Parma – Un garden party finale — tutti sul prato, con il bicchiere in mano — per dire «grazie a tutti voi, che mi avete aiutata in questi due giorni italiani», e poi è ripartita per Londra, promettendo di tornare. Tornerà davvero da queste parti, la principessa del Galles? Forse sì, convinta com’è della bontà del Reggio Emilia Approach, che ha voluto osservare da vicino, e persino toccare con mano, nel vero senso. «Avessi avuto io una scuola come questa…», diceva durante la visita alla “Allende”, tra papere e bambini vocianti, riuniti nell’assemblea che apre ogni loro giornata, a decidere cosa fare. Sperimentare nuove costruzioni di radici e sassi, giocare nello stagno con i tritoni, o imparare a fare le polpette? Ne fanno di tutti i colori, questi bambini fortunati, che vivono gran parte del tempo in un parco, e ieri hanno accompagnato Kate Middleton a spasso.
«Anche nella nostra casa abbiamo un atelier, pieno delle cose che abbiamo raccolto nei nostri viaggi…», diceva lei, che vorre…
Parma – Un garden party finale — tutti sul prato, con il bicchiere in mano — per dire «grazie a tutti voi, che mi avete aiutata in questi due giorni italiani», e poi è ripartita per Londra, promettendo di tornare. Tornerà davvero da queste parti, la principessa del Galles? Forse sì, convinta com’è della bontà del Reggio Emilia Approach, che ha voluto osservare da vicino, e persino toccare con mano, nel vero senso. «Avessi avuto io una scuola come questa…», diceva durante la visita alla “Allende”, tra papere e bambini vocianti, riuniti nell’assemblea che apre ogni loro giornata, a decidere cosa fare. Sperimentare nuove costruzioni di radici e sassi, giocare nello stagno con i tritoni, o imparare a fare le polpette? Ne fanno di tutti i colori, questi bambini fortunati, che vivono gran parte del tempo in un parco, e ieri hanno accompagnato Kate Middleton a spasso.
«Anche nella nostra casa abbiamo un atelier, pieno delle cose che abbiamo raccolto nei nostri viaggi…», diceva lei, che vorrebbe tanto «che tutte le scuole del mondo fossero come questa». Magari.
«La principessa è colpita dal fatto che i valori del progetto vengono tramandati da una generazione all’altra», spiega Annalisa Rabotti, pedagogista. «Valori così radicati nella nostra società, come la laicità, il rispetto, l’educazione come diritto…», e ci aggiunge la famiglia, non per niente in questo modello reggiano i genitori sono sempre coinvolti «in un dialogo costante, e pure nei fenomeni di cambiamento che stanno attraversando la nostra società». E lei, attenta a tutto e curiosa, anche nel centro ReMida, un laboratorio gigante dove i bambini ricreano oggetti partendo dagli scarti di lavorazione donati da alcune industrie. E qui si vede come la pedagogia passi anche attraverso le buone pratiche come il riciclo creativo, il recupero dello scarto, che invece è una risorsa, quante idee si incontrano da queste parti.
E le nuove tecnologie? Lo smartphone ai piccolissimi? Un punto che nella due giorni non si è riusciti a toccare come si deve, eppure fondamentale nella vita di chiunque abbia figli. E quindi, a pranzo nel famoso agriturismo sulla collina sopra Parma, con vista meravigliosa sull’Appennino e invitati educatori, esperti, atelieristi, ecco la domanda di Kate: «Ma voi, come vi comportate con le tecnologie?». La risposta di Elisa Di Benedetto, giovane insegnante alla scuola dell’infanzia Anna Frank: «Noi abbiamo fatto delle scelte, e cioè nelle nostre scuole niente cellulari ai bambini. E neanche social media». No smart tv, no lavagne digitali, «i nostri computer sono “vecchi”, e scollegati da Internet».
E la principessa sul punto è d’accordo. Le tecnologie vanno usate, ma bene, e non per far star buoni i piccolissimi. E ha raccontato di una ricerca che il suo Royal Foundation Centre for Early Childhood sta completando in Gran Bretagna, da cui si evince che «l’età media dei bambini che usano lo smartphone è di 7 anni, per cui ci sono bambini che lo usano molto prima di quella età». Nessuna preclusione alla tecnologia, «che pure è uno dei linguaggi dell’apprendimento», le spiegava Elisa, «ma sapendo che spesso la tecnologia è in competizione con l’educazione».
Questo per dire il livello della discussione che la principessa ha tenuto in questa visita italiana. Per il resto, tanti sorrisi e il vero piacere che ha mostrato nelle esperienze che ha chiesto di fare. Mettere le mani in pasta, appunto, l’altro giorno nell’atelier dove ha “giocato” con la creta, ieri preparando i tortelli alle erbette (portando al dito il famoso anello di fidanzamento che è stato di Lady Diana). Alle prese con il mattarello e la rotella, e sarà stata anche una “cooking class” tutta da riprendere e diffondere nel mondo attraverso i suoi social, ma è apparsa così spontanea e affettuosa, che già la rimpiangono. Nell’ultima immagine che ha lasciato prima di salutare il gruppo dei Reggio Children, mentre ammirava un paesaggio battuto dal vento, le colline, i vigneti, i pascoli delle vacche da Parmigiano Reggiano, cioè l’Italia.