Maldive, il sub capo missione: “Così abbiamo recuperato i corpi. Erano a 15 minuti dalla superficie”
di Giacomo TalignaniAll’inizio temevano di non trovarli, ma dopo averli individuati durante le ricognizioni ci hanno messo solo 15 minuti per arrivare al maledetto corridoio in cui sono morti i sub italiani. Sami Paakkarinen, affiancato da Jenni Westerlund e Patrik Grönqvis, racconta a Repubblica i dettagli del complesso recupero compiuto dai tre speleo-sub finlandesi e parla di "tragico errore umano”.
Dan Europe, che ha coordinato le operazioni, ha diffuso il report finale della missione: “Potrebbero non essere riusciti a ritrovare la via verso l’uscita” anche con la complicità del “fondo sabbioso che se sollevato può ridurre la visibilità”. Anche per questo, “si raccomanda di non entrare in grotta senza autorizzazione e appropriata attrezzatura”. Quella che gli italiani, purtroppo, non indossavano.
All’inizio temevano di non trovarli, ma dopo averli individuati durante le ricognizioni ci hanno messo solo 15 minuti per arrivare al maledetto corridoio in cui sono morti i sub italiani. Sami Paakkarinen, affiancato da Jenni Westerlund e Patrik Grönqvis, racconta a Repubblica i dettagli del complesso recupero compiuto dai tre speleo-sub finlandesi e parla di "tragico errore umano”.
Dan Europe, che ha coordinato le operazioni, ha diffuso il report finale della missione: “Potrebbero non essere riusciti a ritrovare la via verso l’uscita” anche con la complicità del “fondo sabbioso che se sollevato può ridurre la visibilità”. Anche per questo, “si raccomanda di non entrare in grotta senza autorizzazione e appropriata attrezzatura”. Quella che gli italiani, purtroppo, non indossavano.
Ora tornerete a casa. Cosa vi porterete dentro di questa difficile esperienza?
"Beh, direi che siamo molto grati per tutto l'aiuto che abbiamo ricevuto per svolgere il nostro lavoro e per i messaggi di sostegno. Quelli li ricorderemo. Abbiamo davvero sentito che c'erano così tante persone e organizzazioni che desideravano un lieto fine per questa storia che abbiamo fatto il massimo. Riuscire a recuperarli è la cosa che ci rende più felice e siamo fieri di aver fatto la nostra parte, ma ovviamente è stata una tragedia enorme sotto molti punti di vista e il nostro pensiero, con tristezza, va sempre alle famiglie delle vittime. Diamo loro pace”.
Dal punto di immersione in poi quanto tempo è stato necessario per raggiungere il luogo in cui si trovavano i corpi degli italiani?
“Tutte le immersioni che abbiamo fatto duravano circa 3 ore, il che significa che stavamo più o meno un’ora sul fondo a lavorare con la nostra attrezzatura e poi due ore per le fasi di risalita e per la decompressione obbligatoria. Penso che per arrivare al punto in cui si trovavano le vittime, a seconda delle varie immersioni, ci volessero circa 15 minuti. O meglio: la prima volta ci abbiamo messo 50 minuti perché ovviamente dipendeva da cosa dovevamo fare nel frattempo, per esempio sistemare le corde e i fili oppure perché eravamo impegnati nel trasporto di materiale. Una volta noto il posto ci volevano 15 minuti".
Secondo la vostra esperienza era possibile raggiungere la seconda grotta, quella in cui sono stati ritrovati, senza il filo di Arianna e senza un briefing dettagliato pianificato in precedenza?
“Partiamo da un concetto. Sia io che Patrick e Jenni siamo istruttori di speleologia subacquea e siamo speleosub molto professionali quindi non ci avventureremmo mai in un ambiente del genere senza questo tipo di fune di sicurezza, il filo d’Arianna. Detto ciò, sì, è possibile arrivarci anche senza filo ma dipende anche dall’addestramento e dalle conoscenze acquisite. In generale, per chi visita le grotte, si sa che non è molto saggio farlo senza una corda di sicurezza. Quindi per rispondere: sì è possibile, ma avrebbe dovuto esserci, così come doveva esserci un piano per scendere”.
Da quello che avete visto là sotto si può dedurre che gli italiani abbiano scelto di entrare volontariamente nella seconda grotta o è possibile che, per qualche altro motivo, ci siano finiti?
“Noi possiamo solo commentare ciò che abbiamo visto. Abbiamo effettuato quattro immersioni nella grotta e non abbiamo mai riscontrato alcuna circostanza che potesse risucchiare, per esempio, i subacquei all'interno della grotta. Non c'erano correnti in entrata e in uscita in diversi punti della grotta e nulla che potesse influenzare i subacquei. Di solito purtroppo, nella maggior parte degli incidenti subacquei in grotta, la causa principale è sempre un errore umano. Eh sì, purtroppo potrebbe essere questo il caso”.
Secondo voi quali sono i principali dettagli e informazioni che potrebbero davvero aiutare inquirenti e famiglie delle vittime a scoprire esattamente cosa sia successo nella grotta?
“Purtroppo non possiamo più parlare con quei subacquei e chiedergli perché sono andati fin là sotto e quindi non possiamo sapere con certezza cosa avessero in programma, perché sono entrati lì. Alla polizia abbiamo consegnato tanto materiale che ora è oggetto delle indagini. Quando la polizia farà le indagini a nostro parere con quello che hanno il loro rapporto risponderà alla maggior parte delle domande ancora aperte”.
Dal tipo di immersione e dalla attrezzatura che avevano se gli italiani non avessero perso l’orientamento credete che sarebbero stati in grado poi di risalire con l’aria a disposizione o era impossibile?
“Beh, diciamo che l’attrezzatura con cui li abbiamo trovati non era ottimale. Non stavano usando attrezzatura da speleologia subacquea, ci limitiamo a dire questo perché non possiamo entrare in ulteriori dettagli. Sono state effettuate molte immersioni a quelle profondità anche con attrezzatura ricreativa ma combinando quella profondità con l'ambiente della grotta, il tempo che avrebbero avuto a disposizione era molto limitato. Quindi direi che sì, sarebbero potuti anche risalire sani e salvi, ma avevano poco tempo”.
Che messaggio vorreste mandare a tutti coloro che amano il mare e la subacquea e sono rimasti colpiti da questa tragedia?
“Che le immersioni sono uno sport bello e molto sicuro se praticato secondo le modalità insegnate nei corsi e se si rispettano quei limiti e si mette in pratica tutto ciò che si è imparato. Se si desidera avventurarsi più in profondità nelle grotte ugualmente: ci sono corsi di formazione appositi. Il nostro gruppo ne è un ottimo esempio: noi ci immergiamo in profondità nelle grotte da 20 anni e per farlo abbiamo seguito i corsi, abbiamo l'attrezzatura giusta, abbiamo accumulato la nostra esperienza poco a poco. Nonostante ciò anche questo tipo di missioni non posso dire che siano facili per noi, ma direi che sono sicure da svolgere se si ha attrezzatura ed esperienza come la nostra”.
Adesso avete già in programma una nuova missione da svolgere?
“Adesso (dice accennando a un sorriso, ndr), beh, dobbiamo tornare al lavoro, ai nostri lavori. Durante il fine settimana viaggeremo e lunedì saremo, come tutti, di nuovo al lavoro”.