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Padre Benanti: “L’Ia è una tecnologia ambigua che sta animando i programmi di guerra”

Padre Paolo Benanti

 

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Il francescano, teologo e grande esperto di rivoluzione digitale: “La missione della Chiesa è ricordare a tutte le coscienze che questa innovazione deve diventare uno strumento di vita”
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CITTÀ DEL VATICANO – La Chiesa non demonizza ma non sottovaluta i rischi dell’intelligenza artificiale: lo spiega padre Paolo Benanti, francescano, teologo e grande esperto di rivoluzione digitale.

Perché la Chiesa si occupa di intelligenza artificiale?

«La trasformazione tecnologica non riguarda solo l’industria e l’economia, ma trasforma radicalmente la società e la sua capacità di coesione. È dall’epoca del crollo dell’Impero Romano che i cristiani vivono la fede da cittadini responsabili».

Come evitare da un lato i tecnicismi e dall’altro un richiamo genericamente morale?

«La ferrovia è un tema tecnico, ma la scelta di dove mettere binari e fermate consente di spostarsi ad alcuni e lo nega ad altri. Una tecnologia non è mai un fatto solo tecnico, coinvolge l’etica, le relazioni sociali, la giustizia e l’uguaglianza e, in ultima analisi, la dignità umana. Non si tratta di fare un richiamo generico. L’intelligenza artificiale è un moltiplicatore, può moltiplicare le risorse o le ine…

CITTÀ DEL VATICANO – La Chiesa non demonizza ma non sottovaluta i rischi dell’intelligenza artificiale: lo spiega padre Paolo Benanti, francescano, teologo e grande esperto di rivoluzione digitale.

Perché la Chiesa si occupa di intelligenza artificiale?

«La trasformazione tecnologica non riguarda solo l’industria e l’economia, ma trasforma radicalmente la società e la sua capacità di coesione. È dall’epoca del crollo dell’Impero Romano che i cristiani vivono la fede da cittadini responsabili».

Come evitare da un lato i tecnicismi e dall’altro un richiamo genericamente morale?

«La ferrovia è un tema tecnico, ma la scelta di dove mettere binari e fermate consente di spostarsi ad alcuni e lo nega ad altri. Una tecnologia non è mai un fatto solo tecnico, coinvolge l’etica, le relazioni sociali, la giustizia e l’uguaglianza e, in ultima analisi, la dignità umana. Non si tratta di fare un richiamo generico. L’intelligenza artificiale è un moltiplicatore, può moltiplicare le risorse o le ineguaglianze».

E può essere usata nella guerra

«Nel suo diario Oppenheimer annotava: “I fisici hanno perso la loro innocenza, non perché hanno fatto la bomba atomica ma perché si sono innamorati dell’idea della bomba”. Parafrasando mi sembra che quest’anno ci abbia dimostrato che anche l’intelligenza artificiale ha perso la sua innocenza animando droni e programmi di guerra. “Trasformerete le vostre spade in falci e le vostre lance in vomeri”, scrive il profeta Isaia, gli strumenti di morte possono diventare strumenti per fare il pane. La tecnologia è ambigua e la missione della Chiesa è ricordare a tutte le coscienze che può essere uno strumento di vita e non di morte».

Scegliendo questo argomento, o questioni come il cambiamento climatico, la Chiesa può allearsi ad altri attori sociali: con chi, in questo caso?

«Lo si è visto con il Rome Call for AI Ethics firmato nel 2020 da Pontificia accademia per la vita, Ibm, Microsof, Fao, e da altre 22 religioni mondiali. Tutti coloro che hanno a cuore l’umano e la sua dignità sono compagni di viaggio».

Le Big tech statunitensi e la Casa Bianca hanno però un approccio al tema molto diverso…

«Non tutte le Big tech: quelle che hanno firmato la carta di Roma sostengono che alcune forme di regolamentazione non solo non danneggiano il mercato ma favoriscono la interoperabilità. Poi in questi mesi assistiamo ad alcuni fondatori il cui agire è basato su una filosofia politica che sovverte alcuni significati profondi del vivere democratico».

Nel mondo cattolico, che è tutt’altro che un monolite, ci sono, per dirla con Umberto Eco, gli apocalittici e gli integrati

«C’è sempre stata nella storia una pluralità all’interno del mondo cattolico, non penso sia un problema. Il problema è che il genio è uscito dalla bottiglia e difficilmente vi rientrerà: ormai l’intelligenza artificiale c’è, si sta diffondendo, ci sono enormi quantità di capitale, non possiamo pensare a un mondo senza l’intelligenza artificiale. Quindi, come dice il Papa, il problema è come coesisterci. Se all’epoca di Galileo ci si interrogò se il telescopio fosse lo strumento del demonio o no, il tema oggi è come, quale, quanta sarà l’intelligenza artificiale che contribuisce a una società migliore».

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