentato anche il ruolo della madre. Una presenza silenziosa, che non avrebbe mai cercato di proteggere il figlio né di denunciare i comportamenti del marito.
L’arresto e la nuova vita in una struttura protetta
Il calvario di Angelo si è concluso ai primi di maggio del 2025, quando un ennesimo episodio di violenza ha convinto i carabinieri a intervenire. Il padre è stato arrestato, il bambino allontanato dall’abitazione e trasferito in una comunità protetta, dove da allora ha intrapreso un percorso di recupero. Secondo quanto emerso, a distanza di un anno Angelo ha ritrovato i contatti con i compagni di classe e con quella stessa insegnante che, con una domanda apparentemente banale, ha cambiato il corso della sua vita. Il processo a carico dei due genitori (il padre assistito dall’avvocato Silvia Biscaro) riprenderà il 15 ottobre. In quella sede il tribunale potrebbe emettere la sentenza, dopo aver esaminato il voluminoso fascicolo probatorio costruito mese dopo mese dai militari di Montebelluna.