Quando sono arrivato Antonella e Sarastavano già malissimo. La ragazza delirava, la madre non aveva neanche la forza di parlare».
La testimonianza dell’infermiere che la mattina del 27 dicembre è entrato nella casa di Pietracatella per praticare due flebo idratanti alle due donne morte poche ore dopo all’ospedale di Campobasso è giudicata importante dagli investigatori della squadra mobile, sempre più convinti che la mano che ha avvelenato con la ricina Antonella Di Ielsi e Sara Di Vita appartenga alla cerchia familiare.
Aveva detto no alle indagini difensive
L’infermiere e amico di famiglia, chiamato da Gianni Di Vita per sostenere madre e figlia (che già due volte, il 25 e 26 dicembre, avevano fatto avanti e indietro dal pronto soccorso) ieri pomeriggio è stato sentito per la seconda volta dagli inquirenti. Questa volta alla presenza dei difensori dei medici dell’ospedale di Campobasso ancora indagati, gli avvocati Pietro Terminiello e Graziella De Rio, che lo avevano convocato per …
Quando sono arrivato Antonella e Sarastavano già malissimo. La ragazza delirava, la madre non aveva neanche la forza di parlare».
La testimonianza dell’infermiere che la mattina del 27 dicembre è entrato nella casa di Pietracatella per praticare due flebo idratanti alle due donne morte poche ore dopo all’ospedale di Campobasso è giudicata importante dagli investigatori della squadra mobile, sempre più convinti che la mano che ha avvelenato con la ricina Antonella Di Ielsi e Sara Di Vita appartenga alla cerchia familiare.
Aveva detto no alle indagini difensive
L’infermiere e amico di famiglia, chiamato da Gianni Di Vita per sostenere madre e figlia (che già due volte, il 25 e 26 dicembre, avevano fatto avanti e indietro dal pronto soccorso) ieri pomeriggio è stato sentito per la seconda volta dagli inquirenti. Questa volta alla presenza dei difensori dei medici dell’ospedale di Campobasso ancora indagati, gli avvocati Pietro Terminiello e Graziella De Rio, che lo avevano convocato per indagini difensive ottenendo però un rifiuto alla collaborazione. Così hanno presentato istanza alla Procura di Larino per la convocazione in questura dell’infermiere.
Nelle flebo soluzione fisiologica
Un’audizione durata un’ora e mezza in cui l’uomo ha riferito di aver somministrato ad Antonella e Sara due fiale di soluzione fisiologica da lui portate e maneggiate senza dunque alcuna possibilità di contaminazione da ricina. Ma più che questa ipotesi, mai presa in considerazione dagli inquirenti, la testimonianza dell’infermiere è importante perchè è l’unica persona estranea alla cerchia familiare che è entrata nella casa di Pietracatella in quelle ore drammatiche e l’unico ad avere contezza delle condizioni di Antonella e Sara, sostanzialmente già collassate. Una condizione assai diversa, e per i medici non sovrapponibile, da quella mostrata fino a 24 ore prima in cui erano state rimandate a casa con una diagnosi di gastroenterite.
L’ipotesi dell’avvelenamento il 26 dicembre
Da qui l’idea che la dose letale di ricina possa essere stata assunta il 26 dicembre. Proprio l’infermiere ha invitato Gianni Di Vita a riportare subito in ospedale le due donna. Prima Sara, partita per Campobasso insieme alla sorella Alice e allo zio Antonio, fratello di Gianni, che vive in Piemonte ma in Molise per le festività natalizie. Subito dopo Antonella, accompagnata da Gianni. Poche ore dopo la morte di entrambe.