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Chiti: “Se si conosce la storia non si può stare col fascismo. Quei ragazzi lasciati soli”

Il rogo alla Casa del Popolo di Montepulciano

 

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L’intervista al presidente dell’Istituto storico toscano della Resistenza e dell’Età contemporanea dopo l’incendio di due ragazzi alla Casa del Popolo di Montepulciano. “Se la Costituzione non è patrimonio di chi fa politica, come può esserlo per i giovani?”
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Ricorre l’aggettivo nazifascista nelle cronache della provincia senese di queste settimane. Prima il gruppo di minorenni denunciati per detenzione di simboli del Terzo Reich e per i messaggi razzisti e gli omaggi a Hitler sulla loro chat. Poi, il fermo di due ragazzi (19 e 23 anni) che a Montepulciano hanno appiccato il fuoco in una Casa del popolo, per poi incendiare bandiere del Pci e un libro di Antonio Gramsci. «Episodi isolati, ma che vanno valutati attentamente» commenta Vannino Chiti, presidente dell’Istituto storico toscano della Resistenza e dell’Età contemporanea.

Chiti, colpisce l’età di questi ragazzi. È un campanello d’allarme?

«Occorre riflettere sul perché alcuni giovani si avvicinano all’ideologia nazifascista e al culto della violenza. Al tempo stesso, però, dobbiamo evitare di valutare l’universo giovanile solo attraverso la lente di certi episodi. Non dimentichiamoci l’ondata di under 35 che al referendum ha votato schierandosi dalla parte della Costituzione e dei…

Ricorre l’aggettivo nazifascista nelle cronache della provincia senese di queste settimane. Prima il gruppo di minorenni denunciati per detenzione di simboli del Terzo Reich e per i messaggi razzisti e gli omaggi a Hitler sulla loro chat. Poi, il fermo di due ragazzi (19 e 23 anni) che a Montepulciano hanno appiccato il fuoco in una Casa del popolo, per poi incendiare bandiere del Pci e un libro di Antonio Gramsci. «Episodi isolati, ma che vanno valutati attentamente» commenta Vannino Chiti, presidente dell’Istituto storico toscano della Resistenza e dell’Età contemporanea.

Chiti, colpisce l’età di questi ragazzi. È un campanello d’allarme?

«Occorre riflettere sul perché alcuni giovani si avvicinano all’ideologia nazifascista e al culto della violenza. Al tempo stesso, però, dobbiamo evitare di valutare l’universo giovanile solo attraverso la lente di certi episodi. Non dimentichiamoci l’ondata di under 35 che al referendum ha votato schierandosi dalla parte della Costituzione e dei suoi principi».

Questi due recenti fatti di cronaca si sono concentrati nel Senese. Un caso?

«Sappiamo di casi accaduti anche altrove, a Firenze per esempio. L’episodio di Montepulciano stride in maniera particolare perché lì ci sono l’Archivio storico e la Biblioteca comunale intitolati a Pietro Calamandrei e diretti dalla nipote Silvia. Non posso fare a meno di ricordare che fu proprio il giurista a dire: “La Costituzione è un pezzo di carta, la lascio cadere e non si muove: perché si muova bisogna ogni giorno rimetterci dentro il combustibile; bisogna metterci dentro l’impegno, lo spirito, la volontà”».

Forse quei ragazzi non sanno niente di Calamandrei.

«Qui arriviamo al punto fondamentale: l’unico antidoto all’indifferenza è la formazione, che andrebbe sostenuta e promossa, non solo nella scuola, ma anche nelle famiglie e nelle istituzioni. Solo conoscendo la storia si diventa cittadini consapevoli e si capisce che non si può stare dalla parte del fascismo, a meno che non si voglia far precipitare la società nella barbarie».

Quanto pesano nell’immaginario dei più giovani certi atteggiamenti che arrivano dai politici?

«Moltissimo. I valori espressi dalla nostra Costituzione dovrebbero avere una rappresentanza rigorosa nelle forze politiche. Purtroppo non è così. Che messaggio potrà mai essere quello della seconda carica dello Stato che dice di possedere un busto simbolo della dittatura, del culto guerra e della sopraffazione delle minoranze? Purtroppo nel nostro Paese, a distanza di 81 anni, non c’è ancora unità sull’asse fondamentale Resistenza - Liberazione – Costituzione. Se questi valori non sono patrimonio comune di chi fa politica, è difficile che lo siano per ii cittadini».

Prendersela con gli immigrati e compiere atti vandalici sono sintomi del disagio giovanile. Un ulteriore fattore di rischio?

«La scuola che non educa, il diritto all’università è negato, i salari non danno garanzie per il futuro. Sono temi concreti che pesano sui giovani e che possono portarli a esprimersi con forme di disperazione oppure a rivolgersi a un passato che non conoscono bene, senza rendersi conto che la violenza non produce mai niente di positivo».

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