Le guance sono rosse per l’emozione, la voce si incrina. Nonostante i singhiozzi e le lacrime Fernanda Herrera non si ferma e parla senza sosta. È una ragazza di vent’anni arrabbiata per quella che ritiene «un’ingiustizia» e dice: «Continuerò lottare anche se il sistema giudiziario italiano mi sta stritolando. Ma so chi sono io, non accetto questa assoluzione». Nell’anno in cui ha denunciato i suoi due presunti stupratori, che lei chiama «i criminali», ha vinto un oro nella coppa del mondo per l’Uzbekistan e «so bene cosa ho passato per rialzarmi e impugnare la mia sciabola». C’è una grande forza dietro al suo viso da bambina.
Fernanda, lei parla per la prima volta dopo tre anni. Cosa ricorda di quella notte del 4 agosto del 2023?
«Era l’ultima sera al…
Le guance sono rosse per l’emozione, la voce si incrina. Nonostante i singhiozzi e le lacrime Fernanda Herrera non si ferma e parla senza sosta. È una ragazza di vent’anni arrabbiata per quella che ritiene «un’ingiustizia» e dice: «Continuerò lottare anche se il sistema giudiziario italiano mi sta stritolando. Ma so chi sono io, non accetto questa assoluzione». Nell’anno in cui ha denunciato i suoi due presunti stupratori, che lei chiama «i criminali», ha vinto un oro nella coppa del mondo per l’Uzbekistan e «so bene cosa ho passato per rialzarmi e impugnare la mia sciabola». C’è una grande forza dietro al suo viso da bambina.
Fernanda, lei parla per la prima volta dopo tre anni. Cosa ricorda di quella notte del 4 agosto del 2023?
«Era l’ultima sera al ritiro di Chianciano. Ero in un bar e volevo solo divertirmi con le mie amiche. Poi ho dei flash nella mia mente. Dal bar passo al buio, poi sono in una camera ed è tutto scuro. Emanuele Nardella era sopra di me su un letto e mi stava violentando. In piedi, nudo, c’era Lapo Jacopo Pucci, che si è messo a ridere quando gli ho chiesto cosa avesse fatto. Mi facevano tanto male e non so quante volte mi hanno stuprata. Gli ho urlato di fermarsi ma hanno continuato ancora e ancora. Non avevo forze. Non ricordo come sono arrivata in quella stanza e nemmeno di aver bevuto e fumato una canna, ma nel mio sangue poi sono state ritrovate tracce di alcol e cannabinoidi. Sono un’atleta che vince medaglie, sono sempre sottoposta a test antidoping».
Quando ha conosciuto Nardella e Pucci?
«L’anno prima e Nardella mi faceva paura. Su di lui hanno sempre raccontato cose molto strane».
Cosa ha provato quando il giudice ha letto il dispositivo di assoluzione?
«Mi sono sentita come se tutti i miei sforzi non fossero serviti a niente. Ero sotto shock, in mano stringevo la fotografia di mia nipote che ha due anni. Per me non c’era una possibilità diversa dalla condanna. Mi sono sentita come tre anni fa, è stata riaperta la mia ferita. Non ci sono parole per descrivere il dolore che sento. Non ho avuto giustizia sin dall’inizio. Loro sono italiani e io no, vogliono proteggerli perché uomini e perché italiani. Il giudice in aula non mi ha mai guardato in faccia. Per questo ci metto la mia adesso».
Come ha vissuto il processo?
«In aula gli avvocati dei due mi hanno fatto domande molto insistenti. Hanno provato in tutti i modi a sporcare il mio nome. Ma non ci sono riusciti. Mi stavano trattando come una colpevole, non come una vittima. La pm mi ha creduta, gli altri no».
I due sciabolatori accusati l’hanno mai contattata?
«No, mi hanno bloccata sui social. Non li voglio più vedere, in aula non si sono presentati. Invece io sì, perché non ho paura. Dirò di più, l’anno in cui sono stata violentata è stata la mia stagione di scherma migliore. Ho vinto l’oro anche ai Giochi asiatici in coppia con mia sorella».
L’assoluzione è perché il fatto non sussiste, andrà avanti?
«Quello che ho fatto sino ad ora, l’ho fatto per tutte le donne che non hanno voce. Non mi fermerò, andrò nelle scuole a parlare alle ragazzine se dovesse essere necessario. Andrò avanti a testa alta e dimostrerò che non sono solo una vittima ma una guerriera. Ho un gran fuoco dentro e non permetterò a nessuno di spegnerlo».
C’è, secondo lei, una volontà di non far emergere i casi di abusi sessuali nello sport?
«Nel nostro mondo vogliono nascondere questi casi. Dopo che ho denunciato, un’atleta mi ha raccontato la sua storia. Lei non ce l’ha fatta a denunciare e mi ha detto: “Sono orgogliosa di te”. Vado avanti anche per lei».