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Cos’è l’effetto Venturi, la nuova ipotesi sulla morte dei sub italiani alle Maldive

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Tra le ricostruzioni anche un risucchio che avrebbe trascinato i ricercatori nell’ambiente in cui sono rimasti intrappolati
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Una nuova ipotesi circolata tra gli esperti. Niente imprudenza o avventatezza: i cinque sub italiani morti alle Maldive potrebbero essere stati trascinati nella grotta, e quindi non esserci entrati volontariamente. Colpa di un particolare principio fisico, l’“effetto Venturi”, che potrebbe averli risucchiati nella camera più lontana. Una corrente impossibile da contrastare e anche difficile da prevedere. Una trappola in fondo al mare.

L’effetto Venturi

Il principio prende il nome proprio da un fisico italiano, Giovanni Battista Venturi, che l’ha scoperto tra fine Settecento e inizio Ottocento nelle sue ricerche sulla meccanica dei fluidi. E trova applicazione in tanti strumenti utilizzati nella vita quotidiana, come per esempio le bombolette spray. “Pensiamo a quella caverna come a un tubo – spiega il professor Michele Mossa, ordinario di Idraulica al Politecnico di Bari – Abbiamo una corrente al suo interno, d’aria o d’acqua, e in un tratto c’è un restringimento della sezione”.

Ma il…

Una nuova ipotesi circolata tra gli esperti. Niente imprudenza o avventatezza: i cinque sub italiani morti alle Maldive potrebbero essere stati trascinati nella grotta, e quindi non esserci entrati volontariamente. Colpa di un particolare principio fisico, l’“effetto Venturi”, che potrebbe averli risucchiati nella camera più lontana. Una corrente impossibile da contrastare e anche difficile da prevedere. Una trappola in fondo al mare.

L’effetto Venturi

Il principio prende il nome proprio da un fisico italiano, Giovanni Battista Venturi, che l’ha scoperto tra fine Settecento e inizio Ottocento nelle sue ricerche sulla meccanica dei fluidi. E trova applicazione in tanti strumenti utilizzati nella vita quotidiana, come per esempio le bombolette spray. “Pensiamo a quella caverna come a un tubo – spiega il professor Michele Mossa, ordinario di Idraulica al Politecnico di Bari – Abbiamo una corrente al suo interno, d’aria o d’acqua, e in un tratto c’è un restringimento della sezione”.

Ma il volume d’acqua che deve passare in una data unità di tempo è sempre lo stesso. E quindi c’è necessariamente un aumento della velocità. “Ma la pressione al contempo diminuisce e quindi c’è l’effetto risucchio. Se ti muovessi verso una stanza con una pressione più bassa, saresti più facilitato nel raggiungerla. E avviene lo stesso passando da una sezione più grande della caverna verso una più piccola. Un risucchio di quel tipo, molto forte, potrebbe far perdere il controllo, magari urtare la testa”.

Il principio veniva usato anche in Formula Uno: “Sotto le auto veniva installata una canaletta in cui s’infiltrava l’aria e per l’effetto Venturi, diminuendo la pressione, l’auto non sobbalzava in curva”.

Foto Michele Mossa 

L’ipotesi

A sostenere l’ipotesi dell’effetto Venturi per la tragedia delle Maldive è il presidente della Società italiana di medicina subacquea e iperbarica, Alfonso Bolognini, a Adnkronos: “Ci penso da quando ho avuto i dettagli del sopralluogo effettuato dai subacquei della Dan Europe – spiega – hanno prima mandato un Rov (remotely operated vehicle) all'ingresso delle grotte. Non sono riusciti a farlo entrare per le fortissime correnti e sono dovuti andarci di persona. E questa ipotesi si è fatta più concreta quando mi hanno mandato lo schema del sito con le tre camere, c’è un'entrata e un'uscita. Si forma un formidabile effetto Venturi”.

Insomma, una tesi che spiegherebbe perché sub così esperti si siano incuneati in un ambiente così pericoloso. “Possono essere capitate due cose, dopo l'aspirazione - aggiunge Bolognini - o sono stati risucchiati tutti o ne è stato risucchiato uno e gli altri hanno tentato un soccorso”. Un'ipotesi “avvalorata soprattutto dalla professionalità” dei sub coinvolti, "persone altamente preparate. La professoressa Monica Montefalcone aveva al suo attivo oltre 5.000 immersioni e aveva tutti i brevetti. Senza contare che portava con sé la figlia, quindi immaginiamo che tipo di attenzione avesse posto”.

Il sopralluogo

Forse, dunque, lo consideravano semplicemente un sopralluogo per sondare le condizioni dell’area e per affrontare la missione vera e propria in un secondo momento. “Per quel livello di conoscenze non è pensabile andare così in profondità senza la necessaria preparazione – fa notare il presidente – Probabilmente erano alla fine dell'immersione, loro erano lì per la barriera corallina, le grotte non erano l'obiettivo. Hanno deciso di fare questa puntata un po’ più profonda per visionare l'ingresso, sono stati risucchiati in un ambiente probabilmente buio, con una visibilità pari a zero anche per il pinneggiamento, in uno stato di grande disorientamento. C'è stato naturalmente del panico”. E poi è mancata l’aria.

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