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Hantavirus, i casi salgono a 12: positivo un membro dello staff della Hondius rientrato a Tenerife

Un passeggero della Hondius viene sottoposto a disinfezione sulla pista dell'aeroporto di Tenerife (reuters)

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L'Oms conferma un nuovo contagio tra il personale della nave da crociera olandese: “Oltre 600 persone ancora sotto sorveglianza in 30 paesi”
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Un altro membro dell’equipaggio della Hondius è risultato positivo all’Hantavirus. Lo ha dichiarato il direttore generale dell’Organizzazione mondiale della sanità, Tedros Adhanom Ghebreyesus. L’uomo, sbarcato a Tenerife e rimpatriato nei Paesi Bassi, è risultato positivo al virus ed è ora in isolamento. Il bilancio complessivo sale così a 12 casi segnalati e 3 decessi confermati. Nessuna nuova vittima dal 2 maggio scorso, giorno in cui l’epidemia era stata notificata per la prima volta all’Oms.

«Continuiamo a esortare i Paesi colpiti a monitorare attentamente tutti i passeggeri e i membri dell’equipaggio per il resto del periodo di quarantena», ha dichiarato, precisando che oltre 600 persone a contatto con i casi confermati continuano a essere monitorate in 30 paesi e che un «piccolo numero di contatti ad alto rischio» non è stato ancora rintracciato.

Un altro membro dell’equipaggio della Hondius è risultato positivo all’Hantavirus. Lo ha dichiarato il direttore generale dell’Organizzazione mondiale della sanità, Tedros Adhanom Ghebreyesus. L’uomo, sbarcato a Tenerife e rimpatriato nei Paesi Bassi, è risultato positivo al virus ed è ora in isolamento. Il bilancio complessivo sale così a 12 casi segnalati e 3 decessi confermati. Nessuna nuova vittima dal 2 maggio scorso, giorno in cui l’epidemia era stata notificata per la prima volta all’Oms.

«Continuiamo a esortare i Paesi colpiti a monitorare attentamente tutti i passeggeri e i membri dell’equipaggio per il resto del periodo di quarantena», ha dichiarato, precisando che oltre 600 persone a contatto con i casi confermati continuano a essere monitorate in 30 paesi e che un «piccolo numero di contatti ad alto rischio» non è stato ancora rintracciato.

Una crociera diventata incubo

Il 1° aprile, la nave battente bandiera olandese è partita dall’Argentina per una traversata transatlantica: una crociera trasformatasi in un incubo, con tre decessi e 11 contagi accertati. Il virus identificato è il ceppo andino dell’Hantavirus - l’unica variante nota in grado di trasmettersi tra esseri umani - che gli esperti ipotizzano i primi passeggeri abbiano contratto inalando particelle contaminate dagli escrementi di roditori portatori del patogeno.

Dopo essere rimasta bloccata al largo di Capo Verde, la nave ha fatto rotta verso Tenerife, dove il 10 maggio sono stati fatti sbarcare tutti i passeggeri ancora a bordo e parte dell’equipaggio. Il 18 maggio si è svolto l’ultimo atto: la Hondius è arrivata nel porto di Rotterdam con 27 persone a bordo (25 membri dell’equipaggio e due medici), dove è stata disinfettata e l’equipaggio messo in quarantena.

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Il nodo del lungo periodo di incubazione

Il nuovo caso odierno conferma il timore che gli esperti avevano già sollevato nei giorni scorsi. «Se si considera giorno zero il 10 maggio 2026, sia per i passeggeri del volo che per quelli della nave, la quarantena dovrà durare fino al 21 giugno prossimo», spiega Fabrizio Pregliasco, direttore sanitario dell’Ospedale Galeazzi Sant’Ambrogio di Milano. «Solo da quella data potremmo considerarli effettivamente negativi». Il rischio, avverte il virologo, è di avere test falsamente negativi durante il periodo di osservazione, poiché l’Hantavirus ha un tasso di incubazione che può arrivare fino a 8 settimane.

Tra le 300 persone ora monitorate (gruppo composto da passeggeri ed equipaggio, marittimi e passeggeri dei voli), cinque del volo Johannesburg-Amsterdam sono stati classificate ad alto rischio, mentre 50 sono state ritenute a basso rischio e messe sotto monitoraggio.

L’appello degli scienziati all’Oms

Il focolaio sulla Hondius ha acceso il dibattito nella comunità scientifica. Un gruppo di esperti ha lanciato un appello all’Oms, pubblicato sul British Medical Journal, chiedendo di cambiare le strategie contro i virus respiratori e rivedere l’approccio al rischio di trasmissione aerea. «Sebbene il rischio per la popolazione generale rimanga basso», sottolinea Don Milton, dell’Università del Maryland, «stiamo assistendo alla trasmissione da persona a persona di un patogeno con un alto tasso di mortalità».

Nel frattempo, l’Argentina avvierà un’indagine per accertare la presenza dell’Hantavirus a Ushuaia, punto di partenza della nave. Una missione scientifica cercherà roditori portatori del patogeno, con risultati attesi entro un mese. Secondo le autorità locali, l’Hantavirus è assente dalla provincia da quando la sua notifica è diventata obbligatoria: 30 anni fa.

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