Alla vigilia dell’udienza davanti al gup di Roma sulla richiesta di archiviazione dell’inchiesta sulla strage di Ustica, l’avvocato Alessandro Gamberini, legale di parte civile dei familiari delle vittime del Dc9 Itavia abbattuto il 27 giugno 1980, spiega perché le famiglie continuano a chiedere che la ricerca della verità non venga fermata.
Dallo scenario di guerra nei cieli del Tirreno ai depistaggi, dalle rogatorie senza risposta ai documenti Nato ancora da approfondire, resta aperta una battaglia giudiziaria e civile che dura da quarantasei anni.
Avvocato Gamberini, la procura di Roma chiede l’archiviazione sostenendo che non sia stato possibile identificare con certezza i responsabili dell’abbattimento del Dc9. Per le famiglie delle vittime qual è il punto più grave di questa richiesta?
«Le famiglie non si rassegnano a un’archiviazione dopo un’indagine lunghissima che ha però chiarito molti elementi sullo scenario di guerra nel quale maturò l’abbattimento del Dc9. Le ricostruzio…
Alla vigilia dell’udienza davanti al gup di Roma sulla richiesta di archiviazione dell’inchiesta sulla strage di Ustica, l’avvocato Alessandro Gamberini, legale di parte civile dei familiari delle vittime del Dc9 Itavia abbattuto il 27 giugno 1980, spiega perché le famiglie continuano a chiedere che la ricerca della verità non venga fermata.
Dallo scenario di guerra nei cieli del Tirreno ai depistaggi, dalle rogatorie senza risposta ai documenti Nato ancora da approfondire, resta aperta una battaglia giudiziaria e civile che dura da quarantasei anni.
Avvocato Gamberini, la procura di Roma chiede l’archiviazione sostenendo che non sia stato possibile identificare con certezza i responsabili dell’abbattimento del Dc9. Per le famiglie delle vittime qual è il punto più grave di questa richiesta?
«Le famiglie non si rassegnano a un’archiviazione dopo un’indagine lunghissima che ha però chiarito molti elementi sullo scenario di guerra nel quale maturò l’abbattimento del Dc9. Le ricostruzioni peritali hanno ormai escluso l’ipotesi della bomba a bordo e convergono su un evento esterno all’aereo. Anche l’inchiesta riaperta nel 2007 ha raccolto elementi che vanno in quella direzione. La stessa notte della strage il comando Nato di Bruxelles venne allertato per quanto stava accadendo nei cieli del Tirreno. Nel tempo sono emerse testimonianze che hanno smentito la versione francese sulla chiusura della base di Solenzara, in Corsica, dove quella notte vi fu invece un intenso traffico militare. Così come resta rilevante la presenza della portaerei Foch nel Mediterraneo occidentale. Il problema è che molte rogatorie verso Francia e Stati Uniti non hanno avuto risposte complete. Penso ai dati dell’Awacs che sorvolava la zona dell’abbattimento e che ancora oggi restano inaccessibili».
Nelle sentenze civili e in molte ricostruzioni è ormai consolidata l’ipotesi che il Dc9 Itavia sia stato abbattuto nel contesto di un’azione militare. Perché, secondo lei, su questo passaggio storico esiste ancora una resistenza così forte?
«L’inchiesta si riaprì dopo le dichiarazioni dell’ex presidente Francesco Cossiga, che disse di avere saputo dall’ammiraglio Fulvio Martini che l’aereo era stato abbattuto dai francesi durante un’azione militare. Fu un’affermazione di enorme peso istituzionale. E smentiva le stesse dichiarazioni rese anni prima da Martini davanti alla Corte d’Assise, quando parlò invece di un’esplosione interna all’aereo e definì la battaglia aerea “un’invenzione”. Questa tesi ha continuato a trovare spazio per ragioni ideologiche e politiche, nonostante gli elementi raccolti dall’inchiesta. C’è una difficoltà evidente ad ammettere fino in fondo l’ostruzionismo dei Paesi alleati e la mancata collaborazione internazionale. E c’è anche il tentativo di spostare l’attenzione verso ipotesi alternative, come quella palestinese, che finirebbero per intrecciarsi impropriamente con altre stragi come quella alla stazione di Bologna».
La vostra opposizione all’archiviazione sostiene che esistono ancora piste investigative da approfondire. Quali sono oggi i punti che la procura non avrebbe esplorato fino in fondo?
«L’associazione dei familiari continua a ritenere che il Dc9 sia stato colpito da un missile esploso all’esterno dell’aereo. Crediamo servano ulteriori approfondimenti tecnici, anche rispetto all’ipotesi della “low collision” indicata nella richiesta di archiviazione, cioè la turbolenza provocata dal passaggio ravvicinato di un aereo militare. Inoltre, chiediamo che vengano acquisiti e analizzati i documenti Nato depositati all’archivio di Stato dopo la direttiva Renzi del 2023. Restano da chiarire il ruolo dell’aeroporto militare di Grazzanise e i movimenti aerei registrati quella notte nei cieli della Toscana. Chiediamo anche nuove rogatorie, compresa una verso la Gran Bretagna».
C’è il rischio che la strage di Ustica venga consegnata definitivamente a una verità incompleta. Che effetto avrebbe, per i familiari delle ottantuno vittime, una nuova archiviazione senza ulteriori approfondimenti?
«La ricerca della verità è stata ostacolata fin dall’inizio da reticenze, omissioni e depistaggi. L’ostruzionismo dell’Aeronautica militare e dei servizi segreti ha pesato enormemente. Ma i familiari non intendono fermarsi. Sanno che il tempo trascorso rende tutto più difficile, ma chiedono che venga fatto fino in fondo tutto ciò che è ancora possibile fare. Perché dopo quarantasei anni non si può archiviare una strage senza avere tentato ogni strada utile per arrivare alla verità».