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Everest, 274 alpinisti in vetta nello stesso giorno: è record storico dal versante nepalese

(reuters)

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Mai così tanti scalatori in cima alla montagna più alta del mondo in un’unica giornata. Ma dietro al primato si nascondono le polemiche su sovraffollamento e sicurezza nella zona della morte
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Mercoledì 20 maggio 2026 resterà una data storica nei libri dell’alpinismo himalayano. Un numero record di 274 alpinisti ha scalato in un solo giorno il monte Everest dal versante nepalese: la cifra più alta mai registrata nella storia delle ascensioni alla montagna regina del mondo. Tra loro, anche 150 sherpa.

Rishi Bhandari, segretario generale dell’Expedition Operators Association of Nepal, ha confermato il dato a Reuters, precisando che la cifra potrebbe ancora salire: alcuni alpinisti che hanno raggiunto la cima potrebbero non aver avuto il tempo per comunicare al campo base l’impresa.

I numeri ufficiali, del resto, richiedono tempo. Himal Gautam, funzionario del Dipartimento del Turismo nepalese, ha spiegato la procedura: «Aspettiamo che i climbers tornino, ci consegnino fotografie e altre prove delle loro ascensioni e ottengano i certificati di scalata. Solo allora potremo confermare i numeri». Per ora, Gautam ha comunicato a Reuters informazioni preliminari su oltre 250 salite…

Mercoledì 20 maggio 2026 resterà una data storica nei libri dell’alpinismo himalayano. Un numero record di 274 alpinisti ha scalato in un solo giorno il monte Everest dal versante nepalese: la cifra più alta mai registrata nella storia delle ascensioni alla montagna regina del mondo. Tra loro, anche 150 sherpa.

Rishi Bhandari, segretario generale dell’Expedition Operators Association of Nepal, ha confermato il dato a Reuters, precisando che la cifra potrebbe ancora salire: alcuni alpinisti che hanno raggiunto la cima potrebbero non aver avuto il tempo per comunicare al campo base l’impresa.

I numeri ufficiali, del resto, richiedono tempo. Himal Gautam, funzionario del Dipartimento del Turismo nepalese, ha spiegato la procedura: «Aspettiamo che i climbers tornino, ci consegnino fotografie e altre prove delle loro ascensioni e ottengano i certificati di scalata. Solo allora potremo confermare i numeri». Per ora, Gautam ha comunicato a Reuters informazioni preliminari su oltre 250 salite solo nella giornata di mercoledì.

Il precedente record risale al 22 maggio 2019: stessa montagna, stesso versante, 223 alpinisti. Il giorno successivo ne fu stabilito un altro: il record assoluto da entrambi i versanti. 354 gli alpinisti a raggiungere la vetta, secondo il Guinness World Records.

Mentre il 17 maggio scorso, Kami Rita Sherpa ha completato la scalata per la 32ª volta, stabilendo un nuovo record mondiale per il maggior numero di ascensioni alla montagna più alta del pianeta. A 56 anni, il leggendario sherpa (soprannominato “Everest Man”) ha superato il proprio primato dell’anno precedente, scalando come ogni volta nell’ambito di una spedizione commerciale per clienti internazionali.

Ad ogni modo, quella del 2026 si era già annunciata come un’annata eccezionale nei numeri: il Nepal ha rilasciato solo quest’anno 494 permessi per scalare la montagna, ciascuno al costo di 15.000 dollari. Un afflusso ulteriormente gonfiato dalla chiusura del versante tibetano. Le autorità cinesi non hanno rilasciato alcun permesso per questa stagione, senza fornire spiegazioni ufficiali: la China-Tibet Mountaineering Association ha semplicemente deciso di non avviare il consueto processo di candidatura, che normalmente prende il via a marzo. Una chiusura silenziosa, di fatto. In una stagione normale, secondo Bhandari, circa un centinaio di alpinisti sale dal lato cinese. Quest’anno si sono aggiunti al flusso nepalese, e il paradosso vuole che i cinesi siano diventati la nazionalità più rappresentata nei permessi rilasciati da Kathmandu, con 109 autorizzazioni. Chi voleva l’Everest, insomma, è dovuto passare per il Nepal.

Eppure, dietro il primato si nasconde un paradosso che la comunità alpinistica internazionale denuncia da anni. Gli esperti di alpinismo criticano spesso il Nepal per aver consentito un numero così elevato di scalatori sulla montagna, il che può portare a pericolosi ingorghi o lunghe code nella cosiddetta “zona della morte”, l’area al di sotto della vetta in cui il livello naturale di ossigeno è pericolosamente insufficiente per la sopravvivenza umana. Non è solo teoria: le code si accumulano tra il Campo III e il Campo IV: un tratto particolarmente insidioso, dove i visitatori necessitano di ossigeno supplementare a causa dell’alta quota.

Nelle scorse settimane, immagini diffuse dai social e riprese dalle agenzie di stampa mostravano file di alpinisti in attesa, imbragati e allineati lungo la corda fissa, come pendolari in un corridoio sopraelevato a 8.000 metri.

Il Nepal ha riconosciuto i rischi legati alla congestione e all’inesperienzadi alcuni scalatori, introducendo controlli più rigidi e tariffe più elevate. Misure che, tuttavia, non hanno frenato la corsa alla vetta, e che anzi quest’anno sembrano aver sortito l’effetto contrario. Non tutti, però, condividono l’allarme. Lukas Furtenbach, organizzatore di spedizioni dell’austriaca Furtenbach Adventures (che attualmente ha 40 alpinisti in attesa nei vari campi) ha difeso il modello: «Tutti i nostri team sono dietro alla grande folla, quindi non ne siamo stati colpiti. Se le squadre portano abbastanza ossigeno non è un grande problema. Abbiamo montagne sulle Alpi come lo Zugspitze dove arrivano 4.000 persone al giorno: 274 non è in realtà un numero grande, considerando che questa montagna è dieci volte più alta».

Per la stagione in corso si stima che circa mille persone saranno impegnate lungo le pendici dell’Everest nel tentativo di raggiungere la vetta. Una folla che porta con sé introiti fondamentali per l’economia nepalese (solo i permessi per tutte le montagne himalayane hanno già generato entrate superiori a un miliardo di rupie nepalesi: circa 7,5 milioni di euro) ma anche rischi che nessuna tariffa può eliminare del tutto. Il record di oggi è un numero. Dietro quel numero, c'è una corda. E lungo quella corda, 274 persone che aspettano il loro turno per toccare il cielo.

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