A quasi sei mesi dalla morte di Sara Di Vita, 15 anni e Antonella Di Jelsi, 50 anni, madre e figlia di Pietracatella, il piccolo comune del Molise finito al centro di un caso dai contorni ancora oscuri, la procura di Larino accelera sulle indagini dopo aver disposto nuovi accertamenti tecnici sull’avvelenamento da ricina. Per chiarire le cause del decesso di madre e figlia, morte lo scorso Natale, i magistrati hanno nominato due nuovi consulenti: il professor Carlo Locatelli, direttore del Centro Antiveleni di Pavia, e il professor Daniele Merli. Slitta ancora, però, il termine per la consegna degli esiti delle autopsie sui corpi delle vittime. Il termine, dopo due proroghe, era fissato al 31 maggio, ma si passa ora al 30 giugno.
Le nomine
L’incarico sarà …
A quasi sei mesi dalla morte di Sara Di Vita, 15 anni e Antonella Di Jelsi, 50 anni, madre e figlia di Pietracatella, il piccolo comune del Molise finito al centro di un caso dai contorni ancora oscuri, la procura di Larino accelera sulle indagini dopo aver disposto nuovi accertamenti tecnici sull’avvelenamento da ricina. Per chiarire le cause del decesso di madre e figlia, morte lo scorso Natale, i magistrati hanno nominato due nuovi consulenti: il professor Carlo Locatelli, direttore del Centro Antiveleni di Pavia, e il professor Daniele Merli. Slitta ancora, però, il termine per la consegna degli esiti delle autopsie sui corpi delle vittime. Il termine, dopo due proroghe, era fissato al 31 maggio, ma si passa ora al 30 giugno.
Le nomine
L’incarico sarà conferito giovedì alle 14.30 negli uffici della questura, come previsto dal provvedimento firmato dalla procuratrice Elvira Antonelli il 12 maggio scorso. La nomina è stata notificata ai legali degli indagati e alle parti offese, che potranno a loro volta indicare consulenti di parte. Locatelli è lo stesso esperto che nei mesi scorsi aveva individuato tracce di ricina nel sangue delle due vittime, elemento che ha orientato le indagini verso l’ipotesi dell’avvelenamento. Secondo la procura, il collegio peritale deve ora essere rafforzato con uno specialista in tossicologia e un chimico forense per affrontare ulteriori “accertamenti tecnici non ripetibili”.
Verifiche sulla compatibilità
Nel provvedimento di nomina, la procuratrice sottolinea la necessità di verificare la compatibilità tra le risultanze autoptiche e l’eventuale ingestione di ricina, oltre ad analizzare i reperti sequestrati. Un lavoro particolarmente delicato anche per la natura della sostanza, definita altamente degradabile nelle matrici biologiche, circostanza che rende gli esami complessi e i dati quantitativi solo orientativi. A pesare, inoltre, è la scarsità di casi analoghi nella letteratura scientifica. I nuovi consulenti affiancheranno quelli già incaricati nei mesi scorsi dalla Procura di Larino: la dottoressa Benedetta Pia De Luca e il dottor Giovanni Battista Laterza.
Il caso
Il caso di Pietracatella aveva scosso il Molise durante le festività natalizie. Madre e figlia erano morte a poche ore di distanza dopo un improvviso malore. In un primo momento gli investigatori avevano ipotizzato un’intossicazione alimentare o una causa naturale, ma gli esami tossicologici disposti dalla procura hanno progressivamente aperto uno scenario diverso. Gli accertamenti del Centro Antiveleni di Pavia hanno infatti evidenziato la presenza di ricina, tossina vegetale altamente letale, nei campioni biologici delle vittime.
Da quel momento la squadra mobile su delega della magistratura ha avviato sequestri di cellulari, acquisizioni di alimenti e medicinali, ascoltato familiari e persone vicine alle due donne e disposto consulenze tecniche per ricostruire tempi, modalità e possibile origine dell’avvelenamento.
Le audizioni in questura
Tra le persone ascoltate più volte in questura figurano il marito e padre delle vittime, Gianni Di Vita, la figlia maggiore Alice e altri parenti, compresa una cugina della famiglia. Alcuni cellulari sono stati sequestrati per accertamenti tecnici. Va però precisato che, allo stato, non risultano comunicazioni ufficiali della procura sui nomi degli eventuali indagati né contestazioni formali rese pubbliche. Gli inquirenti continuano a mantenere il massimo riserbo sull’inchiesta.