Quattro corpi atterrati ieri a Malpensa e una salma che domani verrà ispezionata dai medici legali di Pavia. E poi qualche computer, i telefoni sequestrati e una GoPro che arriverà a breve, forse ancora piena di immagini. Sono questi gli elementi che adesso tre procure italiane e le autorità delle Maldive provano a trasformare in una storia coerente. Per capire che cosa sia accaduto dentro la grotta sommersa di Dhevana Kandu, ad Alimathà, dove cinque sub italiani sono morti durante un’immersione a sessanta metri di profondità.
Roma coordina. Busto Arsizio esegue le autopsie. Genova raccoglie testimonianze, documenti, supporti informatici in grado di ricostruire la catena di autorizzazioni — date o meno — che hanno portato a quella terribile immersione. Sullo sfondo c’è anche la Maldives National Defence Force, con cui è stato attivato un canale per lo scambio reciproco di informazioni. Un’indagine larga, su più livelli, delicata: distinguere la fatalità dalle responsabilità.
Ieri, a M…
Quattro corpi atterrati ieri a Malpensa e una salma che domani verrà ispezionata dai medici legali di Pavia. E poi qualche computer, i telefoni sequestrati e una GoPro che arriverà a breve, forse ancora piena di immagini. Sono questi gli elementi che adesso tre procure italiane e le autorità delle Maldive provano a trasformare in una storia coerente. Per capire che cosa sia accaduto dentro la grotta sommersa di Dhevana Kandu, ad Alimathà, dove cinque sub italiani sono morti durante un’immersione a sessanta metri di profondità.
Roma coordina. Busto Arsizio esegue le autopsie. Genova raccoglie testimonianze, documenti, supporti informatici in grado di ricostruire la catena di autorizzazioni — date o meno — che hanno portato a quella terribile immersione. Sullo sfondo c’è anche la Maldives National Defence Force, con cui è stato attivato un canale per lo scambio reciproco di informazioni. Un’indagine larga, su più livelli, delicata: distinguere la fatalità dalle responsabilità.
Ieri, a Malpensa, sono atterrate le salme di Monica Montefalcone, docente dell’Università di Genova, della figlia Giorgia Sommacal, della ricercatrice Muriel Oddenino e del neolaureato Federico Gualtieri. «Non me la sono sentito di andare, tanto non le avrei viste», commenta nel dolore il marito della professoressa, Carlo Sommacal, che aspetta solo una data per i funerale delle sue familiari.
Il corpo di Gianluca Benedetti, capobarca, era già arrivato in Italia. Sarà il primo sul quale — domani — il medico legale Luca Tajana effettuerà l’autopsia. La pm romana Lucia Lotti ha delegato i pm di Busto Arsizio per effettuare gli esami anche sugli altri corpi. Occorre sapere se i sub siano morti per annegamento, embolia, narcosi, o altro. Ma è solo uno dei pezzi dell’inchiesta. Gli investigatori stanno già lavorando sui dispositivi sequestrati: cellulari, tablet, computer. Potrebbero essere rilevanti anche i pc del dipartimento di Scienze della Terra dell’Università di Genova, dove lavoravano Montefalcone e Oddenino. È lì che gli investigatori pensano di poter ricostruire la catena delle autorizzazioni. Chi sapeva. Chi aveva approvato e organizzato. Unige ha cercato subito di delimitare il perimetro delle responsabilità. «L’attività di immersione subacquea non rientrava nelle attività previste dalla missione scientifica, ma è stata svolta a titolo personale». Ma è proprio questo il punto da chiarire. Perché la “Crociera scientifica Maldive 2026”, organizzata dal tour operator Albatros Top Boat, era coordinata proprio da Monica Montefalcone, che insieme a Oddenino partecipava, ufficialmente, a una missione di monitoraggio ambientale. Bisogna sapere dove finisse la ricerca e dove iniziasse l’attività privata. Chi pagava la spedizione. Quali immersioni fossero previste. E se quel piano sia stato modificato nelle ultime ore a bordo della Duke of York, magari per il meteo.
Gli investigatori della Squadra mobile di Roma, coordinati da Roberto Giuseppe Pititto, ascolteranno i dirigenti universitari, il tour operator, gli altri escursionisti presenti sulla barca e i familiari delle vittime. Parte delle testimonianze saranno raccolte dalla questura di Genova, dove nei giorni scorsi si è presentato anche Stefano Vanin, entomologo forense dell’ateneo. Si trovava sulla nave al momento della tragedia e ha consegnato alcuni dispositivi informatici delle vittime. Poi c’è la GoPro. La videocamera usata nell’immersione potrebbe arrivare domani in Italia insieme alle attrezzature sequestrate alle Maldive. All’interno ci sono le immagini degli ultimi minuti trascorsi nella grotta. A Genova, intanto, resta il vuoto. «Abbiamo iniziato a scrivere i nostri pensieri su un libro», racconta il rappresentante degli studenti Vladimir Pecchia. «Ogni cosa che farò in ambito scientifico la farò sapendo che lei mi guarda da lassù». Gli studenti stanno organizzando un’immersione al Cristo degli Abissi, tra Camogli e Portofino. Il luogo simbolo di chi il mare se l’è preso per sempre.