Per i subacquei del mondo le Maldive sono la mecca dei “big fish”. Quasi mille punti possibili di immersione distribuiti su 26 atolli dove ammirare la meraviglia dei giganti. «Di norma, se ti immergi lì è per vedere qualcosa di grande. Nel Mar Rosso vai per i colori, in Thailandia per nudibranchi e pesciolini, alle Maldive invece cerchi gli squali, le mante, lo squalo tigre. E come compromesso hai che quando esci, nelle acque cristalline, trovi anche i coralli (circa 300 specie, ndr). Un paradiso» dice Graziano Servello, istruttore che da anni accompagna gli italiani alla scoperta delle isole come quella di Alimathà dell’atollo Vaavu, a un’ora di barca veloce da Malé.
Alimathà, l’area dove è avvenuto il tragico incidente, è una delle tante destinazioni…
Per i subacquei del mondo le Maldive sono la mecca dei “big fish”. Quasi mille punti possibili di immersione distribuiti su 26 atolli dove ammirare la meraviglia dei giganti. «Di norma, se ti immergi lì è per vedere qualcosa di grande. Nel Mar Rosso vai per i colori, in Thailandia per nudibranchi e pesciolini, alle Maldive invece cerchi gli squali, le mante, lo squalo tigre. E come compromesso hai che quando esci, nelle acque cristalline, trovi anche i coralli (circa 300 specie, ndr). Un paradiso» dice Graziano Servello, istruttore che da anni accompagna gli italiani alla scoperta delle isole come quella di Alimathà dell’atollo Vaavu, a un’ora di barca veloce da Malé.
Alimathà, l’area dove è avvenuto il tragico incidente, è una delle tante destinazioni fra il nord e il sud delle Maldive che stanno diventando tappa fissa delle “crociere subacquee”, un business in crescita costante da dopo la pandemia. Grazie ad acque ricche di nutrienti le Maldive offrono infatti una biodiversità straordinaria: lungo i “thila”, le secche, si osservano varie specie di squali, nell’atollo di Ari quelli “balena” e “martello”, a sud a Fuvahmulah i “tigre” e poi in decine di “kandu”, i canali, prospera vita praticamente ovunque tra le acque turchesi tropicali. «Piace così tanto che ho dovuto prenotare ora la barca per la stagione 2028 vista la richiesta che c’è» spiega Servello. Proprio dall’Italia stanno infatti arrivando sempre più “divers”, un esercito di subacquei, chi con il semplice brevetto “open” per il primo approccio alle immersioni chi con quello “deep” per arrivare fino a 30 metri di profondità, attratti dalle meraviglie dei fondali. Nelle grotte intorno ad Alimathà però, come quella dello spot di Devana Kandu vicino a dove è avvenuta la morte dei sub, a sessanta metri vanno solo gli esperti. «Si tratta di una immersione che chiamiamo staff, una di quelle per master, che devi sapere davvero come affrontare: troppe correnti, non è affatto semplice». Intorno all’isoletta però ci sono vari punti di osservazione straordinari: si possono avvistare, perfino di notte, squali, gigantesche mante, pesci di dimensioni enormi, «tutti quelli che spesso anche i turisti italiani ci chiedono di vedere». Dall’Italia alle Maldive ogni anno infatti, da dopo il Covid-19, arrivano sempre più visitatori: oltre 100mila in media tanto che il nistro paese è ormai uno dei quattro principali luoghi (al primo posto la Russia) da cui giungono i turisti. Numeri trainati anche dagli appassionati di subacquea che continuano a crescere: si parte, anche in famiglia, con crociere organizzate direttamente dall’Italia e solitamente una settimana prevede almeno due immersioni al giorno, in media per un costo di circa 2000 euro a persona.
Oppure ci si appoggia alle strutture dei resort: chi non ha il brevetto si gode lo snorkeling, chi fa il corso o è già esperto di solito esplora i primi dieci metri di profondità incontrando dalle tartarughe ai pesci più colorati. Il 75% dei turisti, stima il governo, fa almeno una di queste due attività. «Tutti i diving delle Maldive sono solitamente molto seri, sono davvero rari gli incidenti» aggiunge l’istruttore italiano. È sempre lo squalo a richiamare l’attenzione: i tuffi con le bombole nel tentativo di avvistarlo generano infatti entrate per quasi 15 milioni di dollari l’anno. Anche le mante sono molto richieste: si parla di 8 milioni. E poi ci sono almeno cento spot dedicati alla barriera corallina che però, in parte, è colpita da sbancamento e aumento della temperatura dell’acqua per la crisi del clima. E siccome proprio la subacquea, da sola, è ormai in grado di portare un fatturato di quasi 45 milioni di dollari alle Maldive, il Paese non vuole affatto rischiare di perdere il suo paradiso. Ecco perché, anche con un approccio di ecoturismo, servono sempre più dati e studi sulla conservazione marina: con almeno tre progetti, compreso quello dei ricercatori deceduti, erano proprio gli italiani a portarglieli.