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Terra dei fuochi, scossa del Papa: “Basta prepotenze e privilegi”

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Nell’ anniversario della Laudato si’ la visita ad Acerra “Raccolgo le lacrime di chi qui ha perso i figli a causa dei rifiuti. Si educhi alla cura”
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Acerra – Consola, ammonisce, incoraggia Leone XIV, il primo Papa a visitare la Terra dei fuochi. Era stato Francesco a prometterlo, poi arrivò la pandemia e il progetto sfumò. A portarlo a compimento è il Pontefice americano che è stato in Campania solo due settimane fa, a Napoli e Pompei, ma è voluto tornare solo per Acerra. La data non è casuale: oggi è l’undicesimo anniversario della Laudato si’, l’enciclica sulla “cura della casa comune” di papa Francesco «più citata che conosciuta, anche in ambiente ecclesiale», come dice il vescovo Antonio di Donna. E domani Leone presenta la sua prima enciclica dedicata alla “custodia della persona umana nel tempo dell’intelligenza artificiale”. È sempre la cura, la custodia, contro forze che disumanizzano.

Raccogliere le lacrime

Nella cattedrale di Acerra, accolto da un boato di applausi, il Papa abbraccia e ascolta una trentina di famiglie che hanno perso un figlio o un parente a causa dei rifiuti delle industrie settentrionali sversati per d…

Acerra – Consola, ammonisce, incoraggia Leone XIV, il primo Papa a visitare la Terra dei fuochi. Era stato Francesco a prometterlo, poi arrivò la pandemia e il progetto sfumò. A portarlo a compimento è il Pontefice americano che è stato in Campania solo due settimane fa, a Napoli e Pompei, ma è voluto tornare solo per Acerra. La data non è casuale: oggi è l’undicesimo anniversario della Laudato si’, l’enciclica sulla “cura della casa comune” di papa Francesco «più citata che conosciuta, anche in ambiente ecclesiale», come dice il vescovo Antonio di Donna. E domani Leone presenta la sua prima enciclica dedicata alla “custodia della persona umana nel tempo dell’intelligenza artificiale”. È sempre la cura, la custodia, contro forze che disumanizzano.

Raccogliere le lacrime

Nella cattedrale di Acerra, accolto da un boato di applausi, il Papa abbraccia e ascolta una trentina di famiglie che hanno perso un figlio o un parente a causa dei rifiuti delle industrie settentrionali sversati per decenni dalla camorra. Ci sono cardinali, vescovi, rappresentanti delle istituzioni, ma l’attenzione è per loro. «Sono venuto anzitutto a raccogliere le lacrime di chi ha perso persone care, uccise dall’inquinamento ambientale procurato da persone e organizzazioni senza scrupoli, che per troppo tempo hanno potuto agire impunemente», dice. Ma anche: «Lasciate morire il risentimento, praticate per primi la giustizia che chiedete, testimoniate la vita, educate alla cura». C’è un piccolo gruppo da Taranto, altro dramma ambientale e sociale.

Una diagnosi dura

Mite nei toni, Leone è duro nella diagnosi di cosa non ha funzionato, «un concentrato mortale di oscuri interessi e indifferenza al bene comune, che ha avvelenato l’ambiente naturale e sociale». Va scardinata, scandisce, «una cultura del privilegio, della prepotenza, del non rendere conto». E «il fatalismo, il lamento, lo scaricare la colpa sugli altri», aggiunge poco dopo quando incontra la cittadinanza nella piazza centrale, «sono il terreno di coltura dell’illegalità». Il vescovo Di Donna, da parte sua, evoca «il silenzio colpevole di tanti» e sottolinea come lo sversamento di rifiuti continua, in Campania e in Puglia. Il «grido della creazione e dei poveri», ammonisce il Papa, «chiede conversione». E se i roghi di rifiuti che hanno dato il nome alla Terra dei fuochi sono spesso opera dei rom, bisogna «rompere l’intera catena», dice, «non colpire solo l’ultimo anello».

Osare la denuncia

La città è ornata di festoni e palloncini con i colori giallo e bianco del Vaticano, Leone tributa un omaggio agli ambientalisti «pionieri» e alla Chiesa locale, che, a differenza di quanto fatto in passato da altre istituzioni, «ha saputo osare la denuncia e la profezia». E il Papa è venuto per «confermare e incoraggiare quel sussulto di dignità e responsabilità che ogni cuore onesto avverte quando la vita germoglia e subito è minacciata dalla morte».

Un Papa da ascoltare

Chi lo ascolta è fiducioso che il Papa aiuterà a cambiare le cose. Sonia Iannuzzi è originaria di Acerra ma si è dovuta trasferire a Udine con il marito: «Siamo scesi appositamente solo per la visita del Papa», dice: «Non voglio dare la colpa ai nostri genitori o nonni che al tempo sono stati in silenzio, ma questo è il momento di dire basta». «Anche chi ha inquinato deve ascoltare il Papa e le istituzioni fare di più per sanità e ambiente», commenta Gioacchino Iovino. Il vescovo ringrazia il Papa: «Ha acceso i riflettori su questa terra», dice, «speriamo che ora non si spengano».

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