Maldive, recuperati i corpi. Dubbi sull’attrezzatura: “Muta e bombole inadatte”
di Giulia Boero , Andrea OssinoUn frammento dell'operazione di recupero delle ultime salme
Adesso che il mare ha restituito anche le ultime salme, l’inchiesta può iniziare. I corpi sono fuori dall’acqua. Le attrezzature sono state sequestrate dalle autorità maldiviane. E verranno reclamate anche da Roma, dove la procura prova a capire cosa sia successo giovedì dentro la grotta sommersa di Dhevana Kandu, nell’atollo di Vaanu, alle Maldive, quando cinque sub italiani sono morti durante un’immersione a 60 metri di profondità.
Le bombole, gli erogatori, le torce, le mute ancora impregnate di sale. Sono diversi i materiali che gli investigatori vogliono acquisire attraverso una rogatoria internazionale.
Ogni oggetto può raccontare qualcosa: la quantità d’aria residua, il tragitto, i tempi di permanenza in profondità. Perché se è certo che qualcosa è andato storto, occorre capire cosa e quando: se prima o dopo l’ingresso nella grotta.
Adesso che il mare ha restituito anche le ultime salme, l’inchiesta può iniziare. I corpi sono fuori dall’acqua. Le attrezzature sono state sequestrate dalle autorità maldiviane. E verranno reclamate anche da Roma, dove la procura prova a capire cosa sia successo giovedì dentro la grotta sommersa di Dhevana Kandu, nell’atollo di Vaanu, alle Maldive, quando cinque sub italiani sono morti durante un’immersione a 60 metri di profondità.
Le bombole, gli erogatori, le torce, le mute ancora impregnate di sale. Sono diversi i materiali che gli investigatori vogliono acquisire attraverso una rogatoria internazionale.
Ogni oggetto può raccontare qualcosa: la quantità d’aria residua, il tragitto, i tempi di permanenza in profondità. Perché se è certo che qualcosa è andato storto, occorre capire cosa e quando: se prima o dopo l’ingresso nella grotta.
I corpi delle vittime sono stati recuperati dai sommozzatori entrati nel dedalo di cunicoli, dove basta un errore per perdere l’orientamento. Prima la Guardia Costiera maldiviana ha trovato Gianluca Benedetti, istruttore subacqueo e operation manager della spedizione. Poi gli esperti finlandesi di Dan Europe hanno riportato in superficie il biologo Federico Gualtieri, la docente universitaria Monica Montefalcone, sua figlia Giorgia Sommacal, e la ricercatrice Muriel Oddenino.
Maldive, i sub finlandesi riemergono dopo il recupero degli ultimi corpi degli italiani
I pm di Roma procedono per omicidio colposo. Un’indagine che avanza per gradi, partendo dalle autopsie affidate — con una delega alla procura di Busto Arsizio — al medico legale Luca Tajana, dell’università di Pavia. Nel frattempo la pm Lucia Lotti e il procuratore Francesco Lo Voi lavorano per capire se la tragedia sia stata provocata da un errore umano, da un problema all’attrezzatura o da immersioni effettuate oltre i limiti consentiti.
Verranno analizzate anche le bombole. Quella in uso a Benedetti aveva una capacità di 12 litri: troppo pochi — forse — per un’immersione speleologica dentro un’area a 50 metri di profondità, dove i tempi di decompressione devono essere calcolati al minuto. Quando è stata ritrovata era scarica, sfruttata fino all’ultimo secondo.
Per capire le intenzioni dei sub gli investigatori cercano la lavagnetta su cui vengono annotate profondità, tappe e tempi dell’immersione. E le immagini della GoPro utilizzata da Monica Montefalcone e ritrovata in acqua. Altri due elementi: la docente indossava una muta corta, insolita a quelle profondità. Inoltre non ci sarebbe traccia del “Filo di Arianna”, la sagola che avrebbe permesso di ritrovare l’uscita.
Per capire qualcosa in più, verrà ascoltato chi era a bordo della Duke of York e i responsabili dell’imbarcazione utilizzata dal tour operator Albatros Top Boat. Poi toccherà ai documenti, alle autorizzazioni necessarie per l’immersione. Il portavoce presidenziale delle Maldive, Mohameed Hussain Shareef, ha dichiarato che le autorità non erano a conoscenza del punto esatto dell’esplorazione e che almeno due delle vittime non comparivano nell’elenco consegnato dagli organizzatori. Anche il tour operator sostiene di non essere stato informato di un’immersione oltre i 30 metri. Infine, i brevetti. Secondo la legale di Albatros Top Boat, i sub non avrebbero avuto l’abilitazione necessaria per quel tipo di esplorazione. Una circostanza che i pm intendono verificare.