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Il Papa nella Terra dei fuochi: “Qui raccolgo le lacrime, no a cultura di privilegio e prepotenza”

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Leone XIV oggi ad Acerra, dove ha incontrato le famiglie che hanno perso un figlio e i sindaci dell’area. Domani cade l’anniversario della Laudato si’ e lunedì presenterà la sua enciclica su intelligenza artificiale e dignità umana. Il vescovo: “Nel tempio sono entrati i mercanti con il silenzio colpevole di tanti”
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Raccoglie le “lacrime di chi ha perso persone care”, denuncia la “cultura del privilegio, della prepotenza, del non rendere conto, che troppo male ha fatto a questa terra” e ringrazia l’impegno della Chiesa della “Terra dei fuochi”. Papa Leone è ad Acerra e rilancia il messaggio dell’enciclica Laudato si’ che papa Francesco firmò il 24 maggio di undici anni fa per la “cura della casa comune”.

Raccogliere le lacrime

“Sono venuto anzitutto a raccogliere le lacrime di chi ha perso persone care, uccise dall’inquinamento ambientale procurato da persone e organizzazioni senza scrupoli, che per troppo tempo hanno potuto agire impunemente”, ha detto Leone XIV nel primo incontro della mattinata, in cattedrale, dove sono presenti una trentina di famiglia che hanno perso dei figli a causa dell’inquinamento ambientale. “Sono qui, però, anche per ringraziare chi ha risposto al male col bene, specialmente una Chiesa che ha saputo osare la denuncia e la profezia, per radunare il popolo nella speranz…

Raccoglie le “lacrime di chi ha perso persone care”, denuncia la “cultura del privilegio, della prepotenza, del non rendere conto, che troppo male ha fatto a questa terra” e ringrazia l’impegno della Chiesa della “Terra dei fuochi”. Papa Leone è ad Acerra e rilancia il messaggio dell’enciclica Laudato si’ che papa Francesco firmò il 24 maggio di undici anni fa per la “cura della casa comune”.

Raccogliere le lacrime

“Sono venuto anzitutto a raccogliere le lacrime di chi ha perso persone care, uccise dall’inquinamento ambientale procurato da persone e organizzazioni senza scrupoli, che per troppo tempo hanno potuto agire impunemente”, ha detto Leone XIV nel primo incontro della mattinata, in cattedrale, dove sono presenti una trentina di famiglia che hanno perso dei figli a causa dell’inquinamento ambientale. “Sono qui, però, anche per ringraziare chi ha risposto al male col bene, specialmente una Chiesa che ha saputo osare la denuncia e la profezia, per radunare il popolo nella speranza”, ha detto Prevost.

“Lasciare morire il risentimento”

“Voi, famiglie che la morte ha colpito”, ha detto il Papa, “generate vita nuova trasmettendo a figli e figlie, a nipoti e vicini quel senso di responsabilità che troppe volte sin qui è mancato. Lasciate morire il risentimento, praticate per primi la giustizia che chiedete, testimoniate la vita, educate alla cura”.

L’Italia condannata

Nell’area che si estende tra le province di Napoli e Caserta, dove vivono 3 milioni di abitanti e sorgono 12 diocesi, la camorra nel corso dei decenni ha sversato, sotterrato e bruciato ingenti quantità di rifiuti tossici. A partire dai fumi che si levavano dai roghi illegali Legambiente nel 2003 coniò l’espressione “Terra dei fuochi”, poi adottata dallo scrittore Roberto Saviano. Nel 2021 uno studio commissionato dalla procura di Napoli nord all’Istituto superiore di sanità ha certificato il nesso tra l’inquinamento ambientale e l’aumento anomalo delle patologie, specialmente in età pediatrica, e il 31 gennaio dell’anno scorso la Corte europea dei diritti dell’uomo ha condannato l’Italia per non aver tutelato il diritto alla vita e la salute dei cittadini di questi territori.

Una cultura della prepotenza

Il Papa nato a Chicago si è rivolto ai vescovi, ai sacerdoti, ai religiosi e alle religiose presenti, esortandoli a manifestare “l’autorità del servizio, che si abbassa e avvicina, che fa il primo passo e perdona”, ha detto. “Va infatti scardinata una cultura del privilegio, della prepotenza, del non rendere conto, che troppo male ha fatto a questa terra, come a molte altre regioni dell’Italia e del mondo”.

Fuoco che ravviva

“Fratelli e sorelle”, ha detto ancora il Papa a tutti i fedeli, “lo Spirito Santo vi conceda di vedere un “esercito” di pace che si alza in piedi e guarisce le ferite di questa terra e delle sue comunità. Non più fuoco che distrugge, ma fuoco che ravviva e riscalda, il fuoco dello Spirito che accende i cuori e le menti di migliaia e migliaia di uomini e donne, di bambini e di anziani e ispira cura, consolazione, attenzione, amore vero”.

I mercanti del tempio

Il vescovo Antonio Di Donna, che ha accolto il Papa con un “welcome”, ha ricapitolato la storia dell’intreccio tra inquinamento ambientale e malavita organizzata, ricordando tra gli applausi figure di servitori dello Stato che denunciarono la situazione, il carabiniere Roberto Mancini e il vigile Michele Liguori. “Santità”, ha detto, “in questa casa, la nostra casa comune, come nel Tempio di Gerusalemme sono entrati nuovi mercanti, che, per ragioni di profitto, e con il silenzio colpevole di tanti, ne hanno fatto un luogo di mercato. A ciò si aggiunge che Acerra, periferia della grande metropoli napoletana, sconta il prezzo di avere nel suo territorio l’unico inceneritore della Campania su cui si regge l’intero sistema di gestione dei rifiuti della regione. Per questa sommatoria di fattori inquinanti Acerra è diventata città simbolo delle tante periferie, sacrificate per il benessere di altri”. Il vescovo ha ricordato che solo pochi giorni fa sono stati sversati dei rifiuti nel Casertano, invitando i responsabili a convertirsi, ed ha messo in guardia dal rischio che il flusso dei rifiuti illegali si stia dirigendo ultimamente verso la Puglia.

Famiglie in lutto

Il Papa è giunto alle 8.45 in elicottero. E’ stato accolto, oltre che dal cardinale arcivescovo di Napoli Domenico Battaglia e da tutti i vescovi della regione, dal sottosegretario alla presidenza del Consiglio Alfredo Mantovano, dal presidente della regione Roberto Fico, da i sindaci di Napoli e Acerra Gaetano Manfredi e Tito D’Errico e dal commissario per la Terra dei fuochi Giuseppe Vadalà. Alle 9.15 in cattedrale Leone ha incontrato i vescovi della Campania, i preti della città e una trentina di famiglie che hanno avuto figli malati o morti a causa dell’inquinamento ambientale. C’era anche una rappresentanza della chiesa di Taranto che si confronta quotidianamente con i problemi dell’ex Ilva. Alle 10.30 il Pontefice nato a Chicago ha incontrato i sindaci dei circa 90 comuni della Terra dei fuochi e a mezzogiorno ripartirà per fare rientro in Vaticano.

Il ruolo della Chiesa

“Di fronte alle malattie che si ripetevano e i figli che morivano in maniera anomala, le persone, le famiglie, i comitati civici più di 30 anni fa hanno capito che qualcosa non andava”, ricorda Antonio Pintauro, direttore dell’ufficio comunicazioni sociali della diocesi di Acerra: “Si sono rivolti alla Chiesa anche perché all’inizio tra le istituzioni non c’era consapevolezza, e probabilmente c’era molta connivenza”. E se il dramma dei rifiuti è il frutto del “mix esplosivo tra un sistema industriale difettoso, il malaffare e poca coscienza civile”, spiega Pintauro, “questa visita ha anche un minimo di valore penitenziale: pentiamoci tutti, dai criminali e i corrotti a quelli che nel loro piccolo sono stati in qualche modo complici anche solo per essere stati in silenzio e essersi voltati dall’altra parte”.

Due encicliche

La visita di Leone cade alla vigilia di due appuntamenti cruciali. Il giorno dopo, il 24 maggio, è l’undicesimo anniversario dell’enciclica Laudato si’ di papa Francesco sulla “cura della casa comune”, e il giorno dopo ancora, il 25 maggio, il Papa in persona presenta la sua prima enciclica dedicata alla “custodia della persona umana nel tempo dell'Intelligenza artificiale”.

Un concentrato di oscuri interessi

“Sapete che già Papa Francesco avrebbe desiderato venire qui, in quella che ha tristemente preso il nome di Terra dei fuochi, ma non gli fu possibile”, ha detto Leone. “Oggi vogliamo realizzare il suo desiderio, riconoscendo il grande dono che l’Enciclica Laudato si’ ha rappresentato per la missione della Chiesa in questa terra. Infatti, il grido della creazione e dei poveri tra voi è stato avvertito più drammaticamente, a causa di un concentrato mortale di oscuri interessi e indifferenza al bene comune, che ha avvelenato l’ambiente naturale e sociale. E’ un grido che chiede conversione!”.

Omaggio ai “pionieri” ambientalisti

Nella piazza Calipari al centro di Acerra, successivamente, il Papa ha rivolto alla cittadinanza un secondo e ultimo discorso nel quale ha ringraziato “quei pionieri che, col loro impegno coraggioso, hanno per primi denunciato i mali di questa terra e hanno portato l’attenzione sulla realtà oscurata e negata del suo avvelenamento: penso in particolari ai membri delle associazioni ambientaliste. Ora”, ha proseguito Leone, “tutti sappiamo che occorre vigilare sulla salute del creato come si vigila sulla porta di casa, respingere tentazioni di potere e di arricchimento legate alle pratiche che inquinano la terra, l’acqua, l’aria e la convivenza”.

Fatalismo e lamento o cambio di mentalità

“Questa terra ha pagato un tributo alto, ha sepolto tanti suoi figli, ha assistito alla sofferenza di bambini e innocenti”, ha detto ancora Prevost, che ha notato come “sarà un vero cambiamento di mentalità economica, civile e perfino religiosa a edificare il bene che risanerà questa terra e l’intero Pianeta”. Per Leone, al contrario, “il fatalismo, il lamento, lo scaricare la colpa sugli altri sono il terreno di coltura dell’illegalità e un principio di desertificazione delle coscienze”. In “una regione di cui nessuna ingiustizia può cancellare la bellezza”, ha notato Prevost, la sua visita è tesa a “confermare e incoraggiare quel sussulto di dignità e responsabilità che ogni cuore onesto avverte quando la vita germoglia e subito è minacciata dalla morte”.

“Più citata che letta”

La Laudato si’, in particolare, fissò l’impegno della Chiesa a favore dell’ambiente. Al paragrafo 183 il Papa argentino trattò anche degli studio di impatto ambientale, scrivendo – appello caro agli abitanti della Terra dei fuochi – che “nel dibattito devono avere un posto privilegiato gli abitanti del luogo”. Si tratta di “un'enciclica più citata che conosciuta, anche in ambiente ecclesiale”, ha detto il vescovo di Acerra, monsignor Antonio di Donna. Ma “se l'educazione alla cura del creato non entra nel tessuto ordinario delle nostre comunità, delle parrocchie, cioè nei cammini di fede, nella predicazione, nella catechesi ordinaria”, ha detto il vescovo ai media vaticani, “allora sarà ad appannaggio solo di alcune élite, anche di alcune élite ecclesiali, ma non farà parte del cammino della grande Chiesa, della moltitudine, delle associazioni, dei gruppi. Deve entrare concretamente, perché la Dottrina sociale della Chiesa è parte integrante dell'evangelizzazione”.

La visita rimandata

Era stato proprio Francesco a programmare una visita ad Acerra a cinque anni dalla pubblicazione di quell’enciclica, ma arrivò la pandemia e il Papa argentino dovette rinunciare: “Oggi avrei dovuto recarmi ad Acerra, per sostenere la fede di quella popolazione e l’impegno di quanti si adoperano per contrastare il dramma dell’inquinamento nella cosiddetta Terra dei fuochi”, disse Bergoglio al Regina Caeli del 24 maggio 2020: “La mia visita è stata rimandata, tuttavia, invio al vescovo, ai sacerdoti, alle famiglie e all’intera Comunità diocesana il mio saluto, la mia benedizione e il mio incoraggiamento, in attesa di incontrarci appena possibile”.

Pochi giorni dopo Napoli

Alla fine Francesco non andò, ora Leone realizza il suo progetto. “La presenza del Papa viene a certifica la speranza che sta avvenendo una inversione di rotta”, dice Pintauro: “C’è ancora molto da fare, ma si stanno facendo passi avanti”. Quanto a Robert Francis Prevost, “che venga ad Acerra pochi giorni dopo essere stato a Napoli significa che ci tiene a celebrare qui la Laudato si’, oltretutto due giorni prima la pubblicazione della sua enciclica. Questo dice molto di questo Papa”. Ringraziando il Papa al momento del commiato, il vescovo di Acerra ha notato: “Con la sua visita ha acceso i riflettori su questa terra, speriamo che i riflettori non si spengano dopo la sua visita”.

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